Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

martedì 25 settembre 2007

Seminario Nazionale RETI COMUNI a Firenze

Ministero della Pubblica Istruzione, Osservatorio alunni stranieri
USR Toscana
ANCI Comune di Firenze
Istituto degli Innocenti
Seminario Nazionale: RETI COMUNI. Le azioni della scuola e degli Enti locali per l'integrazione dei minori di origine immigrata.

Firenze 5 ottobre 2007, ore 9.30-18.30
Salone Brunelleschi, Istituto degli Innocenti, P.zza SS Annunziata, 12, Firenze
Vivere in una comunità ed insegnare in un contesto scolastico multiculturale e multilingue sta diventando un fatto consueto e normale in molti territori italiani. Sistema scolastico ed Enti locali sono chiamati ad un impegno quotidiano, di sperimentazione, di consolidamento di percorsi virtuosi, di creazione di reti di collaborazione. E' ormai consolidata l'opinione che l'azione dell'uno si rafforza e consolida se si sviluppa nella integrazione e collaborazione con l'altro e con i diversi protagonisti presenti sul territorio. La presenza di bambini e ragazzi stranieri puo' essere un'opportunità per rimodellare il sistema dell'istruzione e le nostre "città- mondo", le realtà locali globalizzate nelle quali viviamo.In questa prospettiva viene organizzato un primo seminario rivolto a :
- mettere in evidenza le specificità territoriali nelle presenze e nelle azioni messe in campo,
- evidenziare gli elementi di consolidamento delle azioni a livello locale (protocolli, reti, accordi, patti, ecc..), orientandosi alla costruzione di prassi e strumenti condivisi,
- evidenziare i più significativi elementi di debolezza,- individuare proposte e strumenti per potenziare le connessioni tra scuole, enti locali, società civile.
Il seminario intende coinvolgere soprattutto gli amministratori locali, i dirigenti scolastici, .i responsabili dei servizi degli enti locali, i centri interculturali, i responsabili del terzo settore.
Iscrizioni:
Le iscrizioni possono essere effettuate on line collegandosi al sito: www.istitutodeglinnocenti.it
Informazioni Segreteria organizzativa attività di promozione e formazione
Tel. 0552037357*366*343 Fax 0552037207
Ufficio scolastico regionale per la Toscana
Carlotta Cartei 055 2725207; 2725208
Materiali da esporre in occasione del seminario possono essere inviati al seguente indirizzo:
Istituto degli Innocenti di Firenze
Servizio Monitoraggio Ricerca e Formazione
P.zza SS. Annunziata 12
50122 Firenze
c.a. Claudia Stanghellini

domenica 23 settembre 2007

Oltre il chador - Iran in bianco e nero

24 settembre 2007 ore 18.00
Festa dell’Unità - Giardino Inglese Palermo


Presentazione del libro di Marcella Croce
Oltre il chador
Iran in bianco e nero
Edizioni Medusa
Interverrà Franco Russo
Letture a cura di
Giulio Giallombardo
e Diana D’Angelo

venerdì 21 settembre 2007

Mazara del Vallo, sabato 22 settembre: manifestazione per la pace con video di Prem Rawat

Mazara del Vallo (TP)
La pace: un messaggio senza confini
Questo il titolo della manifestazione, promossa dall'Amacus, che si terrà sabato 22 settembre alle ore 19 nell'Atrio del Seminario Vescovile. La manifestazione avrà come momento centrale la presentazione video del messaggio di pace di Prem Rawat, meglio conosciuto come "Maharaji", conferenziere di fama mondiale. Nominato nell'ottobre 2006 "Ambasciatore di Pace" da Pierre Weil, rettore dell'Università Internazionale della Pace, Prem Rawat, nato in India, ha presentato il suo messaggio a più di 7,5 milioni di persone, in oltre 250 città di 50 nazioni al mondo, suscitando una profonda riflessione sui temi fondamentali dell'esistenza in persone di ogni credo religioso e stato sociale. Il suo messaggio viene oggi tradotto in 70 lingue e diffuso in 88 paesi. La promozione e la divulgazione del suo messaggio, interamente finanziata da donazioni volontarie, è condotta anche grazie all'attività de La Fondazione Prem Rawat. Lo scorso 26 aprile Prem Rawat è stato ospite d'onore e relatore in un incontro tenuto nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani (una delle sedi del Senato) a Roma.
Per leggere il comunicato stampa dell'incontro che si è tenuto al Senato italiano, clicca qui.

giovedì 20 settembre 2007

1° Festival Internazionale di Folklore, Musiche e Danze delle Americhe

Si informa che in occasione del 1° Festival Internazionale di Folklore, Musiche e Danze delle Americhe, che si terrà al Teatro Elena di Sesto S. Giovanni, i giorni 12 e 13 ottobre p.v., dedicato alla figura di Simón Bolivar, liberatore dell'America, la nostra associazione intende proporre nella serata di inaugurazione la presentazione ufficiale (per la prima volta in Italia) della "Carta dei valori della cittadinanza e dell'integrazione", redatta dal Comitato Scientifico del Ministero dell'Interno e recentemente pubblicata dalla Gazzetta Ufficiale. Tale Carta costituisce una fondamentale svolta culturale e politica non solo nel processo di integrazione degli immigrati in Italia, ma ancor di più nella costruzione del "nuovo mondo" che oggi stiamo scoprendo. Nell'ambito dell'evento, ci sarà spazio per la "Solidarietà per il Perù", colpito dal recente grave sisma. La manifestazione si svolge sotto l'egida del Ministero dell'Interno ed hanno già dato o promesso la loro partecipazione o il loro patrocinio la Regione Lombardia, la Provincia di Milano, il Comune di Milano e l'Amministrazione Comunale di Sesto S. Giovanni. Saranno inoltre presenti rappresentanti delle diverse comunità di stranieri in Italia ed i rappresentanti dei principali consolati dell'America Latina.
12 e 13 Ottobre 2007
ore 20.30
Teatro Elena – Via Solferino - Sesto San Giovanni (MI)
(a 100 metri da MM Sesto Rondò)

SCUOLA D'INTEGRAZIONE: la scuola e il territorio collaborano per progetti d'accoglienza e d'intercultura di Graziella Favaro

Bambini e ragazzi che vengono da lontano

Negli ultimi anni la presenza dei bambini e dei ragazzi nella scuola dell’obbligo (e più di recente anche nell’istruzione superiore) si diffonde e aumenta in misura costante. Lentamente, l’immigrazione sta "mettendo radici" e passa da una fase in cui vi era la presenza di soli adulti, ad un’altra, successiva nel tempo, durante la quale si assiste ad un processo di stabilizzazione, all’arrivo o alla nascita dei minori, alla ricomposizione delle famiglie.
L’inserimento scolastico dei bambini e dei ragazzi immigrati stranieri comporta attenzioni e decisioni diverse, di tipo burocratico, organizzativo, relazionale, comunicativo, didattico. La loro presenza pone certamente problemi didattici specifici, ma chiama anche in causa la scuola e i servizi educativi nella loro generalità. Interrogarsi sui bisogni degli alunni stranieri significa infatti interrogarsi sull’organizzazione scolastica e didattica per tutti, sui contenuti, sulle modalità comunicative adottate , sull’educazione linguistica e lo sviluppo del linguaggio , sulla relazione con l’altro.
Come avviene per altri servizi e strutture, anche nel caso della scuola e dei servizi educativi, la presenza dei bambini e dei ragazzi stranieri può diventare un’occasione per ripensare e rivedere stili e modalità educative, per arricchire la proposta educativa grazie all’attenzione ai nuovi bisogni e al confronto con le differenze.
Gli alunni stranieri hanno al tempo stesso bisogni uguali e differenti rispetto ai loro coetanei "autoctoni": sono bambini con i compiti di sviluppo, i timori e i desideri di tutti i bambini, ma sono anche alle prese con urgenze e sfide specifiche: di apprendimento linguistico in italiano L2, di adattamento e riorientamento rispetto allo spazio, al tempo, alle regole esplicite ed implicite del nuovo ambiente, di "radicamento" in due diversi riferimenti culturali.

Accoglienza, Italiano L2, educazione interculturale
Come accogliere nella scuola per tutti, senza negare le storie e le appartenenze di ciascuno? Come costruire orizzonti comuni a partire da biografie differenti?
Tre sembrano essere le parole/chiave e le attenzioni pedagogiche da promuovere per far sì che l’inserimento dei bambini e dei ragazzi venuti da lontano rappresenti il primo passo per l’integrazione e lo scambio interculturale. Esso sono: accoglienza, attenzione allo sviluppo linguistico, approccio interculturale.
La parola "accoglienza" deve essere riferita sia ai bisogni dei minori – di essere accettati, accolti, riconosciuti, valorizzati – che delle famiglie immigrate. Una scuola che accoglie è attenta alle modalità comunicative, alle relazioni e al "clima" fra adulti e bambini; informa i genitori stranieri, utilizzando anche avvisi e messaggi in varie lingue e promuove momenti di incontro tra i genitori autoctoni e immigrati; facilita l’accesso e l’uso dei servizi comuni e opera per dare pari opportunità a tutti e a ciascuno; rende esplicite le sue regole e modalità di funzionamento .Una scuola che accoglie mette in pratica le indicazioni della normativa relative all’inserimento scolastico degli alunni stranieri e sperimenta procedure e protocolli di accoglienza condivisi.
L’apprendimento e lo sviluppo della seconda lingua da parte degli alunni stranieri deve essere al centro dell’azione didattica e prevedere risorse e modificazioni nelle modalità organizzative e "adattamento dei programmi" , come indica la normativa . Ciò può avvenire positivamente attraverso l’utilizzo di dispositivi e figure di facilitazione linguistica, momenti di interazione individualizzata e di piccolo gruppo, promuovendo negli alunni non italofoni le capacità di comunicare , narrare, raccontare, esprimersi , apprendere, favorendo così lo sviluppo ,sia della lingua "concreta, del qui e ora", sia dell’italiano per studiare e comprendere i concetti. L’attenzione allo sviluppo del linguaggio deve prevedere anche il riconoscimento e la valorizzazione della lingua materna dei minori immigrati, considerata una risorsa e non un ostacolo da rimuovere.
E infine, l’approccio interculturale, attento alle differenze e alla relazione con l’altro, promuove il confronto, la scoperta e lo scambio fra storie e culture, a partire dalla consapevolezza che "i valori che danno senso alla vita non sono tutti nella nostra cultura, ma neppure tutti nella cultura degli altri, non tutti nel passato, ma neppure nel presente o nel futuro".

