Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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giovedì 24 ottobre 2013

28 ottobre, Roma: Proiezione di "Schiavi" film inchiesta di Stefano Mencherini



'Schiavi', il nuovo film inchiesta di Stefano Mencherini (giornalista indipendente e regista Rai), documenta una realtà inaccettabile.

Decine di migliaia di migranti a cui nel nostro Paese sono negati diritti umani e civili, sfruttati ai limiti della sopravvivenza. Sono rifugiati, donne e uomini in attesa del permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, sans papier. Nel silenzio quasi generale, a parte gli auspici del Presidente della Repubblica e le suppliche di Papa Francesco, mentre si susseguono inesorabilmente le stragi dell'immigrazione nei mari delle nostre vacanze e a Lecce è in corso l'unico processo in Europa per "riduzione in schiavitù". 

Coprodotto da Flai Cgil e da Less onlus, una piccola ma autorevole ong napoletana, il film di cui alcuni stralci sono stati presentati alle Giornate degli autori dell'ultimo Festival del Cinema di Venezia, ha il patrocinio del Ministro per l'Integrazione e non è ancora stato presentato al pubblico. 

Giovedì 24 ottobre, alle ore 17, presso la Federazione Nazionale della Stampa prima e dopo la proiezione di 'Schiavi' ne discuteranno l'autore Stefano Mencherini, Giovanni Rossi, Presidente della Fnsi, Angelo Guglielmi e altri autorevoli rappresentanti del mondo della cultura, del giornalismo, dell'associazionismo e della politica. 

Con alcune domande di fondo: il cinema della realtà fa paura alle televisioni italiane? E la Rai, con che prodotti di cinema documentario onora i suoi doveri di Servizio pubblico?

lunedì 23 maggio 2011

Concorso "Mandami una canzone" aperto a tutti gli emigrati italiani con residenza nell'ambito dei Paesi europei e non

BANDO “MANDAMI UNA CANZONE”


in collaborazione con Ministero degli Affari Esteri e Rai Internazionale


REGOLAMENTO


Art. 1 - Presentazione -


Con lo scopo di promuovere e preservare la lingua italiana presso i nostri emigrati, l’Associazione Mecenate 90, con sede legale in Corso Vittorio Emanuele II, 21 00186 Roma, in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, il Ministero Affari Esteri, il Centro per il Libro e la Lettura, il Censis, la Società Dante Alighieri e Rai Internazionale, promuove il concorso “Mandami una canzone”.


Il concorso è aperto a tutti gli emigrati italiani, con residenza nell’ambito dei Paesi europei e non.


ORGANISMI:


Giuria popolare;


Il risultato della graduatoria e la scelta del vincitore verranno resi noti sul sito http://www.trofeodellalinguaitaliana.it/ entro il 30 settembre 2011.


STRUTTURA


Il vincitore del concorso “Mandami una canzone” sarà invitato ad esibirsi nella giornata conclusiva e celebrativa del “1° Trofeo della Lingua Italiana”, che si terrà a Firenze, nella seconda quindicina del mese di ottobre 2011.


Art. 2 - Categoria di cantanti -


Il concorso è aperto a tutti gli emigrati non professionisti che desiderano confrontarsi con la loro lingua d’origine o avvicinarsi al fascino della stessa.


Sono ammessi cantanti solisti, gruppi musicali, band e gruppi vocali.


Art. 3 - Tipologia dei partecipanti -


I partecipanti devono essere liberi da vincoli contrattuali con le case discografiche o da impegni con terzi che abbiano carattere continuativo, aventi oggetto le loro prestazioni artistiche e l’uso della loro immagine nei settori della televisione, della musica e dello spettacolo in genere, ciò a pena di inammissibilità al concorso, dato lo spirito assolutamente “dilettantistico” del concorso.


Art. 4 - Iscrizione degli artisti -


Le iscrizioni al concorso sono aperte fino al 15 aprile 2011.


