Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

Visualizzazione post con etichetta diritto del lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta diritto del lavoro. Mostra tutti i post

martedì 17 gennaio 2012

Lettera aperta degli africani di Rosarno al governo: `Ogni mattina ci alziamo alle cinque per raccogliere il vostro cibo`

Gli immigrati hanno scritto una lettera aperta ai ministri Cancellieri, Riccardi, Fornero e Catania per ricordare la loro situazione. "Abbiamo paura dei caporali, dei padroni, delle forze dell`ordine". "Paghiamo la crisi due volte, la prima come lavoratori e lavoratrici perdendo il posto e la seconda come immigrati, perché perdendo il lavoro perdiamo i nostri diritti".


Al Ministro delle Politiche Agricole e forestali Mario Catania
Al Ministro dell`Interno Anna Maria Cancellieri
Al Ministro del Lavoro Elsa Fornero
Al Ministro per la Cooperazione internazionale Andrea Riccardi

'Siamo i lavoratori che ogni mattina si alzano alle cinque e vanno raccogliere nei campi il vostro cibo. Viviamo nascosti in luoghi che chiamare casa è un insulto. Nostra compagna di vita è la paura. Paura dei caporali, che ogni mattina ci vengono a prendere e decidono chi lavora e chi no. Paura del lavoro perché dopo 10 ore se ci va bene ci troviamo in tasca 15 o 20 euro, se ci va male una pistola puntata. Paura dei padroni che ci trattano come bestie. Paura delle forze dell`ordine perché non abbiamo documenti. Paura della paura, perché siamo invisibili. Perché non possiamo denunciare i nostri sfruttatori. Se camminiamo per strada dobbiamo stare attenti a chi ci fa del male e a chi dovrebbe tutelarci. Siamo nemici per tutti.`

'Siamo gli uomini e le donne che lavorano nelle grandi città, immigrati sotto il costante ricatto del permesso di soggiorno. Paghiamo la crisi due volte, la prima come lavoratori perdendo il posto e la seconda come immigrati, perchè perdendo il lavoro perdiamo i nostri diritti. Siamo quelli che cadono nei cantieri e vengono buttati nella spazzatura, siamo quelle che curano i vostri vecchi e puliscono i vostri uffici!`

'Siamo gli uomini e le donne, italiani/e, che ogni giorno camminano con i fratelli/le sorelle immigrati/e. Contadini e consumatori che si organizzano per sottrarsi alle logiche di sfruttamento e non soccombere alla crisi, per difendere la sovranità alimentare, il proprio reddito e la terra.`

***

Scriviamo insieme questa lettera per denunciare ancora una volta le condizioni inumane che il 'Dio Mercato` impone a migliaia di uomini e di donne. A Rosarno, il 7 gennaio 2010 dopo l`ennesimo atto di violenza subito, scoppia la rabbia dei braccianti africani impiegati nella raccolta degli agrumi. I dannati della terra si ribellano e quello che ne segue sono la caccia all`uomo, i linciaggi, la deportazione di Stato.

Tuttavia migliaia di persone continuano ancora a lavorare per quattro soldi sotto la costante minaccia della Bossi-Fini, del padrone e dei suoi caporali. E di una guerra tra poveri alimentata dalla crisi.

Questa non è Rosarno, è l`Italia. L`Italia dei pomodori, delle patate, delle angurie, dei kiwi… 

Questo è il sistema agroindustriale, voluto dalla UE e dalle organizzazioni padronali. Questo è il capitalismo nelle campagne, la filiera tutta italiana dello sfruttamento, che porta il "Made in Italy" sugli scaffali del mondo e garantisce i profitti alla Grande Distribuzione Organizzata. Auchan, Carrefour, Esselunga, e Coop stabiliscono il prezzo di acquisto ai produttori, un prezzo che i piccoli sono costretti a subire e le medie-grandi imprese decidono di sostenere con l`abbattimento dei costi di manodopera. Ossia con lo sfruttamento dei lavoratori senza documenti. E nelle grandi città la situazione non è diversa. Diversi i lavori, stesso lo sfruttamento.

Da quel 7 gennaio del 2010, però, c`è chi ha deciso di non essere più invisibile. Lavoratori consapevoli di reggere una buona parte dell`economia italiana hanno cominciato a lottare per garantirsi un salario minimo, un alloggio dignitoso, la tutela sanitaria e le norme di sicurezza. I lavoratori deportati a Roma si sono auto-organizzati e hanno ottenuto il permesso di soggiorno e continuano a lottare per l`emersione dal lavoro nero.