Il modello d'integrazione della scuola
Come la scuola risponde a questi nuovi bisogni e quali risorse predispone per aiutare bambini e ragazzi con storie diverse a crescere insieme, elaborando progetti comuni? In che modo i comuni possono collaborare a fare della scuola il luogo privilegiato dell’integrazione e dello scambio?
Proviamo a ricostruire il "modello di integrazione" che si delinea a partire dalle indicazioni ufficiali della normativa, delle leggi e delle circolari. Le parole/chiave e i documenti ai quali fare riferimento configurano un modello di scuola che si pone in equilibrio tra accoglienza e riconoscimento delle diversità e che possiamo definire integrativo, interculturale, attento alla tutela e valorizzazione delle lingue e culture d’origine. Queste sono le coordinate di politica scolastica alle quali gli istituti scolastici devono far riferimento per elaborare e realizzare in autonomia i propri progetti di inserimento degli alunni stranieri.
Su quali risorse organizzative professionali ed economiche, può contare un istituto scolastico per elaborare e attuare il proprio piano d’offerta formativa, che tenga conto delle nuove presenze e dei bisogni specifici? La normativa sull’autonomia didattica e organizzativa consente un’ampia flessibilità nella ridefinizione di orari e calendari, in modo tale da recuperare risorse per l’integrazione di nuovi arrivati.
La collaborazione e gli accordi di programma con gli enti locali possono contribuire ad innalzare la qualità e ampliare l’offerta formativa attraverso azioni e proposte differenti.

Quali azioni in un progetto tra scuola e territorio
Tra le azioni che scuola e comuni possono progettare e realizzare insieme , a partire da una lettura non riduttiva delle situazioni e dei biosogni ,vi sono :
la formazione degli insegnanti e degli educatori sui temi della migrazione in età infantile , delle modalità di accoglienza , della didattica dell’italiano come seconda lingua e dell’educazione interculturale;
la rimozione degli ostacoli che si frappongono all’inserimento dei bambini stranieri nei servizi educativi e nella scuola, con particolare attenzione a due fasce di età : i più piccoli (nella scuola dell’infanzia) e gli adolescenti /le adolescenti;
la documentazione, accessibile a tutte le scuole e che comprende tra l’altro: la diffusione ed elaborazione di materiali e strumenti didattici ; la disponibilità di messaggi comunicativi scuola/famiglia plurilingue; le informazioni sui paesi d’origine e sui sistemi scolastici e linguistici degli alunni stranieri; la messa a disposizione di percorsi e proposte di lavoro già sperimentati in altre scuole e città……;
la realizzazione di azioni educative in orario scolastico ed extrascolastico, condotte da operatori qualificati , quali: i laboratori per l’apprendimento dell’italiano lingua seconda per alunni neoarrivati e di potenziamento linguistico ; le attività di doposcuola e di aiuto allo studio; le iniziative di insegnamento delle lingue d’origine; i corsi di alfabetizzazione in italiano per madri e genitori stranieri; la "settimana per l’accoglienza " prima dell’inizio della scuola ; i centri estivi che integrino le loro attività anche con laboratori di italiano L2 e di scoperta delle differenze;
la disponibilità di risorse di mediazione linguistica e culturale per facilitare la fase di prima accoglienza , di inserimento e di comunicazione con i minori e le famiglie di recente immigrazione;
l’integrazione tra i servizi educativi e scolastici e i servizi sociali, al fin di realizzare progetti e azioni in grado di rispondere in maniera efficace ai bisogni di integrazione nella nuova società di bambini e famiglie immigrate , di dare risposta a eventuali situazioni di disagio e di tutelare i soggetti più vulnerabili;
la realizzazione e diffusione di eventi, iniziative e materiali interculturali per conoscere e conoscersi , per scambiare e incontrarsi.
I criteri che indirizzano l’azione comune della scuola e dell’ente locale tengono dunque conto di:


- una progettualità condivisa
- l’assunzione delle responsabilità rispetto alle reciproche competenze
- la finalità dell’integrazione, intesa come cammino di inclusione, scambio e di cittadinanza, nel rispetto dell’integrità delle persone e della loro identità
- la qualità del progetto, che si propone di costruire orizzonti comuni a partire da storie e "radici" differenti.
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Bibliografia recente di Graziella Favaro


- Insegnare l'italiano agli alunni stranieri, La Nuova Italia, Firenze, 2002

- Come un pesce fuor d'acqua. Il disagio nascosto dei bambini immigrati, Guerini, Milano, 2002

- Didattica interculturale (con D. Demetrio), Angeli, Milano, 2002

- Bambini stranieri a scuola, La Nuova Italia, Firenze,1997

mercoledì 19 settembre 2007

Il gioco: manifestazione della diversità umana ed elemento fondamentale del processo di costruzione identitaria delle comunità e dei popoli

Associazione Giochi Antichi presenta Tocatì 2007
Oggi, giunti alla quinta edizione di questo festival, possiamo dire con soddisfazione che sono ormai molte le persone e le realtà che condividono il nostro progetto e l'obiettivo che agli inizi eravamo in pochi ad avere davanti con chiarezza.
Alla base di tutto, le approfondite e costanti ricerche sul territorio che l'Associazione Giochi Antichi svolge da anni e che permettono di reperire la materia prima di questo festival: i giochi della tradizione.
Unico in tutta Europa, il Tocatì fa conoscere e valorizza il patrimonio della cultura tradizionale a partire dal gioco, e comprende anche altre espressioni del vivere come cibo, musica e danza.
Sullo sfondo, la bellezza di Verona offre al festival una delle scenografie più suggestive al mondo: il centro storico, per l'occasione liberato dal traffico automobilistico.
Grazie alla nuova amministrazione del Comune di Verona, il Tocatì viene ulteriormente valorizzato, e rafforza in noi la convinzione di aver fatto per la città qualcosa che merita di essere sviluppato.
Anche il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali ha dato il suo patrocinio alla nostra manifestazione in riconoscimento dell'importanza e del valore culturale del festival.
La passata edizione ha visto importanti novità che vengono conservate. Anche quest'anno sono ospiti alcune comunità ludiche "moderne", alle quali è dedicata una piazza, perché la cultura di strada, adattandosi a ritmi e ambienti diversi, continua a produrre creatività.
La nazione ospite è la Croazia, che propone una quindicina di giochi della propria tradizione, gruppi musicali e piatti caratteristici di una terra che si sta risollevando e riaffacciando all'esterno dopo un periodo di conflitti.
Sempre più ricca la serie di incontri culturali, in collaborazione con istituzioni pubbliche e private, che permetteranno di approfondire le tematiche ludiche.Tocatì 2007 vuole evidenziare come il gioco tradizionale, al pari di altre espressioni della cultura popolare, quali la musica, le danze o la poesia, abbia tutti i requisiti per essere considerato manifestazione della diversità umana ed elemento fondamentale del processo di costruzione identitaria delle comunità e dei popoli.
Nel 2003 l'Unesco ha steso la Carta Internazionale del Gioco Tradizionale, dove si dichiara questa attività "bene immateriale dell'umanità", riconoscendone l'importanza e tutelandone la vulnerabilità. Purtroppo solamente ventisei nazioni hanno sottoscritto il documento, e l'Italia non è fra queste. Durante il Tocatì inizia una raccolta di firme a favore del gioco, per sensibilizzare le autorità competenti affinché anche il nostro paese sottoscriva la dichiarazione.
Il 31 gennaio 2007 è scomparso Marco Fittà, storico, ricercatore appassionato, uomo di cultura ludica come pochi altri. Dobbiamo a lui la scoperta all'inizio del 2003 al Petrie Musem di Londra dei più antichi reperti archeologici fino ad ora conosciuti riguardanti il gioco della lippa (XI/XII dinastia-dal 2205 al 1778 a C.). Fin dalla nascita l'Associzione Giochi Antichi ha avuto in questo studioso un interlocutore stimolante e attento. Aga ha deciso di dedicare alla figura di Marco Fittà la quinta edizione del festival.
Ancora una volta ringrazio tutte le persone che hanno reso possibile la realizzazione di Tocatì 2007.
A tutti auguro buon gioco
Giorgio Paolo Avigo
Presidente Associazione Giochi Antichi www.tocati.it

sabato 15 settembre 2007

Stuazione nelle scuole: classi ghetto?