Gli artisti potranno iscriversi on line sul sito http://www.trofeodellalinguaitaliana.com/ inserendo, a seguito della loro registrazione e dell’inserimento di una foto personale sul sito stesso, username e password.


La canzone dovrà essere inviate sul sito http://www.trofeodellalinguaitaliana.com/ entro il 15 luglio 2011.


Iscrizione on line e invio canzone:


• Compilare il form con tutti i dati richiesti.


• Allegare il testo “parolato” della canzone inedita.


• Allegare in mp3 o in mp4 l’intero testo della canzone inedita.


Il materiale inviato non verrà in alcun modo restituito (art.11) e sarà facoltà dell’Organizzazione inviarlo al macero dopo la conclusione della manifestazione.


L’Organizzazione non si assume responsabilità di eventuali disguidi o ritardi postali in alcuna fase del Concorso.


Art. 5 - Verifica delle iscrizioni -


L’Associazione Mecenate 90 provvederà al controllo e alla gestione delle iscrizioni degli aspiranti candidati.


Art. 6 - Caratteristica dei brani -


I brani dovranno avere le seguenti caratteristiche:


• avere una durata non superiore ai 4’00’’ (quattro) minuti;


• essere in lingua italiana o anche dialetti della lingua italiana;


• non potranno essere puramente strumentali;


• potranno essere eseguiti anche senza base musicale;


• non contenere messaggi, anche indirettamente pubblicitari, promozionali o offensivi;


• non contenere elementi che si pongano in violazione della legge o lesivi di diritti, anche di terzi, o messaggi che offendano il comune senso del pudore, le persone, lo Stato e le Pubbliche Istituzioni.


Art. 7 - Premio -


I candidati (singoli o non) concorreranno per l’assegnazione del:


“ 1° Premio del 1° Trofeo della Lingua Italiana - sezione “Mandami una canzone” -


“ Alla ricerca delle proprie origini ”, che consisterà in un week end nella rispettiva terra natia.


Art. 8 – Responsabile del procedimento –


Il responsabile del procedimento, ai sensi e per gli effetti della Legge n. 241/1990, è il dott. Leonardo Vincenzo Prato.


Art. 10 – Utilizzo e diffusione dei dati –


Ai sensi dell’art. 13 del Decreto legislativo 30/06/2003, n. 196 “Codice in materia di protezione dei dati personali” si informa che:


a) I dati personali richiesti o acquisiti possono essere raccolti, trattati, comunicati e diffusi a soggetti esterni per finalità connesse allo svolgimento di altre attività affini.


b) Il conferimento dei dati personali di cui al punto a) è obbligatorio.


c) Per le medesime finalità di cui al punto a) i dati personali possono essere comunicati ad altri soggetti pubblici, enti ed associazioni, anche fuori dal territorio nazionale.


d) Il trattamento dei dati può essere effettuato tramite gli strumenti manuali, informatici e telematica atti a gestire i dati stessi ed avviene in modo da garantirne la sicurezza e la riservatezza.


e) Gli interessati sono titolari dei diritti di cui all’art. 7 della citata legge, tra i quali figura il diritto di accesso ai dati che li riguardano, nonché alcuni diritti complementari tra cui il diritto di rettificare, aggiornare, completare o cancellare i dati erronei, incompleti o raccolti in termini non conformi alla legge, nonché il diritto di opporsi al loro trattamento per motivi legittimi.


f) Titolare del trattamento dei dati è Mecenate 90, con sede in Corso Vittorio Emanuele II, 21 00186 Roma.


Roma, 24/1/2011        Associazione Mecenate 90

SCARICA IL BANDO

martedì 10 maggio 2011

Lettera di protesta degli italiani in Messico

Noi, italiani residenti in Messico, esprimiamo con fermezza la nostra indignazione per la grave situazione in cui versa il nostro paese: l’Italia è logorata dal decadimento del sistema politico e dai continui conflitti istituzionali che ne compromettono la vita democratica.