Hanno incrociato le braccia a Caserta e Napoli alla fine del 2010. A Nardò nell`agosto 2011 i braccianti hanno scioperato e dopo pochi giorni il Parlamento ha reso il caporalato reato penale. Si stanno auto-organizzando a Rosarno e nella Piana, in un percorso che coniuga la salvaguardia del territorio, le istanze della piccola agricoltura e quella dei braccianti.

Come lavoratori, immigrati ed italiani, contadini e consumatori che lottano per una risposta alla crisi che neutralizzi la guerra tra poveri, chiediamo al Ministro degli Interni Cancellieri, al Ministro dell`Agricoltura Catania e al Ministro per la Cooperazione Internazionale e l`Integrazione Riccardi, al Ministro del Lavoro Fornero di ascoltare le nostre ragioni e le nostre proposte:

CONTRO OGNI DISCRIMINAZIONE, FASCISMO E XENOFOBIA - Vogliamo cambiare il paradigma 'sicurezza`. Dal piano dell`ordine pubblico, repressione e militarizzazione dei territori a quello della giustizia sociale. L`omicidio di Joy e Zhou si consuma in un quartiere popolare dove il progressivo impoverimento di ampie fette di popolazione, comporta la rottura dei legami sociali e l`innesco di una guerra tra poveri. L`ultima cosa di cui ha bisogno Torpignattara è più polizia.

La caccia al negro di Rosarno, il pogrom di Torino, l`assassinio di Mor Diop e Samb Modou a Firenze, sono il frutto di un clima d`odio xenofobo alimentato per anni da diverse forze politiche istituzionali e dai gruppi neo-fascisti da questi tutelati e finanziati. La costruzione sistematica del capro espiatorio, l`immigrato, il diverso, serve come valvola di sfogo al crescente disaggio sociale dovuto ai provvedimenti anti-crisi, alle migliaia di licenziamenti, alla disoccupazione cronica e alla totale precarizzazione delle nostre vite.

CONTRO L`IMPOSIZIONE DELLA CLANDESTINITÁ E LO SFRUTTAMENTO:
  • tutela legale e permesso di soggiorno per i lavoratori vittime del caporalato che denunciano i loro sfruttatori, così come previsto per le donne vittime di tratta;
  • l`abolizione della Legge Bossi-Fini e una radicale revisione delle normative italiane in materia di immigrazione;
  • una sanatoria generale per gli immigrati presenti sul territorio nazionale;
  • la garanzia di un`accoglienza dignitosa per i lavoratori stagionali;
  • un sistema di collocamento pubblico in agricoltura che consenta di smantellare il caporalato;
  • l`instaurazione di indici di congruità che verifichino il rapporto tra fatturato e manodopera impiegata;
  • l`inserimento nei disciplinari di produzione (doc, dop, igp, bio…) di criteri che valutino il rispetto dei diritti dei lavoratori pena il decadimento;
PER LA DIFESA DELL`AGRICOLTURA CONTADINA CONTRO LE SPECULAZIONI:
  • una radicale revisione della PAC (Politica Agricola Comunitaria), che vincoli gli aiuti alla sostenibilità sociale oltre che ecologica delle produzioni, tutelando anche il lavoro e il territorio e instaurando un regime di aiuti specifico per la piccola proprietà;
  • politiche pubbliche di sostegno all`agricoltura contadina (infrastrutture viarie e agricole, servizi urbani nelle zone interne rurali, incentivi alla nascita di cooperative e consorzi tra piccoli produttori, sostegno alle filiere locali e equo accesso alla distribuzione); politiche di sostegno alla conversione produttiva che emancipi i territori dalle monoculture e aiuti diversificazione e integrazione;
  • un intervento sui prezzi dei prodotti agricoli che salvaguardi una corrispondenza tra quanto conferito al produttore e i margini necessari a sostenere i costi di produzione, primo tra tutti la manodopera regolarmente assunta;
  • l`assunzione della proposta della campagna 'Genuino Clandestino` per una regolamentazione dei mercati locali basata sull`autocertificazione partecipata dei prodotti agricoli freschi e conservati;
  • il blocco immediato della svendita dei terreni agricoli demaniali decisa dal Governo Berlusconi e l`attuazione di una riforma agraria che agevoli l`accesso alla terra dei giovani e in generale dei piccoli agricoltori, il recupero dei terreni abbandonati, contrastando le speculazioni.