Messaggi tratti da una conversazione sulla lista di discussione stranieri-edscuola
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Fonte: Repubblica 12 settembre 2007
Mio figlio umiliato nella classe ghetto
Novara, famiglia tunisina denuncia: hanno riunito immigrati e ripetenti
VLADIMIRO POLCHI
ROMA - Suhaib ha appena finito le elementari. È nato 11 anni fa in Italia, da genitori tunisini. Lunedì scorso ha cominciato la sua grande avventura: sveglia presto e zaino in spalla, ha preso due autobus e si è presentato puntuale allo squillo della campanella nella prestigiosa scuola media statale Duca d´Aosta, al centro di Novara. Poi la sorpresa: ad attenderlo una classe ghetto, la I B. Alla faccia dell´integrazione e della formazione multiculturale: 14 studenti, di cui 8 stranieri e 5 bocciati.
Oggi tra i banchi di scuola gli alunni figli di immigrati sono 501.494, il 5,6% di tutti gli iscritti. L´intero pianeta è presente in classe: all´appello mancano solo Lesotho e Vanuatu. Il maggior numero di stranieri si concentra nelle scuole primarie (6,8%) e nel Nord-Est (9,3%). Ma, come denunciato da Metropoli in un´inchiesta della scorsa settimana, il rischio classi-ghetto si fa sempre più concreto.
«Mio figlio è tornato a casa triste e umiliato, mi ha detto che si è sentito trattato da diverso». Faouzia Hassan è piena di rabbia. Vive a Novara con il marito: entrambi tunisini, lei casalinga, lui artigiano. Hanno tre figli: uno va
all´università, l´altro al liceo, l´ultimo alle medie. «A Suhaib piace studiare - racconta la madre - ed era molto emozionato di andare in prima media». La famiglia decide di iscriverlo a una delle migliori scuole di Novara: la media statale Duca d´Aosta. Per arrivarci, Suhaib deve svegliarsi presto e prendere due autobus. Ma la fama dell´istituto ripaga il sacrificio. Gli Hassan optano per la classe di lingua francese. Tutto bene fino a lunedì mattina. «Abbiamo scoperto - sostiene Faouzia - che nelle prime due sezioni avevano messo più di 25 studenti, mentre nella I B solo 14». Ma non è tutto: «Di questi 14, ben 8 sono stranieri e 5 sono bocciati». Insomma una classe con figli di turchi, polacchi, marocchini e qualche ripetente. «Hanno ghettizzato i nostri figli - tuona Faouzia - discriminandoli apertamente. Oggi hanno solo 11 anni, ma quando saranno grandi ricorderanno con dolore questa umiliazione». Gli Hassan non si arrendono, però: «Vogliamo confrontarci con gli altri genitori e organizzare una qualche protesta».
Faouzia ha anche contattato Osama Al Saghir, ex presidente dei giovani musulmani d´Italia e oggi membro della
Consulta giovanile per il pluralismo religioso. «È un caso grave, ma non unico - afferma Osama - domani (13 settembre, ndr) spediremo una lettera al ministro della Pubblica Istruzione per denunciare la situazione di Novara».
Da parte sua, la professoressa Daniela Tiberio (responsabile intercultura del Duca d´Aosta) risponde: «Il nostro istituto ha sempre accolto con grande apertura i tanti studenti stranieri. Certo i problemi ci sono: qualche genitore italiano, per esempio, deve essere più tollerante verso la diversità».
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Fonte: stranieri-edscuola link al documento originale
In riferimento all'articolo di Vladimiro Polchi "Mio figlio umiliato nella classe ghetto", apparso oggi, 12 settembre, su "Repubblica", e inserito nella vs. rassegna stampa, desideriamo puntualizzare la normativa specifica vigente inmerito alla formazione della classi multietniche.
La preoccupazione in merito all'organizzazione scolastica in presenza di alunni stranieri era evidente già nella C.M. 301 del 1989 e nella C.M. 205 del 1990, ma le Linee guida per l'accoglienza e l'integrazione degli alunni stranieri (emanate dal MPI con C.M. n.24 del 1 marzo 2006) dedicano all'argomento un intero capitolo delle indicazioni operative.Lo riportiamo per intero: Un' equilibrata distribuzione della presenza di alunni stranieri In presenza di fenomeni di concentrazione di studenti con cittadinanza straniera, si ritiene proficua un'equilibrata distribuzione delle iscrizioni attraverso un'intesa tra scuole e reti di scuole ed una mirata collaborazione con gli enti locali, avendo come riferimento normativo l'art. 7 del DPR 275/1999 [Regolamento recante norme in materia di autonomia delle istituzioni scolastiche]. La costruzione di reti e coordinamenti è rilevante non solo ai fini della distribuzione, ma più in generale per la costruzione di un'offerta formativa che riduca le disuguaglianze e i rischi di esclusione sociale per tutti. Nell'ambito delle singole scuole, l'orientamento più diffuso è di favorire l'eterogeneità delle cittadinanze nella composizione delle classi, piuttosto che formare classi omogenee per provenienza territoriale o religiosa degli stranieri. Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di gruppi omogenei.
Le linee guida si ispirano all'art. 45 comma 3 del D.P.R. 394/1999 (non modificato dal successivo D.P.R. 334/2004), Regolamento recante norme di attuazione del Testo Unico delle disposizioni contenenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero. Il collegio dei docenti formula proposte per la ripartizione degli alunni stranieri nelle classi: la ripartizione è effettuata evitando comunque la costituzione di classi in cui risulti predominante la presenza di alunni stranieri.
Queste riflessioni saranno pubblicate anche nel nostro sito: http://www.irrefvg.org/
Claudia Virili
tecnico ricercatore
Agenzia Nazionale per lo Sviluppo dell'Autonomia Scolastica
Ex IRRE Friuli Venezia Giulia
Gestione Commissariale
Via Cantù 10, Trieste
tel. 040 3592912
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Fonte: stranieri-edscuola link al documento originale
Cara Claudia ti rispondo pubblicamente a quanto da te segnalato e che suscita un grande interesse per questa nostra rubrica.
In riferimento alla normativa vigente e alle indicazioni Ministeriali purtroppo e' vero: il ragazzo e la famiglia non potevano che sentirsi umiliati cosi' come spesso succede in altre parti e non poche.
Purtroppo la riga della normativa.
[.] Specifiche esigenze didattiche possono richiedere la formazione temporanea di gruppi omogenei [.]
non e' scritta bene e non fa altro che alimentare queste problematiche a fronte della distribuzione degli studenti stranieri in tante classi con il reale rischio di frustrazioni individuali perche' gli stessi non possono seguire questi programmi: dal livello lessicale a quello di studio e sempre per problemi di lingua.
Io giro delle domande per riflettere insieme su una posizione diametralmente opposta:
L'integrazione ha le sue regole e le sue possibilità di convivenza ma cosa e' meglio oggi, con l'aumento della presenza degli studenti stranieri (e non alunni), la convivenza o l'apprendimento? Sicuramente tutt'e due ma abituata a classi interamente multietniche una docente di lingua italiana L2 saprebbe affrontare il problema didattico dando il meglio del programma scolastico e organizzando con le altre classi momenti di confronti specifici e interessanti.
Il problema scottante sta nel saperlo gestire, organizzare, comunicare perche' la normativa e' da cambiare per certi aspetti, perche' ci sono sempre fichi secchi, perche' il docente l2 non puo' essere preso ancora in considerazione veramente.Osserviamo veramente le cose come stanno dentro le mura scolastiche.
Una classe totalmente multietnica ha una sua specificità e una didattica diversa, produttiva e creativa che fa bene all'apprendimento degli studenti anche italiani: ma quanti docenti sanno questo nella scuola pubblica? Non esiste un censimento dei responsabili dell'equipe pedagogica interculturale su base dei titoli e dell'esperienza ma spesso è data a sensibili docenti che in qualche modo sanno come fare. Non esiste da parte del Ministero una indicazione precisa da questo punto di vista.
Mi piacerebba far passare il messaggio che in una scuola pubblica, nello Stato della Repubblica Italiana, senza nulla togliere alla convivenza ma nella liberta' di scelta, una classe multiculturale puo' essere una fonte di energia didattica fondamentale per la scuola tutta. Una classe monoculturale e monolingua straniera, diversa da quella italiana, e' ghettizzazione.
Attendo le vostre risposte e riflessioni in merito.
Nunzia Latini

giovedì 6 settembre 2007

Nasce a Palermo lo Sportello Accoglienza e Tutorato per Studenti stranieri

Se sei uno studente straniero iscritto o interessato a studiare all’Università di Palermo puoi usufruire di questo nuovo servizio del Centro Orientamento e Tutorato.
Lo sportello ti aiuterà :
- a capire la normativa relativa alle immatricolazioni ed iscrizioni universitarie
- a comprendere tutte le informazioni sulla normativa in materia di immigrazione, aiutandoti nel disbrigo di pratiche utili all’ottenimento del permesso di soggiorno e nel perfezionamento di pratiche amministrative di varia tipologia
- a superare le difficoltà iniziali legate all’ambientamento e all’adattamento al mondo universitario
- a rimuovere gli ostacoli che incontrerai durante tutto il tuo percorso formativo universitario

Ed, inoltre, ti informerà:
- su tutti i servizi offerti dalla nostra Università
- su tutti i servizi presenti nella nostra città
- su iniziative ed eventi interculturali
- su bandi e concorsi riservati a cittadini stranieri

Dal 3 settembre 2007 vieni a trovarci presso il COT, viale delle Scienze, edificio 2, secondo piano – tel. 0916455300 – e-mail:
infostranieri@orientamento.unipa.it

Lunedì dalle 9.00 alle 13.00 / Giovedì dalle 15.00 alle 18.00

SUPPORT AND ASSISTANCE SERVICE FOR FOREIGN STUDENTS
GUICHET ACCUEIL ET TUTORATO POUR LES ÉTUDIANTS ÉTRANGERS

lunedì 3 settembre 2007

IMMIGRATI D’ITALIA UNITEVI!

Appello di Nuovi Italiani Partito Immigrati per le prossime elezioni amministrative del 2008

Settembre darà inizio alla nuova stagione politica che ci porterà all’appuntamento elettorale della primavera 2008 in molti comuni e province nel nostro Paese. Un appuntamento, per certi versi storico, in cui i cittadini italiani di origine straniera e della comunità europea residenti in Italia, avranno l’opportunità di partecipare attivamente alla vita politica delle città, portando finalmente nelle istituzioni i rappresentanti delle comunità, dando così voce alle migliaia di cittadini che vivono nel disagio e rischiano la ghettizzazione.“Nuovi Italiani Partito Immigrati sarà lo strumento per arrivare all’obbiettivo – dichiara il Vice-presidente Angelelli -, invitiamo soprattutto i “nuovi italiani” ad aprire circoli e sezioni in tutta Italia, primo passo per creare una struttura politica cittadina, il supporto organizzativo e logistico sarà dato dall’organo nazionale del Partito.E’ finito il tempo delle sofferenze silenziose, ora i politici dovranno tener conto della nostra forza !”Il Presidente di Nuovi Italiani Partito Immigrati Mustapha Mansouri aggiunge: "Le elezioni saranno una opportunità unica per rivendicare i diritti dei nuovi cittadini italiani, invito gli immigrati ad una partecipazione massiccia all'attività democratica della nostra nuova Patria, rompiamo il muro di omertà e paura che ci circonda e portiamo la nostra voce nelle piazze e nelle Istituzioni.Nei prossimi giorni aprirò un dialogo con tutte le forze politiche, se ci sarà una formazione solidale agli interessi dei "nuovi italiani" noi siamo pronti a dare il sostegno necessario."

giovedì 30 agosto 2007

Un test per scoprire l’insegnante che sei. 19 modi di fare in classe

Certo che conta quello che sai, quello che credi, quello che hai studiato. Insomma tutta la teoria cui ritieni di ispirarti, ti dipinge, anche. Tuttavia può accadere che quello che fai e che sei in classe rimandino a un insegnante che non è quello che pensi di essere. Magari si tratta di dettagli ininfluenti. Magari il dettaglio è la spia di un'intera teoria (una teoria tutta diversa dalla "tua"). Questo test è un'occasione per scoprirlo. Come tutti i test "non scientifici", si tratta in buona parte di un gioco. Per riflettere. Con distacco ironico, con distacco clinico. Con opportuni adattamenti (e con un po' di coraggio) il test potrebbe essere sottoposto anche ai propri studenti, per vedere se l'insegnante che credi di essere è lo stesso insegnante che loro credono di vedersi davanti ogni giorno.