La pochezza ideologica, culturale ed etica del governo Berlusconi non può rappresentare il nostro essere italiani. Ci indignano l’esercizio di un potere vincolato alla finzione mediatica, l’intolleranza verso la libertà di pensiero, l’operato di una maggioranza parlamentare che dimentica le reali urgenze del paese e calpesta la solidità della nostra Costituzione con una gestione del potere corrotta e personalizzata.

Non accettiamo la politica di un governo che non sa garantire la dignità sociale ai cittadini, miope e ottuso nel gestire le dinamiche migratorie e incapace di favorire il dialogo necessario tra Europa e Mediterraneo. Un governo che mortifica la ricerca universitaria e la cultura, investe preziose energie in guerre ingiuste e non affronta il problema del precariato. Un governo che persegue con estrema irresponsabilità una politica energetica incentrata sul ritorno al nucleare e punta alla privatizzazione dell’acqua, dell’istruzione e della salute.

Sosteniamo con forza i referendum del 12 e 13 giugno e ci uniamo a quella parte di paese che non accetta più una democrazia simulata, facendo nostro lo stato d’animo delle tante persone che da mesi riempiono le piazze delle città d’Italia.

Anna Maria Satta, Rosalba Piazza, Rossella Bergamaschi, Luisa Montoni, Maria Teresa Trentin, Gabriele Ciapparella, Clara Ferri, Raffaele Cesana, Diego Barboni, Fabrizio Lorusso, Brando Torri, Stefania Zoccatelli, Luisa Rossi, Alessandra Masserotti, Paolo Pagliai, Alessandro Raveggi, Chiara Donà, Andrea Mutolo, Luciano Valentinotti, Bruna Ghidoni, Francesca Gargallo, Sabina Longhitano, Marinella Miano, Diego Lucifreddi, Paola Giovine, Larrier Giovine, Roberto Benini, Claudio Albertani, Donatella Di Benedetto, Armando Volterrani, Maddalena Forcella, Guillermo Almeyra, Federico Mastrogiovanni, Cinzia Margherita Battista, Paola Capon, Laura Lascialfare, Gianni Cannata, Manuela Loi, Raffaella De Antonellis, Marina Piazzi, Nina Caldarella, Manuela Derosas, Carlo Almeyra, Pablo Moya Rossi, Patrizia Romani, Franco Grasso, Dianora Zagato, Andrea Alì, Isabella Spagnuolo Borgia, Giovanna Serredi, Anna Lucia Coppa, Rossella M. Bergamaschi, Francesca Caregnato, Marco Persiani, Guido Persiani, Maria Luisa Scuri, Franca Bizzoni, Stefano Milano, Corina Giacomello, Gianfranco Marano, Alessio Zanier, Eleonora Biasin, Annunziata Rossi, Andrea Cirelli, Andrea Spotti, Alessandro Lanzetta, Matteo Dean, Giovanna Cavasola.

Fonte: InfoNodo.org


mercoledì 20 ottobre 2010

22 ottobre, Palermo: Presentazione rivista Zapruder "Brava gente: il colonialismo italiano"



Venerdì 22 ottobre - ore 18.00

FORUM ANTIRAZZISTA PALERMO
LABORATORIO ZETA

organizzano la presentazione della rivista
Zapruder - numero 23

"Brava gente: il colonialismo italiano"

Interverranno:

Andrea Tappi - Uni. Padova
Elena Petricola - Uni. Torino
Stefano Galieni - giornalista

Aperitivo a seguire

sabato 20 febbraio 2010

Sicilia Mondo: I fatti di Rosarno. Quale lezione dalla vicenda calabrese?

