www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


domenica 15 luglio 2012

Palermo: due ennesimi episodi di violenza contro gli stranieri

A distanza di 48 ore, due gravi episodi fanno crescere la tensione tra gli stranieri.
Due giorni fa, in via Oreto alle 14,30, un nigeriano di 30 anni è stato aggredito con dei bastoni da un gruppo di 15 giovani; l'uomo si è salvato in extremis per l'arrivo tempestivo della polizia.

Ieri alcuni giovani hanno aggredito con sassate la moschea di via Divisi, in pieno giorno, suscitando paura e apprensione da parte dei fedeli che pregavano all'interno. La sassaiola ha infranto dei vetri, ma per fortuna non si è ferito nessuno.

Le numerose organizzazioni antirazziste, insieme con le comunità straniere coinvolte da questi episodi, si interrogano sul senso di questa violenza reiterata da parte di giovani gruppi la cui matrice sociale, politica e ideologica non è ancora ben chiara.

Tutto ciò non può avvenire per caso: questi episodi non sono frutto dell'iniziativa di qualche isolato naziskin, o di qualche bravata bullista di quartiere; c'è qualcosa, alla radice di questa violenza diffusa, che richiede decodifiche non semplicistiche (come "razzismo", "bullismo" o altro, parole che rischiano di svuotarsi di significato se non accompagnate da analisi profonde del contesto).

Quel che è certo, è che questo tipo di violenza è sempre indirizzato verso i più deboli della società; in primo luogo verso gli stranieri più poveri, quasi a volerli cacciare, quasi ad attribuirgli la causa della "crisi", in una forma di persistente ignoranza xenofoba.

La società civile ha il compito di stimolare e di sollecitare le Istituzioni perché si facciano carico di un problema che è sì di carattere sociale, come conseguenza, ma prima di tutto è di origine pedagogica e culturale.

L'azione preventiva e repressiva che può essere svolta dalle forze dell'ordine e dalla magistratura, è necessaria ma non sufficiente: occorre anche e soprattutto risvegliare la coscienza civile e solidale della città di Palermo, attraverso modalità di partecipazione che possano incidere sulla coscienza collettiva, con il coinvolgimento dell'associazionismo di base, degli enti culturali, delle scuole, dei mezzi di informazione.

Questo appello alla mobilitazione costituisce un invito a tutti i cittadini e alle associazioni,  per costruire insieme analisi e percorsi operativi che prendano atto e tengano conto della complessità del fenomeno, capaci di incidere e di modificare i modelli comportamentali che nascono da una parte immatura della coscienza collettiva.

Intanto, cerchiamo dei modi efficaci e realistici per far pervenire in modo fermo e chiaro il nostro messaggio a chi ancora si sente in diritto di esercitare questa violenza cieca, vile, incolta:

NON POSSIAMO CONSENTIRE A NESSUNO DI SEMINARE VIOLENZA E TERRORE NELLA NOSTRA CITTÀ CONTRO I NOSTRI FRATELLI E LE NOSTRE SORELLE CHE PROVENGONO DA ALTRE NAZIONI.

PERCIÒ CI OPPORREMO FERMAMENTE A QUESTA VIOLENZA.
NON CON ALTRA VIOLENZA, CHE PORTEREBBE A UNA CATENA INFINITA; MA CON UNA FORZA INTERIORE CHE PROVIENE DA UNA VERITÀ, CHE ANCORA NON CONOSCETE MA PRIMA O POI CAPIRETE: LORO SONO ANCHE VOSTRI FRATELLI E SORELLE.

Nino Rocca e Sergio Di Vita
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