Scarica (tasto destro del mouse + "salva con nome") il file PDF con il test “Scopri l’insegnante che sei. 19 modi di fare in classe”: test.pdf

Se avete problemi a visualizzare i file consigliamo di scaricare gratuitamente il programma Adobe Reader cliccando sul collegamento al sito http://www.adobe.it/products/acrobat/readstep2.html.

I contenuti di questo numero di Officina.it sono a cura di Leonardo Gandi e Annarita Zacchi.
Vignetta: Klabò
Impaginazione test: Sergio Segoloni

Fonte: http://www.almaedizioni.eu/alma/officina.it/att-did-4.pdf

lunedì 30 luglio 2007

Presentazioni: una proposta di attività didattica

Questa mia proposta di attività didattica, è stata pubblicata sul numero 1-2007 del Bollettino DI.L.IT. (Divulgazione Lingua Italiana) ed è il frutto di una recente esperienza di collaborazione didattica in classe insieme a studenti stranieri. Cliccare sulle singole immagini per ingrandire e leggere.







domenica 1 luglio 2007

Palermo, città europea (?)




Questo è il testo di una lettera che ho inviato a Repubblica e che è stata pubblicata mercoledì 27 giugno 2007... Il titolo era in realtà PALERMO, CITTA' EUROPEA, ma evidentemente o non era chiaro, oppure hanno ritenuto piu' OPPORTUNO attribuire un titolo piu' COMMOVENTE... Non so. Sinceramente ormai non mi stupisco piu' di niente. In ogni caso, il tono della mia lettera era abbastanza GRAFFIANTE - per non dire INCAZZATO... Dire che: il mio sogno è quello di restare a Palermo... mi pare un po' eccessivo... Infatti, mi domandavo proprio come si possa anche solo sperare - altro che sognare! - di poter restare a Palermo e vivere una vita dignitosa... Non so: forse sono io un po' troppo INCAZZATA... Forse la frustrazione mi rende cieca e troppo dura... Forse sono davvero troppo fuori dagli schemi comunemente acccettati... Forse sono nata nel posto, nella nazione sbagliata... nel pianeta sbagliato ;-) Forse sono davvero un' extraterrestre!!!!

mercoledì 27 giugno 2007

Venerdì 6 luglio, tutti i Sud in festa, a Palermo, Piazza Santa Chiara


Al Janub Tutti i Sud del Mondo

in collaborazione con

CISS - Cooperazione Internazionale Sud Sud

Ha il piacere di invitarvi alla seconda edizione di

TUTTI I SUD IN FESTA

CENA E MUSICA AFRICANA

Venerdì 6 Luglio presso il Centro Santa Chiara

Ore 20.00

(in Piazza Santa Chiara)


Per motivi logistici ricordiamo che entro giorno 2 Luglio è necessario comunicare all'indirizzo aljanubtuttiisud@yahoo.it la propria partecipazione.

Il contributo previsto di 6 Euro sarà richiesto all'ingresso.

venerdì 22 giugno 2007

Il progetto MEDIAM'RAD, piattaforma dei media multiculturali

Fonte: http://www.mediamrad.it/default.asp


Nella nostra società i media multiculturali si stanno affermando come un fenomeno di assoluto interesse. Studi e ricerche indicano, infatti, una crescita di testate di carta stampata, siti internet, emittenti e programmi radio-televisivi che vedono protagonisti migranti e nuove minoranze generate dall’immigrazione. Una tendenza confermata dai dati dell’ Osservatorio permanente dei Media Multiculturali del Cospe (vedi www.mmc2000.net)

I media multiculturali si caratterizzano come patrimonio di competenze e professionalità che, sebbene rappresentino una vera risorsa per l’informazione, non sempre vengono riconosciute e valorizzate. Attraverso le attività del progetto si intende infatti evidenziare ai mass-media italiani il contributo che i professionisti di origine immigrata possono portare per una corretta e plurale copertura del tema dell’immigrazione e dei paesi di provenienza dei flussi migratori. E' in quest’ottica che opera il progetto europeo Mediam’rad, con l’ulteriore obiettivo di sviluppare uno scambio continuo e collaborazioni stabili tra media multiculturali e mezzi di comunicazione a larga diffusione. A questo scopo si è costituita la piattaforma italiana dei media multiculturali per incidere a vari livelli e far valere le istanze del settore nei confronti di interlocutori diversi: dai mass media a larga diffusione, al servizio pubblico radio-televisivo; dal mondo politico agli enti locali alla società civile, dall’ordine dei giornalisti all’editoria e alle associazioni di categoria.


Gli obiettivi del progetto
- Promuovere e rafforzare il ruolo dei media multiculturali come produttori e veicoli di opinioni qualificate e di un'informazione innovativa e pluralista, incoraggiando collaborazioni durature tra media multiculturali, media comunitari e associativi e media tradizionali

- Effettuare analisi comparative sui messaggi dei media relativamente alle relazioni interculturali, alle differenze sociali, economiche e politiche

- Produrre e diffondere un'informazione più ampia e innovativa sulle culture presenti nel territorio, frutto della collaborazione tra i media multiculturali e gli altri media.


I partner del progetto

* Institut Panos Paris - Francia - www.panosparis.org

* Miramedia - Olanda - www.miramedia.nl

* Cospe - Italia - www.cospe.it


Le attività del progetto

1 - Piattaforma nazionale di rappresentanti dei vari gruppi di media (a larga diffusione, multiculturali, comunitari e associativi) e altri soggetti interessati: rappresentanti di ONG, operatori interculturali, forum degli immigrati, organizzazioni professionali dei media e centri di ricerca.

2 - Creazione e aggiornamento di un portale internet europeo e di 3 siti web nazionali

3 - Guida sui media multiculturali in Italia: mappatura e analisi tipologica

4 - Analisi comparative sui contenuti dell'informazione prodotta dai media in relazione alle relazioni internazionali e interculturali.

5 - 3 Seminari nazionali per professionisti dei media dei 3 gruppi selezionati su pratiche professionali e copertura mediatica relativamente alle relazioni internazionali e interculturali.

6 - 3 Incontri europei sui media rivolti a operatori dei 3 gruppi di media selezionati, organizzazioni di professionisti dei media e attori dello sviluppo e dell'interculturalità.

7 - Creazione e gestione del Fondo "partenariato per la coproduzione e la diffusione" di informazioni relative ai temi dello sviluppo, delle relazioni internazionali ed interculturali, basato sul partenariato tra i media muticulturali, i media a larga diffusione e quelli comunitari e associativi.

8 - Analisi finale comparativa sull'informazione dei media, che verrà prodotta dai media partecipanti al progetto 9 - Premio "Media per la Solidarietà"

giovedì 21 giugno 2007

Oltre Gardner: su José Antonio Marina e il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità

Fonte: http://venus.unive.it/italslab/modules.php?op=modload&name=ezcms&file=index&menu=79&page_id=337


di Paolo Torresan

AUTORE: José Antonio Marina
TITOLO: Il fallimento dell’intelligenza. Teoria e pratica della stupidità
CITTÀ: Milano
EDITORE: Longanesi
ANNO: 2006
PAGINE: 201

Come il libro di Polito, anche il saggio di José Marina comincia là dove il lavoro di Gardner finisce. E cioè se Gardner ci introduce al regno delle intelligenze, José Marina ci illustra le molte forme che assume la cattiva gestione dell’intelligenza: la stupidità.Come può essere che una persona intelligente, che vanti per esempio una brillante carriera professionale, si comporti in modo stupido? Si tratta di una domanda a cui Gardner non è sordo, ma che trova risposte poco chiare nei suoi libri. Marina invece la pone al centro delle sue riflessioni: “la discrepanza fra «essere» intelligente e «comportarsi» in maniera intelligente” dice lo studioso spagnolo “rivela la presenza di uno iato fra i due livelli nel quale entrano in gioco forze poco note” (17). A cosa corrispondono i due livelli? E di quali fattori di disturbo sta parlando? Il primo livello coincide con la struttura cognitiva umana, una struttura modulare, proprio come nel pensiero di Gardner: “l’intelligenza computazionale” agisce attraverso sistemi altamente specializzati (le intelligenze), i quali processano le informazioni per lo più in maniera inconscia. Il secondo livello coincide con l’intelligenza pratica di Sternberg, e, grossomodo, con le intelligenze personali di Gardner, tradottasi poi con il concetto di intelligenza emotiva coniato da Mayer e Salovey, e quindi divulgato da Goleman.Veniamo ai fattori di disturbo. Per il professore della Complutense, l’intelligenza può fallire per via di una distorsione epistemologica, affettiva o operativa. Il che vuol dire che il lavoro dell’intelligenza può essere ostacolato da credenze che agiscono come coercizioni (è l’impotenza appresa di molti studenti), da pregiudizi, da abitudini, da prese di posizione dogmatiche, da errori di valutazione del contesto, dal fatto che, per meccanismi che sfuggono al controllo della volontà, un modulo agisce sopra e contro gli altri (per esempio l’ansia o la vergogna che collidono con la voglia di imparare o di dimostrare la propria competenza), dalla conversazione sommersa (che nasconde, anziché rivelare, le reali intenzioni), dalla volubilità del desiderio (considerata di segno negativo, quale corrispettivo del deficit di attenzione), dall’indecisione, dalla routine, dalla difficoltà di gestire le compulsioni, dal mancato coordinamento degli obiettivi individuali con quelli perseguiti dalle persone con cui ci si trova a cooperare. È un sguardo ampio, geometrico, per quanto la foga della penna lasci a volte gli occhi smarriti e il ragionamento, non di rado, sia lasciato fastidiosamente in sospeso, affidando all’immaginazione o alla conoscenza di chi legge, l’ingrato compito di proseguire sentieri interrotti. Due appunti al saggio di Marina.Il primo. È evidente che all’evasività di Gardner nel definire l’educazione delle intelligenze personali, si contrappone, in Marina, uno sforzo positivo. Lo studioso spagnolo indaga, più di quanto non faccia Gardner, il valore sociale dell’intelligenza. Il relativismo culturale di Gardner, legato presumibilmente alla volontà di evitare pregiudizi di tipo culturale, impone a questi di evitare un qualsiasi giudizio di valore sull’etica di un popolo. Marina, al contrario, sostiene l’esistenza di valori universali. Le sue parole contro il relativismo sono infuocate:

“Il relativismo estremo tende una trappola sociale: è ormai diffusa l’idea che sia sinonimo di progressismo politico, e che l’equivalenza delle opinioni sia il fondamento della democrazia, una convinzione assolutamente imbecille e contraddittoria. Se tutte le opinioni hanno uguale valore, il credo degli antidemocratici pesa quanto quello dei democratici, e infatti tutti i neofascisti d’Europa sono saliti sul carro del postmoderno” (181).

E ancora:

“Un egualitarismo travisato ci impedisce di apprezzare gli altri. «Nessuno è migliore di nessuno» è un’affermazione stupida da quanto è degradante: un uomo che aiuta gli altri e uno che li tortura non sono affatto uguali: Hitler non è lo stesso che Mandela” (176).

C’è, per Marina, un carattere reazionario nella visione fintamente progressiva del relativismo. In questo senso la distanza da Gardner è notevole. A suo dire, esistono società stupide tanto quanto esistono società intelligenti:

“la società spagnola settecentesca che inneggiava alle catene, quella francese che plaudì la furia bellicosa e avida di Napoleone, quella tedesca che osannò Hitler lasciandosi contagiare dai suoi vaneggiamenti; la società industriale avanzata, fautrice di un sistema economico che sfrutta in modo indiscriminato la natura, di uno stile di vita in cui il lavoro e la famiglia sono incompatibili o di una globalizzazione che aumenta il divario fra Paesi ricchi e poveri, sono esempi di fallimento dell’intelligenza condivisa” [157-8].

E spiega:

“Che cosa intendo per intelligenza sociale, comunitaria, condivisa o come preferite chiamarla? Non è un’intelligenza che si occupa delle relazioni sociali, ma che da essa sorge. Potremmo definirla un’intelligenza conversazionale. Quando due persone parlano, infatti, ognuna apporta il suo sapere, le sue capacità, la propria arguzia, ma la conversazione non è la loro somma, poiché l’interazione può spronarle o limitarle. È sicuramente capitato a tutti che certe relazioni ci stimolano, suscitano in noi nuove idee, risvegliano una perspicacia che nemmeno sospettavamo di avere. Altre, all’opposto, ci lasciano depressi, istupiditi: la conversazione è a poco a poco scivolata nella mediocrità, nel pettegolezzo e nella banalità, impoverendo entrambi. Io sono sempre lo stesso, ma una di quelle circostanze ha attivato la parte migliore di me, e l’altra la peggiore” (158).

Che se ne fa l’insegnante, chiediamoci, di queste riflessioni? Dobbiamo ricordare che nelle indicazioni programmatiche del Quadro Comune al docente è assegnato un ruolo positivo nel contribuire alla formazione del “saper essere” dello studente. Si tratta di un contributo che si costruisce proprio sui tanti interrogativi presenti nel testi di Marina, come per esempio: Quale convinzioni nutre lo studente sulla sua persona e sul suo ruolo di apprendente? Se si tratta di convinzioni limitanti, è possibile decostruirle? Quali pregiudizi può manifestare nei confronti dei compagni che non hanno il suo stile di apprendimento? Come è possibile fare della classe una microsocietà intelligente? Come poter creare una mente flessibile, autonoma, critica, ben fatta? Quali sono le strategie attraverso le quali lo studente impara a autoregolarsi? E così via. Rispondere ad esse richiede pazienza, sperimentazione, costanza, tanto quanto, dice Marina, lo richiede uno studio di una lingua straniera. Diventare persone che sanno usare intelligentemente la propria intelligenza, consci del contesto in cui operano, ha effettivamente a che fare con la capacità di trovare un nuovo modo di leggere il mondo, di capire se stessi, di definire di volta in volta, il difficile equilibrio tra il benessere personale e quello dei propri simili.

'Intercultura nei media: solo così si demolisce l'immagine stereotipata dell'immigrazione'

Anna Meli (Cospe): ''L'informazione multiculturale nasce dall'insoddisfazione e talvolta dalla rabbia provocata dalla rappresentazione parziale e distorta che giornali e tv danno degli stranieri''

ROMA – Crescono i media multiculturali in Italia e chiedono di contare di più nel panorama dell’informazione nazionale. Sarà questo il tema al centro del terzo meeting “Media, diversità, pluralismo”, che si svolgerà domani e sabato a Roma, organizzato da Cospe, in collaborazione con il Dipartimento per i diritti e le pari opportunità.

Nei percorsi per una cittadinanza attiva dei migranti e nella lotta a ogni tipo di discriminazione – ha detto Anna Meli del Cospe durante la presentazione del meeting - l’informazione e i media rivestono un ruolo di particolare importanza: i media multiculturali nascono spesso dall’insoddisfazione e talvolta dalla rabbia che provoca nei cittadini immigrati la rappresentazione parziale e spesso distorta che i mass media fanno dell’immigrazione e dei paesi di origine e diventano dei veri e propri laboratori identitari, dei canali di espressione e di partecipazione alla vita sociale e culturale italiana”.

Attraverso i loro organi di informazione – ha ribadito l’assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Roma e giornalista Jean Leonard Touadi - gli immigrati vogliono entrare nel dibattito politico e sociale su di loro da interlocutori e non solo come oggetti silenziosi di discussione”. Dello stesso parere la giornalista Paula Baudet Vivanco, rappresentante della Piattaforma italiana per i media multiculturali, nata proprio in occasione del primo meeting nazionale a Firenze nel 2005: “Attraverso nuovi organismi di rappresentanza, come ad esempio la Piattaforma, i giornalisti di origine straniera chiedono a gran voce una vera ‘par condicio’ democratica anche sul fronte dell’informazione. E’ tempo che la classe politica a livello nazionale e locale e il mondo dell’informazione attuino delle misure efficaci per garantire uno spazio di visibilità alle istanze sociali, politiche e culturali dei cittadini immigrati. Non si tratta di una gentile concessione paternalistica, ma di valutare la reale misura della democraticità di un paese”.

Ma è anche sul piano politico e legislativo che il convegno vuole incidere. Lanciando proposte concrete. Ha infatti concluso Anna Meli: “Come Cospe dal dibattito di Roma speriamo che vengano indicazioni concrete per una revisione della legge sull’editoria, che riconosca il valore culturale e di servizio dei media multiculturali, anche alla luce della ratifica da parte dell’Italia dell’importante Convenzione Unesco sulla protezione e promozione delle diversità delle espressioni culturali”. Alla presentazione ha preso parte anche la sottosegretaria per i Diritti e le Pari Opportunità, Donatella Linguiti. Al meeting, domani e sabato, si confronteranno Maria De Lourdes Jesus, giornalista Rai - Archivio Immigrazione; Vittoria Franco, presidente Commissione cultura del Senato, Paolo Peluffo, del Dipartimento per l’informazione e l’editoria della presidenza del Consiglio dei Ministri; Danilo Giorni, responsabile del Dipartimento Editoria Rifondazione Comunista e coordinatore del Gruppo di lavoro sull’editoria sociale; Inger Etzler, di Sveriges Tv; Sue Caro, della Bbc; Carlo Romeo, Segretariato sociale Rai; Paolo Serventi Longhi, Segretario Generale Fnsi.

Il Cospe da tempo lavora al progetto Mediam’rad, che ha realizzato molte iniziative tra cui la ricerca sull’offerta multiculturale nella stampa, radio e tv italiana; l’archivio dei media multiculturali: database elettronico che raccoglie schede informative su tutte le iniziative editoriali consultabile su www.mmc2000.net; la piattaforma degli operatori dei media multiculturali che esprime la comune volontà dei cittadini immigrati impegnati nei media multiculturali di autorappresentarsi e di sviluppare canali informativi propri. In modo particolare i promotori della Piattaforma chiedono un riconoscimento formale del contributo sostanziale che i media multiculturali danno alla crescita civile e allo sviluppo di una società più inclusiva in Italia; il sito web www.mediamrad.it e la newsletter mensile; il dossier sull’accesso alla professione giornalistica per i cittadini non comunitari. Sempre nell’ambito del progetto sono state realizzate due edizioni del Premio Mostafà Souhir per la multiculturalità in Italia. Il Premio – primo nel suo genere in Italia - mira a valorizzare le professionalità dei cittadini immigrati si sono affermate in ambito mediatico e a far emergere le potenzialità di un settore estremamente vivace.