La Rosarno è tornata la calma. I rosarnesi hanno sfilato in piazza per rigettare l’accusa di razzismo. Un ritorno alla normalità da tutti auspicato che ci consente alcune riflessioni.
Per capire che cosa è avvenuto, occorre riportare alla nostra memoria lo scenario di vita da inferno dantesco che ha fatto esplodere la guerriglia tra i lavoratori immigrati e la popolazione locale.
Uno scenario brulicante di migliaia di persone che vivono ai margini della città, in un contesto al di sotto dei livelli della dignità umana, sia come alloggio, sia come condizioni igienico-sanitarie, con una retribuzione di assoluto sfruttamento, nelle mani di caporali mafiosi, agenti e subagenti del lavoro sommerso, con 25 euro per otto ore di lavoro meno 5 euro per il trasporto delle camionette. Come bestie. Senza protezione sindacale, legislativa e amministrativa. Sia locale che nazionale. Come schiavi. Senza diritti.
Isolati dalla società rosarnese, impaurita dalla mancanza di relazioni e dalla criminalizzazione mediatica amplificata.
Il tutto sotto gli occhi di tutti. Sindacati ed Istituzioni. Non una parola.
A fare esplodere questo bubbone sociale, è bastata la bravata di due balordi che hanno sparato con un fucile ad aria compressa a due immigrati. Una scintilla che diventa esplosione senza margini.
La reazione dei rosarnesi è stata immediata perché si sono sentiti minacciati a casa propria. E’ subentrata la paura alimentata dalla malavita locale, sempre pronta in occasioni del genere.
L’intervento della polizia ha ristabilito l’ordine con la deportazione di un migliaio di immigrati nei centri di identificazione e di espulsione di altre Regioni. Molti sono fuggiti.
Su questo scenario incivile ed esplosivo, è assolutamente fuorviante affermare che i fatti di Rosarno si possano attribuire alla eccessiva tolleranza. Un falso mediatico sulla verità.
I fatti di Rosarno sono, piuttosto, una pagina nera che richiede approfondimento e richiamo alle responsabilità. Ne parlerà la storia. Ma i veri storici siamo noi che abbiamo assistito alla nefasta regressione culturale del nostro Paese, da sempre modello e testimone di una lunga tradizione di umanesimo e di secolare accoglienza, diventare Paese razzista e xenofobo sotto l’incalzante ed ossessiva adozione di provvedimenti incivili da parte di un Governo che ha perseverato sull’onda lunga di un successo elettorale imbastito sulla paura, sulla criminalità dell’immigrato e sulla insicurezza dei cittadini.
Senza capire che la questione della mobilità umana è un fenomeno di dimensione internazionale che va inserito tra le priorità dei Governi, delle forze politiche, delle Associazioni, con la capacità di gestire integrazione e solidarietà come antidoto ad una società ingovernabile, piena di conflitti, sfruttamenti e violenze.
Occorre convincersi che il mondo non è più quello di ieri, è cambiato e va guardato nel suo complesso e che non può essere più quello delle chiusure e degli egoismi ma un mondo aperto alle relazioni ed al dialogo tra i popoli.
Altra cosa è la linea dura del Governo da tutti invocata e voluta contro ogni forma di criminalità e di violenza, da qualunque parte provenga. Così come è evidente che gli arrivi non possono non essere regolati e contingentati con la precedenza al diritto internazionale di asilo.
Questo lo hanno capito bene gli altri Paesi europei. In Germania la Merkel, già parecchi anni addietro, ha fatto della questione immigrazione la priorità del suo Governo scegliendo l’integrazione. Sullo stesso piano l’Inghilterra, la Francia, la Svizzera, i Paesi Bassi. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: pace sociale, risorsa aggiuntiva allo sviluppo, ricchezza multiculturale.
Diversamente, nel nostro Paese, a guida leghista, è stata scelta la strada della intolleranza, della caccia all’immigrato, identificato con il malavitoso e della persecuzione allo straniero. Non solo campagna mediatica ma provvedimenti legislativi. Basta seguire che cosa è avvenuto in questi ultimi anni.