Fonte: Terrelibere.org


venerdì 3 giugno 2011

L’esercito dei freelance. Il lavoro sta cambiando, è noto.

Nei paesi industrializzati si trasformano i lavori e i lavoratori, assumendo in modo sempre più dinamico nuove forme e identità, che non necessariamente però corrispondono a condizioni economiche e di vita migliori.

Quello che cresce, in particolare, è il lavoro autonomo legato all’economia della conoscenza, alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, ma anche alla continua esternalizzazione dei servizi. È il cosiddetto “terziario avanzato di seconda generazione”, se con “prima generazione” si intende il lavoro delle professioni, degli albi e degli ordini.

Dal traduttore al webmaster, dal formatore all’organizzatore di eventi, dal giornalista al consulente informatico, sono tutti lavori necessariamente flessibili e ad alto contenuto intellettuale e creativo. Tutti parte, comunque, della grande famiglia dei freelance, che abbiamo la partita Iva o un contratto di collaborazione a progetto.

Si tratta di una categoria che le organizzazioni sindacali ancora fanno fatica a rappresentare, se non addirittura a comprendere nella rapida, costante evoluzione. D’altra parte, spesso si tratta di lavori che solo formalmente risultano autonomi e flessibili, perché di fatto sono dipendenti camuffati, pagati poco e con contratti precari. Si stima che questi ultimi, tra contratti a tempo determinato, cocopro e partite Iva, oggi siano circa 4 milioni in Italia.

In occasione del Primo Maggio, il linguista Noam Chomsky ha scritto sul sito Truthout un editoriale dal titolo L’attacco internazionale al lavoro: “Il termine “precarietà”, coniato dagli attivisti italiani, all’inizio si riferiva alla precarietà esistenziale dei lavoratori ai margini, come le donne, i giovani e gli immigrati”. In seguito, secondo Chomsky, l’applicazione del termine si è estesa a una condizione di precarietà crescente per la base della forza lavoro, che subisce progressivamente la desindcalizzazione, la flessibilizzazione e la deregolamentazione.

In ogni caso, la novità è che l’esercito dei nuovi professionisti comincia a sentire il bisogno di muoversi per “rivendicare collettivamente ” – tanto per usare un’espressione fordista – tutele e garanzie, quelle contrattuali così come quelle previdenziali, ad esempio. Sono per lo più giovani, molto qualificati ma con poca esperienza e con pochi contatti, anzi spesso isolati e in competizione tra loro, che però oggi sentono il bisogno – detto in chiave post-fordista – di creare coalizioni, di attivare reti.

Nascono così le prime associazioni e organizzazioni. Un buon esempio in Italia è Acta, Associazione consulenti terziario avanzato, che proprio oggi a Roma presenta il Manifesto. “È un nuovo programma per il riconoscimento del valore del lavoro professionale in Italia – si legge nella presentazione – e intende incentivare e rinforzare la coalizione tra chi non gode oggi di un’adeguata rappresentanza sociale”.

L’esperienza di Acta e delle altre associazioni nate in paesi ad alta intensità di lavoro autonomo – come Stati Uniti e Regno Unito – è illustrata nel saggio appena uscito “Vita da freelance” di Sergio Bologna e Dario Banfi, con una ben documentata analisi delle dinamiche che queste professioni stanno seguendo.

Dal testo emerge con chiarezza anche il ritardo della giurisprudenza italiana. “È necessario portare questi lavoratori nella maglie del diritto del lavoro, sottraendoli alla pura esposizione verso il diritto commerciale. I freelance non sono merce, sono sono imprenditori o capitalisti… sono lavoratori”, scrivono Bologna e Banfi. Dunque, aggiungiamo, hanno diritto a condizioni di lavoro dignitoso, per come lo intendono anche le norme internazionali.

In effetti, per quanto inedite nella forma, le condizioni di lavoro autonomo avanzato, specialmente quando questo è frutto di esternalizzazione, non sembrano poi tanto innovative nella sostanza.

“Nel cosiddetto lavoro a domicilio questo sfruttamento diventa più spudorato che nella manifattura, perché la capacità di resistenza degli operai diminuisce quando sono dispersi (…) perché cresce la irregolarità dell’occupazione e perché la concorrenza fra operai arriva di necessità al massimo”. Lo scriveva nel 1867 Karl Marx, nel libro I del Capitale.