La Piattaforma chiede l’accesso alle frequenze, ai finanziamenti e alle opportunità di qualificazione professionale, di riconoscere la necessità di competenze interculturali in tutte le redazioni, di operare per un maggiore coinvolgimento dei giornalisti stranieri nella vita dei giornali delle radio e tv in cui operano al fine di garantire un pluralismo culturale nell’informazione e nei media, di operare un’ampia riflessione sul linguaggio utilizzato nelle notizie sull’immigrazione e i paesi di origine dell’immigrazione di ricorrere maggiormente ad esperti di origine immigrata per l’approfondimento di questioni specifiche inerenti l’immigrazione e i paesi di origine dell’immigrazione e promuovere così il cambiamento dell’immagine stereotipata degli immigrati in Italia, di rimuovere le barriere all’accesso alla professione giornalistica per i cittadini immigrati; di rimuovere il requisito della nazionalità italiana per l’assunzione della carica di direttore responsabile di testata.


© Copyright Redattore Sociale

martedì 19 giugno 2007

Il progetto OSI: una nuova rete informativa per chi si occupa di immigrazione

Presentato alla Consensus Conference 2006, il programma si iscrive in questa logica: permettere a chi si occupa di immigrati di raccogliere dei dati nella maniera più precisa possibile
Obiettivo principale del Progetto è stato quello di sperimentare un modello di rete informativa in grado di connettere le strutture sanitarie pubbliche e del privato sociale che erogano assistenza di primo livello agli immigrati irregolari.
Il coordinamento del Progetto è stato affidato all’Agenzia di Sanità Pubblica del Lazio e ha coinvolto diverse istituzioni e strutture sanitarie a livello nazionale, tra cui l’’AOU Policlinico di Palermo. Il dott. Mario Affronti, direttore del Servizio di Medicina delle migrazioni dell’AOU Policlinico ci racconta : “Nel 1987 quando abbiamo iniziato con il Santa Chiara, il pubblico non si occupava dell’immigrato, l’immigrato per le istituzioni era trasparente. Chi si occupava dell’immigrato era il volontariato. All’inizio non capivamo un bel nulla di quello che facevamo come medici. Era la cosiddetta sindrome di Salgari, poiché non conoscevamo bene il fenomeno ci basavamo su dei preconcetti e pensavamo di trovare delle malattie tropicali.
Il Santa Chiara ha avuto una convenzione con il Prof. Mansueto e con l’Università, così abbiamo organizzato una Consensus Conference sulla medicina delle migrazioni, un incontro fra tutti coloro che in Italia si occupano di immigrazione. La prima Consensus Conference si è tenuta nel 1990 , l’ultima qui a Palermo nel Aprile 2006.
Questa ha rappresentato un momento chiave della nostra esperienza, perché è stato il momento in cui i volontari hanno iniziato ad organizzarsi per avere dati più puliti e scientificamente corretti. Abbiamo proposto una cartella clinica per la gestione degli ambulatori che aderivano al Consensus Conference e abbiamo visto che i dati che ottenevamo erano piuttosto uniformi, sebbene ancora scientificamente imperfetti.
Il progetto Osi, presentato alla Consensus Conference 2006, si iscrive in questa logica: permettere a chi si occupa di immigrati di raccogliere dei dati nella maniera più precisa possibile. Il progetto ci ha visto lavorare per 2 anni, è stata creata una scheda che stiamo utilizzando, non senza difficoltà. La prima parte della scheda riguarda infatti le caratteristiche sociali, culturali, antropologiche dell’immigrato ed è un po’ complicato farla compilare in un ambulatorio, quando ci sono molte persone… proprio per questo dovremo riunirci a breve”.
Anna Laura Casano18/06/2007

lunedì 18 giugno 2007

Promozione sociale, integrazione e intercultura: l'esempio della cooperativa SINNOS

La nascita

Antonio Spinelli è nato il 17 gennaio del 1964. Nel 1990 ha fondato la Sinnos; da allora, fino alla sua morte avvenuta improvvisamente il 13 ottobre del 2005, non ha mai smesso di pensare e progettare idee e libri, con intelligenza, costanza e passione. Per quasi vent’anni ha lavorato con determinazione al nostro progetto editoriale, anima silenziosa e discreta della Sinnos. La sua cooperativa vuole ricordarlo con un progetto che rispecchi il suo impegno e la sua passione per la lettura e che abbia come obiettivo quello di far arrivare tanti libri per ragazzi in luoghi dove normalmente arrivano con difficoltà, per far germogliare il seme della lettura e per far sì che tutti possano esercitare il DIRITTO DI LEGGERE.

È stato quindi istituito un Fondo dedicato al Progetto per la Promozione alla Lettura Antonio Spinelli, Le Biblioteche di Antonio, che ogni anno finanzierà la costituzione o lo sviluppo di una biblioteca scolastica in zone particolarmente svantaggiate, attraverso la donazione di libri di editori indipendenti. Con il Fondo dedicato ogni anno la Sinnos acquisterà, da differenti editori indipendenti per ragazzi, i libri che verranno poi regalati alla Biblioteca.

La Cooperativa sociale SINNOS

E' stata costituita nel 1990 da un gruppo di detenuti della casa di reclusione di Rebibbia con la collaborazione di alcuni volontari esterni: lo scopo era quello di creare opportunità di lavoro per detenuti italiani e stranieri. Il fine ultimo della pena, nel nostro Paese è infatti quello di reinserire la persona che ha sbagliato all’interno della società.

Purtroppo non è facile "rientrare" e non tutti sono disponibili ad accogliere un cittadino detenuto o ex-detenuto. Cooperative come la nostra servono proprio a questo. La Sinnos, in questi 12 anni, è cresciuta e attualmente ha nel suo organico assunti 3 cittadini detenuti che usufruiscono di misure alternative alla detenzione e ha dato vita ad un’altra piccola cooperativa, la Zip Multimedia che ha assunto 2 cittadini detenuti uno in libertà condizionale e l’altro in semilibertà. Oltre a questo ha offerto opportunità di lavoro a soggetti "liberi": cinque donne, di cui una cittadina straniera. La prevalenza femminile della cooperativa, anche ai livelli dirigenziali, è un’altro elemento che ci piace sottolineare.

La Sinnos si è occupata fin da subito di editoria e servizi all’editoria (settore del quale oggi si occupa la Zip Multimedia), oltre che di formazione sull’informatica, la legislazione che riguarda gli immigrati e naturalmente l’editoria e l’imprenditorialità Cooperativa: in questo senso è stato appena approvato un progetto dal Ministero del Lavoro per la creazione di una cooperativa simile alla nostra, nella provincia di Bari.

La Sinnos Cooperativa sociale si sostiene prevalentemente con il proprio lavoro di service all’editoria e di progetti di formazione. Siamo orgogliosi di aver dato vita, partendo da un luogo generalmente rimosso e dimenticato come il carcere, ad una struttura lavorativa propositiva e impegnata alla creazione di una cultura dell’accettazione dell’altro, creando strumenti di conoscenza e di comprensione delle differenze.

La Cooperativa è diretta dal Consiglio di Amministrazione del quale è Presidente Ida Antonella Passarelli e vice presidente Elisa Battaglia, che potete contattare per posta elettronica agli indirizzi: mailto:%20dellapassarelli@sinnoseditrice.com e elisabattaglia@sinnoseditrice.com

Collana I MAPPAMONDI, libri bilingui scritti da immigrati

Autori immigrati scrivono per ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri. Ma anche per ragazzi stranieri che hanno compagni di scuola italiani. Libri ponte che collegano storie, lingue, tracce di più culture, e che uniscono diverse generazioni: anche gli adulti possono leggerli ed usarli.

formato 13x19, testo bilingue, illustrazioni in bianco e nero, Mappapagine, con informazioni sui negozi, le associazioni, le scuole e i luoghi di incontro della comunità trattata nel nostro Paese.

I MAPPAMONDI sono libri bilingui scritti da autori immigrati appartenenti alle diverse culture presenti in Italia e residenti nel nostro paese.

I MAPPAMONDI sono rivolti ai ragazzi italiani che hanno compagni di scuola stranieri e a tutti i banmbini e ragazzi immigrati, affinché possano crescere nel nostro paese senza dimenticare la propria cultura e lingua di origine.

I MAPPAMONDI, tutti con testo originale a fronte, trasformano gli immigrati in narratori che raccontano in prima persona di sé, della propria terra e dell'incontro fra culture.

I MAPPAMONDI sono libri ponte, contenenti storie, filastrocche, leggende, indirizzi e notizie sul paese d'origine dell'autore.

Hanno presentato i MAPPAMONDI:

Alessandro Bosi, docente di Sociologia, Università di Parma - Giovanni Campani, docente di Pedagogia Interculturale, Università di Firenze - Stefano Chiarini, giornalista - Duccio Demetrio, docente di Educazione degli Adulti, Università di Milano - Roberto Denti, fondatore della Libreria dei Ragazzi di Milano, scrittore, saggista - Don Luigi Di Liegro, direttore Caritas di Roma - Graziella Favaro, pedagogista, autrice e curatrice di pubblicazioni sulle politiche sociali e sull'immigrazione - Massimo Ghirelli, direttore Archivio dell'Immigrazione - Armando Gnisci, docente di Letterature Comparate, III Università di Roma - Giacoma Limentani, scrittrice - Maria Immacolata Macioti, docente di Sociologia, Università La Sapienza di Roma - Paolo Naso, direttore della rivista Confronti - Moni Ovadia, regista, attore, scrittore - Sandro Portelli, docente di Letteratura Angloamericana, Università La Sapienza di Roma - Alberto Sobrero, docente di Antropologia, Università La Sapienza di Roma - Silvana Sola, Libreria Mel-Giannino Stoppani

da Tullio De Mauro, presentazione a I MAPPAMONDI

Ormai numerose esperienze ci dicono che, la coesistenza di più etnie e lingue diverse in una medesima area pone problemi innanzitutto educativi, scolastici e che, se i paesi si attrezzano per affrontare e risolvere questi in positivo, si attenuano e perfino svaniscono i problemi di natura sociale, produttiva, giuridica, politica. Se invece le scuole si chiudono a riccio verso gli alloglotti, anctichi o nuovi che siano, prima o poi i problemi consecutivi, extrascolastici, esplodono con violenza. Il diritto all'uso e prima ancora il diritto al rispetto della propria lingua è un diritto umano primario e la sua soddisfazione nei fatti è una scomponente decisiva nello sviluppo intellettuale e affettivo della persona. È una mediocre, inefficiente amor di patria quello che ancor oggi, in qualche paese, porta taluni a credere che si debba cercare di celare e cancellare e magari calpestare l'alterità linguistica.