La segnatura ai minori Rom, il rigetto in mare dei richiedenti di asilo, di donne incinte e di bambini, accordi con Gheddafi per fare sparire gli immigrati nel deserto africano, istituzione di ronde contro gli immigrati gestite da privati, l’introduzione del reato di immigrazione, la discriminazione dei figli di immigrati nati in Italia o arrivati in tenera età ai quali viene impedito di diventare italiani, diniego della cittadinanza a persone perfettamente integrate in Italia, anche da decenni. Con l’aggiunta di una politica di odio e di repulsione generazionale.
Altro che eccessiva tolleranza. Ce ne è quanto basta e forse di più per una cultura razzista. Una deriva pericolosissima dai risvolti tristemente imprevedibili.
Non c’è da meravigliarsi. Il razzismo è una malattia sociale che esplode nei momenti di caduta dei valori, di decadenza morale, di crisi della democrazia e di fragilità delle Istituzioni. E’ la storia che ce lo insegna. Ha trovato le condizioni favorevoli in un Paese incagliato dalla crisi economica, dal crescente livello di disoccupazione e dalla sempre più diffusa povertà di larghi strati della popolazione.
Non per niente l’Unione Europea è ripetutamente intervenuta con giudizi pesanti sui provvedimenti del Governo italiano, senza dire della stampa internazionale che non ha esitato di dare all’Italia il marchio di Nazione razzista.
Per fortuna, non in tutta l’Italia avvengono i fatti di Rosarno e di Volturno. Nella stessa Calabria non mancano esempi e modelli di integrazione. A Riesi, sulla costa ionica, a soli 50 km da Rosarno, dove il sindaco Massimo Lucano ha richiesto di potere ospitare un gruppo di immigrati in fuga avendo realizzato nel Comune un modello di integrazione dove gli stranieri hanno trovato lavoro insieme ai giovani del luogo nei settori dell’artigianato, dove è stata aperta una scuola per l’analfabetismo ed i locali per i bambini, realizzando una convivenza pacifica e produttiva per la cittadinanza. Ma di questi esempi non ne parla nessuno.
In Sicilia dove, nonostante gli elevati indici di disoccupazione, migliaia di immigrati hanno trovato spazio in una convivenza aperta nei confronti dell’altro che arriva. Così come non mancano Comuni siciliani con immigrati eletti nei Consigli comunali, con voto consultivo.
In questo contesto di civiltà mediterranea e di millenaria accoglienza nei confronti dell’altro, Sicilia Mondo, sulle indicazioni del Convegno regionale “Conosciamoci” con le etnie non comunitarie, dell’aprile scorso, ha presentato alla Regione un progetto per la integrazione degli immigrati, già all’esame della Commissione all’Assessorato alla Famiglia.
Come commentare allora i fatti di Rosarno?
Sostituiti dalle immagini drammatiche di Haiti, i fatti di Rosarno diventano sempre più lontani e sempre più dimenticati dalla coscienza collettiva. Ma quale lezione ha lasciato questa vicenda calabrese?
E’ la domanda che facciamo a noi stessi ed a chi ci legge.
Cosa faranno ora o dovrebbero fare la società civile, i partiti politici, lo Stato per reprimere ogni forma di sfruttamento e rimettere tutto nella legalità? Come cambieranno le cose a Rosarno e in Italia?
E’ un interrogativo che diventa preoccupazione amara per la constatazione della assoluta mancanza di contrasto culturale da parte della società civile italiana pur dotata di sensibilità sociale, di tradizioni e di etica cristiana sui temi del diritto alla vita ed alla dignità umana.
Preoccupazione che si incupisce osservando l’indifferenza assordante della stragrande maggioranza di parlamentari bipartisan, di formazione cattolica, ridotti al ruolo di noleggiati dai capi politici sulle linee politiche e sui provvedimenti legislativi del Parlamento avendo perduto la dignità delle idee, dei comportamenti e delle scelte secondo coscienza. Hanno perduto credibilità. Non hanno niente da dire.
Emblematica ed illuminante la parola di Papa Benedetto XVI: “Bisogna ripartire dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura e tradizioni ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell’ambito del lavoro dove è più facile la tentazione dello sfruttamento ma anche nell’ambito delle condizioni concrete di vita. Occorre che le Istituzioni, sia politiche, sia religiose, non vengano meno – lo ribadisco – alle proprie responsabilità”.