www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


lunedì 18 giugno 2007

Intercultura e Didattica della lingua italiana come seconda: stato dell'arte



di Nunzia Latini *

L'insegnamento della lingua italiana come seconda è diventata una nicchia di formazione didattica e linguistica che ha un suo mercato in crescita costante ormai quasi da Trent'anni, grazie al fenomeno immigratorio che ha incrementato la domanda di formazione di italiano come L2 a diversi livelli e ambienti. Questo ha portato la conseguente e necessaria riflessione sulla formazione dei formatori, strutturato e centrato soprattutto in un sistema universitario. Al momento non esiste un albo degli insegnanti di italiano L2, per l'insegnamento del quale, ad oggi e in pratica, non servirebbe nessun titolo. Da un lato ci sono ancora i practitioners, dall'altro coloro che si formano.Da un lato situazioni tampone, dall'altro strategie glottodidattiche specifiche.I primi sono i più numerosi e ancora i più utilizzati in soluzioni mirate a superare i problemi che si presentano, insegnando all'immigrato a cavarsela in un italiano che permetta di sopravvivere; i secondi a padroneggiare realmente la lingua per esprimersi anche ad un primo livello. Nella maggioranza dei casi i docenti che insegnano italiano L2 sono persone che ritengono che per il fatto di essere magari di lettere e madrelingua italiani, sono automaticamente insegnanti di italiano per stranieri. In altri casi, come quelli legati al volontariato, spesso chi insegna italiano L2 è consapevole delle proprie carenze e della scarsa preparazione, ma l'urgenza è tale che in buona fede si ritiene più sensato agire che formarsi.Qui ci si trova di fronte ad un secondo problema: c'è la sensazione che, trattandosi di insegnanti madrelingua italiani, entusiasti, volontari, socialmente impegnati, si sentono trasformati in altrettanto efficaci insegnanti di italiano per stranieri con una semplice pillola glottodidattica. Può darsi. Rispondere però, che proprio la chimera di un posto di lavoro in questo settore, la frammentaria e caleidoscopica realtà di gruppo-classe, l'inesistente classe di concorso, l'ascoltare dopo pochissime ore la produzione orale in italiano dei tuoi studenti e infine, le complesse e interessantissime variabili etniche con cui vieni in contatto, tutto questo, automaticamente e necessariamente, vuole una preparazione sempre più profonda e importante.Infine, chi organizza l'insegnamento dell'italiano L2 raramente si cura della formazione dei docenti, tranne in pochi casi anche privati.Il problema è che spesso, l'insegnamento dell'italiano L2 viene visto come un aspetto del più vasto problema dell'immigrazione e dell'inserimento degli allievi stranieri nelle scuole, la qual cosa può anche essere corretta ma confonde la natura di un corso che mira a creare persone professionalmente adatte ai problemi dell'accoglienza (che è una professionalità fondamentale) con quella di corsi finalizzati a creare insegnanti di italiano L2: si confonde una dimensione pedagogica o andragogica con una dimensione glottodidattica e/o interculturale, dimensioni che sul piano epistemologico e operativo sono nettamente distinte. Gli insegnanti di italiano L2 sono solo parzialmente consapevoli della necessità di essere formati sul piano glottodidattico e del fatto che questa formazione sia diversa rispetto a quella relativa all'immigrazione e all'accoglienza. Risulta quindi necessario stimolare i vari attori coinvolti nella formazione di italiano L2 all'idea che la formazione e l'aggiornamento sono essenziali quanto i corsi di italiano stessi, affinché si abbia un esito corrispondente allo sforzo profuso. Si tratta soprattutto di avere chiaro che la formazione glottodidattica ha solo in parte a che vedere con la formazione alla pedagogia interculturale e poco a che vedere con la formazione relativa ai problemi socioculturali dell'immigrazione, del loro inserimento e della loro accoglienza. Le prime generazioni di immigrati adulti, socialmente inseriti, richiamano pubblicamente e attraverso i media, alla reale convivenza civile e non all'integrazione, con riferimenti ai diritti fondamentali dell'uomo, con cui sono articolate tutte le Dichiarazioni, i Trattati le Convenzioni a livello mondiale. Noi, l'abbiamo sempre detto e fatto in assoluto rispetto. Attesa da un po' di tempo, si può dare il benvenuto all' ADMIS, Ass. dei Diplomati in Master di Italiano a Stranieri, con l'augurio che possa far crescere la richiesta di qualità professionale; essere una opportuna proposta di risorse umane utili per i contesti sempre più multilinguistici, soprattutto tra il 2010 e il 2020, quando le percentuali di presenza delle varie etnie in Italia porranno veramente il problema; proporsi come utile riferimento orientante a chi si avvicina a questa ancora instabile e incerta professione; come fondamentale attività collaborativa e propulsiva attraverso le ITC tra le istituzioni associate; come pronta risposta e attenzione verso gli stranieri coinquilini in una Italia che risponde in lingua italiana; come immagine Interna verso gli Esteri che trainano verso il Welfare! Ma c'è molto ancora da fare e aspettare.

febbraio 2007

* Nunzia Latini

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