da Vinicio Ongini, Lo scaffare multiculturale, Mondadori, 1999

Il prefisso multi viene usato con molta facilità multietnico, multirazziale, multiculturale. E' diventato quasi un tic linguistico. Ma multi significa appunto molti e quindi allude alla pluralità di appartenenze, alle tante identità, ai bisogni differenziati, alle diverse lingue, ai ritmi, ai tempi diversi di cui è fatto il paesaggio della scuola multiculturale. Allora un criterio generale per allestire scaffali e biblioteche multiculturali a scuola può essere quello della varietà e della pluralità degli strumenti di lettura. I testi e i materiali scelti devono rappresentare un ampio e ricco ventaglio di opportunità, devono poter rispondere alle storie, curiosità e alle domande dei ragazzi immigrati e dei ragazzi italiani nelle diverse fasce d'età. Una scoietà con tante culture e tanti linguaggi deve avere una scuola con tanti strumenti. Un altro criterio è di favorire testi e materiali delle culture e delle lingue d'origine (tradotti in italiano o col testo a fronte e nelle lingue di appartenenza). Il concetto di "tutela della cultura e della lingua d'origine" è sottolineato con chiarezza nella legge sull'immigrazione, ma anche nei documenti internazionali relativi alle biblioteche.

Per scaricare il catalogo cliccare qui

Per leggere il comunicato stampa sull'ultima iniziativa editoriale della SINNOS, Roma TuttoMondo, la prima guida multietnica della capitale, cliccare qui

Intercultura e Didattica della lingua italiana come seconda: stato dell'arte



di Nunzia Latini *

L'insegnamento della lingua italiana come seconda è diventata una nicchia di formazione didattica e linguistica che ha un suo mercato in crescita costante ormai quasi da Trent'anni, grazie al fenomeno immigratorio che ha incrementato la domanda di formazione di italiano come L2 a diversi livelli e ambienti. Questo ha portato la conseguente e necessaria riflessione sulla formazione dei formatori, strutturato e centrato soprattutto in un sistema universitario. Al momento non esiste un albo degli insegnanti di italiano L2, per l'insegnamento del quale, ad oggi e in pratica, non servirebbe nessun titolo. Da un lato ci sono ancora i practitioners, dall'altro coloro che si formano.Da un lato situazioni tampone, dall'altro strategie glottodidattiche specifiche.I primi sono i più numerosi e ancora i più utilizzati in soluzioni mirate a superare i problemi che si presentano, insegnando all'immigrato a cavarsela in un italiano che permetta di sopravvivere; i secondi a padroneggiare realmente la lingua per esprimersi anche ad un primo livello. Nella maggioranza dei casi i docenti che insegnano italiano L2 sono persone che ritengono che per il fatto di essere magari di lettere e madrelingua italiani, sono automaticamente insegnanti di italiano per stranieri. In altri casi, come quelli legati al volontariato, spesso chi insegna italiano L2 è consapevole delle proprie carenze e della scarsa preparazione, ma l'urgenza è tale che in buona fede si ritiene più sensato agire che formarsi.Qui ci si trova di fronte ad un secondo problema: c'è la sensazione che, trattandosi di insegnanti madrelingua italiani, entusiasti, volontari, socialmente impegnati, si sentono trasformati in altrettanto efficaci insegnanti di italiano per stranieri con una semplice pillola glottodidattica. Può darsi. Rispondere però, che proprio la chimera di un posto di lavoro in questo settore, la frammentaria e caleidoscopica realtà di gruppo-classe, l'inesistente classe di concorso, l'ascoltare dopo pochissime ore la produzione orale in italiano dei tuoi studenti e infine, le complesse e interessantissime variabili etniche con cui vieni in contatto, tutto questo, automaticamente e necessariamente, vuole una preparazione sempre più profonda e importante.Infine, chi organizza l'insegnamento dell'italiano L2 raramente si cura della formazione dei docenti, tranne in pochi casi anche privati.Il problema è che spesso, l'insegnamento dell'italiano L2 viene visto come un aspetto del più vasto problema dell'immigrazione e dell'inserimento degli allievi stranieri nelle scuole, la qual cosa può anche essere corretta ma confonde la natura di un corso che mira a creare persone professionalmente adatte ai problemi dell'accoglienza (che è una professionalità fondamentale) con quella di corsi finalizzati a creare insegnanti di italiano L2: si confonde una dimensione pedagogica o andragogica con una dimensione glottodidattica e/o interculturale, dimensioni che sul piano epistemologico e operativo sono nettamente distinte. Gli insegnanti di italiano L2 sono solo parzialmente consapevoli della necessità di essere formati sul piano glottodidattico e del fatto che questa formazione sia diversa rispetto a quella relativa all'immigrazione e all'accoglienza. Risulta quindi necessario stimolare i vari attori coinvolti nella formazione di italiano L2 all'idea che la formazione e l'aggiornamento sono essenziali quanto i corsi di italiano stessi, affinché si abbia un esito corrispondente allo sforzo profuso. Si tratta soprattutto di avere chiaro che la formazione glottodidattica ha solo in parte a che vedere con la formazione alla pedagogia interculturale e poco a che vedere con la formazione relativa ai problemi socioculturali dell'immigrazione, del loro inserimento e della loro accoglienza. Le prime generazioni di immigrati adulti, socialmente inseriti, richiamano pubblicamente e attraverso i media, alla reale convivenza civile e non all'integrazione, con riferimenti ai diritti fondamentali dell'uomo, con cui sono articolate tutte le Dichiarazioni, i Trattati le Convenzioni a livello mondiale. Noi, l'abbiamo sempre detto e fatto in assoluto rispetto. Attesa da un po' di tempo, si può dare il benvenuto all' ADMIS, Ass. dei Diplomati in Master di Italiano a Stranieri, con l'augurio che possa far crescere la richiesta di qualità professionale; essere una opportuna proposta di risorse umane utili per i contesti sempre più multilinguistici, soprattutto tra il 2010 e il 2020, quando le percentuali di presenza delle varie etnie in Italia porranno veramente il problema; proporsi come utile riferimento orientante a chi si avvicina a questa ancora instabile e incerta professione; come fondamentale attività collaborativa e propulsiva attraverso le ITC tra le istituzioni associate; come pronta risposta e attenzione verso gli stranieri coinquilini in una Italia che risponde in lingua italiana; come immagine Interna verso gli Esteri che trainano verso il Welfare! Ma c'è molto ancora da fare e aspettare.

febbraio 2007

* Nunzia Latini

sabato 16 giugno 2007

Cuori migranti

Comunicato stampa

Dopo Sguardi e parole migranti e Sapori incontri fragranze, il Coordinamento delle Associazioni e delle Comunità degli Immigrati della provincia di Trieste (Cacit) si ripropone come editore con Cuori migranti.
In questa raccolta di racconti e poesie curata da Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin, autori migranti ed autoctoni si confrontano sul tema dell'amore nel tentativo di rimuovere i tabù e i pregiudizi che circondano le coppie miste. Negli ultimi anni la società italiana ha subito numerosi cambiamenti non solo sul piano economico ma anche e soprattutto sul piano sociale. Se del riconoscimento delle coppie di fatto si dibatte, l'esistenza delle "coppie miste" passa sotto silenzio a causa di un razzismo latente che impedisce a tutti noi di sentirci noi stessi nell'esprimere sentimenti affettivi nei confronti di qualcuno che viene considerato "altro"/"estraneo" o "straniero". "Invece di essere vissuto come un evento naturale della vita l'incontro dell'amore e della migrazione - sottolineano i curatori - provoca sentimenti contrastanti e confusi. Raccontare e raccontarsi sono i migliori grimaldelli per forzare il tabù e l'alone di sospetto che circondano il tema dell'amore e della migrazione. Attraverso il dialogo reale e concreto tra "autoctoni" e "migranti", che narrano e si narrano in questo volume, abbiamo cercato di sconfiggere, almeno in parte, i pregiudizi e gli stereotipi che generano un'insopportabile stigmatizzazione degli Altri."
Il volume Cuori migranti si compone di contributi in prosa e poesia di venticinque autori ed è edito dal Cacit con il contributo della Provincia di Trieste. Il Cacit è la prima associazione di volontariato gestita da immigrati e da italiani ad essere diventata in Italia casa editrice, avendo già pubblicato le due antologie Sguardi e parole migranti (2005, "Premio Multietnicità 2006") e Sapori incontri fragranze (2006).

http://cuorimigranti.splinder.com/


Cuori migranti (a cura di Ingrid Stratti e Lorenzo Dugulin)
Cacit Editore, Trieste, 2007, p. 144
ISBN-10: 88-902301-9-3 ; ISBN-13: 978-88-902301-9-6

Per ulteriori informazioni: cel. 335 5621208
email: coord-immig-trieste@libero.it

I-solitudine

il logo dei ragazzi del ritaexpress
A volte succedono cose che ti lasciano un po' perplesso, perchè non credi in quella che io chiamo la Magia della vita.
Anche quando quelle cose sembrano in apparenza connotate negativamente, c'è sempre un insegnamento che la vita ti vuol dare. La vita è Maestra in questo!

Qualche settimana fa, ho conosciuto una persona che è nata e cresciuta a Lampedusa. Un'isola nell'Isola, si definisce lei stessa in una sua poesia.

Caterina scrive molto bene: mi piacciono molto le sue "cose", poesie e racconti.

Ieri, è avvenuto un episodio che rientra un pò in questo incontro con Caterina e con Lampedusa, isola su cui non sono mai stata.

Io insegno l’italiano agli stranieri e ieri una mia nuova studentessa, guardando la cartina dell’Italia raffigurata su un libro di testo che stavamo consultando, esclama:

- Ma non si vede l’isola di Lampedusa!

In effetti - e non me n’ero mai accorta prima, io che quel libro lo uso già da diverso tempo - guardando meglio, Lampedusa non c’era proprio! Probabilmente, è troppo in basso per stare dentro la pagina!
Non so: quest’episodio mi ha colpito in modo particolare.
Scriverò alla casa editrice per farlo notare, senza polemizzare naturalmente.
Ma certe cose sono sintomo a volte della scarsa cura che mettiamo nel fare le cose. Il rispetto si impara anche rallentando rispetto ai ritmi frenetici che adottiamo normalmente. E, cosa questa ancora più preziosa, per me che mi occupo di intercultura ma per tutti in generale, abbracciando e accogliendo dentro di noi anche lo sguardo dei cosiddetti altri, che è sempre un po’ meno sporco e indifferente del nostro.

Un caro saluto a tutti.

Tindara

Lingua italiana: trasmissione Permesso di Soggiorno (RAI Radio 1)

La puntata della trasmissione Permesso di Soggiorno di RAI RADIO 1 dedicata alla lingua italiana, sulla rubrica ITINERARI di Carlotta Urbani

La puntata di ogni venerdì è dedicata all'Italia che cambia: come comuni, province e regioni stanno interpretando il fenomeno migratorio. Per segnalare iniziative e progetti scrivete a permessodisoggiorno@rai.it

Quanto è importante la conoscenza della lingua italiana? Secondo il rapporto 2006 del Censis oltre l'82% degli immigrati crede che la conoscenza dell'italiano sia importante per stabilire rapporti con gli italiani, per il 78,6% invece è utile per accedere ai servizi pubblici e per l'86,5% è necessaria per lo svolgimento dell'attività lavorativa. Tra le nuove iniziative il corso di italiano per donne straniere in Moschea, il progetto voluto dal ministro Ferrero e dal Centro islamico culturale d'Italia, e il test on line per misurare la conoscenza della lingua italiana realizzato dalla Società Dante Alighieri.
Eks&tra
SocietàDanteAlighieri
Per ascoltare la trasmissione cliccare qui (è necessario il programma Real Player; per scaricarlo gratuitamente, cliccare qui)

venerdì 15 giugno 2007

Tratta di esseri umani, l'Europa chiama a raccolta i Governi

Fonte: http://www.redattoresociale.it/


Per contrastare la tratta è necessario che venga adottata dal maggior numero di paesi possibile la Convenzione del Consiglio d'Europa, mantenendo alta la pressione sugli stati. A Bruxelles serie di incontri sotto il patronio dell'Alde BRUXELLES – Per contrastare in maniera efficace la tratta di esseri umani è necessario che venga adottata dal maggior numero di paesi possibile la Convenzione del Consiglio d’Europa (che tra le altre cose dà alle donne vittime trenta giorni di tempo per decidere se collaborare al processo contro i trafficanti), mantenendo contemporaneamente la pressione sui governi affinché implementino fino in fondo le norme esistenti e facendo in modo che queste vengano il più possibile armonizzate a livello europeo.
Sono queste le principali conclusioni della serie di incontri sul tema del trafficking che si sono svolti a Bruxelles tra martedì e giovedì, presso la sede del Parlamento europeo (PE).
Questi lavori – tenuti sotto il patrocinio dell’ALDE, gruppo dei liberali al PE e grazie all’ospitalità del suo membro Patrizia Toia – hanno visto il coinvolgimento dei responsabili di “Tratta No!”, iniziativa italiana che partecipa al progetto cofinanziato dall’Ue “Netwroking Against Human Trafficking” assieme a partner greci, lituani, svedesi.

Lo scopo del progetto biennale è stato quello di promuovere campagne di informazione ed educazione, come fatto efficacemente in Italia da “Tratta No!”, che ha promosso delle linee guida per operatori dei media con la collaborazione dell’Ordine dei Giornalisti e della Federazione Nazionale della Stampa, scambiare buona prassi (e anche qui l’Italia ha dimostrato di avere una legislazione all’avanguardia, che permette alle vittime di avere di avere protezione anche senza denunciare il trafficante), e fare pressione politica nelle varie sedi decisionali.
In particolare nella giornata di martedì, è stata lanciata la raccolta di firme per una dichiarazione scritta del PE che metta formalmente il problema sul tavolo politico dell’UE. Promossa dalle parlamentari Karin Riis-Jorgensen (Danimarca) e Silvia Ciornei (Romania), la dichiarazione ha già raccolto quasi metà delle firme necessarie per essere adottata.

Il traffico di esseri umani, per scopi quali lo sfruttamento sessuale, il lavoro in condizioni di schiavitù, l’espianto di organi, è un affare che è secondo solo al traffico di armi, facendo fruttare alla criminalità organizzata oltre 5 miliardi di sterline all’anno. Si tratta di un fenomeno di cui si è ripresa coscienza soltanto una quindicina di anni fa, credendolo relegato al passato, ma che invece è in costante aumento, alimentato dal crescente gap tra parti povere e ricche del mondo.
In particolare, sottolinea Cioronei, sono sempre di più i bambini a essere vittime dei traffici. Le vittime al mondo sono stimate dall’Onu in un numero tra 600 mila e 4 milioni. Tra questi i bambini sono il 50%. Inoltre l’Ilo stima che l’85% delle vittime siano donne, per lo più sfruttate sessualmente. Le persone vendute in Europa occidentale sono 500 mila all’anno (fonte Iom). Per l’Italia, i dati delle chiamate giunte dal 2000 al numero verde antitratta sono state 500 mila, 45 mila le persone che hanno ricevuto aiuto, e 12 mila quelle inserite in programmi di recupero.
Cioronei aggiunge che “gli Stati membri dell’UE hanno differenti legislazioni, e questo permette ai trafficanti di inserirsi nelle pieghe del sistema. Per questo la Commissione europea deve avere il supporto degli Stati membri per essere messa in grado di progettare leggi coerenti ed efficaci a livello europeo per contrastare questa forma di schiavitù”.

Agli Stati membri viene poi chiesto di implementare la direttiva 2004/81 sui permessi di residenza per le vittime di tratta che collaborano con le autorità nel perseguire le gang criminali di trafficanti. Un contributo in questo senso è la direttiva proposta 15 giorni fa dalla Commissione, per voce di Frattini, che criminalizza i datori di lavoro che impiegano manodopera clandestina.
Per quanto riguarda l’educazione dei media e dei professionisti della comunicazione, è forte l’esigenza di non propagare stereotipi sul trafficking, associandolo grossolanamente con la prostituzione, e dimenticando il resto del dramma. “Tratta NO!” è riuscita, tramite un sistema a rete, a sensibilizzare in Italia 36 mila persone, tramite contatti con gli opinion leader e gli operatori. A settembre è previsto un workshop per i giornalisti, per approfondire ancora di più questi temi.
Un’altra iniziativa per la sensibilizzazione è la mostra itinerante “Trafficking”, con foto sul fenomeno e testimonianze di vittime. E’ anche stato redatto un libro che raccoglie questi racconti drammatici. (matteo manzonetto)

© Copyright Redattore Sociale

giovedì 14 giugno 2007

Le "cinque menti del futuro" di Howard Gardner

Fonte: www.ildueblog.it/?p=117#more-117










E’ uscito a gennaio... E’ il nuovo libro di Howard GardnerFive minds for the future” in cui il professore di Harvard suggerisce i cinque approcci mentali decisivi per il nuovo millennio. Sono disciplina, sintesi, creatitività, rispetto ed etica.

Prosegue l’articolo pubblicato su Repubblica 1l 5 aprile 2007:

Nel libro - che da settimane occupa pagine e pagine sulla stampa internazionale e che le più importanti riviste di settore raccomandano ai manager come una delle letture must del 2007 - Gardner sostiene che il 21simo secolo appartiene alle persone che sono in grado di pensare in un certo modo e che chi non è in grado di sviluppare queste capacità è destinato a soccombere - professionalmente e socialmente - in un mondo sovrabbondante di informazioni, dove per fare la scelta giusta occorre farsi guidare da capacità di sintesi o da intuito ben allenato.
Per “sopravvivere”, secondo la teoria di Gardner, occorre essere rigorosi e creativi allo stesso tempo: il primo dei cinque approcci mentali presi in esame dal professore americano è quello della mente disciplinata, la più classica se vogliamo, quella che accoglie i vari input che riceve nel tempo e poi li indirizza e mette in pratica in un campo particolare, che sarà quello dove eccelle. Segue la mente sintetica, essenziale nell’epoca di Internet e dei canali all news: chi ha questo tipo di impostazione raccoglie le informazioni, le seleziona e le sintetizza in maniera originale. La mente creativa è invece quella che coltiva nuove idee e si pone domande insolite, arrivando a risposte inattese.

Seguono poi due approcci che Gardner definisce “non opzioni ma necessità” oggi: la mente rispettosa - il modo di pensare di chi accetta le differenze, si sforza di capire gli altri e di collaborare - e quella etica, quella che valuta i bisogni e i desideri della società globale, cercando di spingersi oltre gli interessi personali. “Sono certo che ci sono altri approcci che è interessante studiare - spiega da Harvard lo studioso - ma questi sono quelli su cui mi pare occorra mettere più enfasi oggi”.
Il motivo, Gardner lo scrive nelle pagine del suo libro: “Il mondo del futuro - con i suoi motori di ricerca, robot e altre potenzialità informatiche - ci chiederà di avere capacità che finora sono state solo opzionali: per rispondere a queste richieste occorre che cominciamo a coltivare sin da ora queste capacità“. Messaggio rivolto in particolare a insegnanti e genitori.
Per approfondimenti (in inglese): qui un articolo di Mike Baker, educational corrispondent della BBC. Qui l’audio di una lecture di Howard Gardner, qui il testo della lecture, qui le slides della presentazione.


Per un approfondimento dell'applicazione della teoria sulle intelligenze multiple di Gardner nell'ambito della didattica delle lingue e dell'italiano come LS e 2, consultare il bollettino del Laboratorio Itals dell' Università di Venezia qui.
Per leggere il comunicato stampa su Reggio Emilia, secondo Gardner, esempio di "comunità etica" in Italia, cliccare qui.