Fonte: Lavoro Dignitoso di Vittorio Longhi



Rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro ILO: Migranti discriminati. La crisi aumenta la discriminazione sul lavoro e in genere favorisce il populismo

Migranti discriminati. La crisi aumenta la discriminazione sul lavoro e in genere favorisce il populismo.

È la conclusione a cui arriva, in estrema sintesi, il rapporto “Uguaglianza nel lavoro: una sfida continua”, diffuso lunedì dall’Organizzazione internazionale del Lavoro, ILO. I soggetti più colpiti sono quelli più deboli in tema di pari opportunità, come le donne e i giovani, ma anche le minoranze etniche e i lavoratori migranti.

Secondo il rapporto, “gli immigrati sono spesso discriminati nell’accesso all’impiego e nel lavoro, in molti paesi sono anche esclusi dai sistemi di protezione sociale”.

L’Italia aveva già ricevuto nel 2009 delle osservazioni critiche per le forme di discriminazione diretta e indiretta, contravvenendo proprio alla Convenzione internazionale 143 sui diritti dei migranti, ratificata nel 1981.

Sulla discriminazione diretta, quella che riguarda le condizioni di lavoro, sono state individuate alcune forme specifiche: il mancato riconoscimento del titolo di studio e delle esperienze pregresse; l’inquadramento contrattuale più basso e meno tutelato pur di ottenere e conservare un posto; il mancato pagamento degli straordinari e di alcune importanti indennità; la mancanza di formazione e sicurezza, elementi che aumentano notevolmente la probabilità di infortuni e di malattie professionali.

Inoltre, il fatto che il permesso di soggiorno dipenda esclusivamente dal contratto di lavoro oggi rende gli immigrati più precari e ricattabili, ma soprattutto li porta a una forma di “autodiscriminazione” spingendoli spesso ad accettare passivamente qualunque tipo di trattamento.

Sulla discriminazione indiretta, invece, si fa riferimento al clima generale di xenofobia e di razzismo, che pregiudica ogni possibilità di integrazione, di coesione sociale e di partecipazione attiva dei migranti alla società in cui vivono.

“La violenza contro gli immigrati non è certo un fenomeno nuovo – spiega l’ILO – ma sembra si sia esteso e sia sempre più evidente in un numero crescente di paesi. Gli abusi possono avvenire sia all’interno del contesto di lavoro sia fuori, dato che sono diverse le aggressioni subite dagli stranieri nelle proprie case e nelle proprie attività. Questo tipo di attacchi è andato avanti nonostante le politiche dei governi mirate a prevenirli e fermarli”.

Riguardo all’Italia, viene riportato il caso di Rosarno, di gennaio 2010: “Dopo due giorni di scontri 53 migranti sono rimasti feriti e oltre mille sono stati spediti ai centri di deportazione”, riferisce il rapporto, citando un comunicato dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati, Unhcr.


Fonte: Lavoro Dignitoso di Vittorio Longhi



sabato 9 aprile 2011

Aprile-maggio 2011: Corsi gratuiti di formazione professionale finanziati dalla Regione Siciliana, tra cui un corso gratuito di italiano, cultura d'impresa, diritto del lavoro e sindacale e informatica


E' possibile pre-iscriversi ai corsi gratuiti compresi nell'offerta di formazione finanziata dalla Regione Siciliana e dal FSE (PROF 2011).

• ADDETTO AI SERVIZI DI RICEVIMENTO
• OPERATORE LINGUISTICO
• COMPOSITORE GRAFICO PUBBLICITARIO
• OPERATORE SOCIO ASSISTENZIALE
• ADDETTO ALLE COMUNITA' INFANTILI
• OPERATORE SOCIO ASSISTENTE ALLA COMUNICAZIONE LIS (linguaggio 
   italiano dei segni)

Per cittadini immigrati:

• ITALY: CITIZEN INSTRUCTION (Alfabetizzazione linguistica e informatica)

   rivolto ad immigrati in possesso di regolare permesso di soggiorno. Il corso,
   della durata di 477 ore, si svolgerà in orario pomeridiano da concordare in
   relazione alle esigenze degli allievi.

   Nel corso sarà privilegiato l’apprendimento della lingua italiana,
   dell’informatica, della cultura d’impresa, del diritto del lavoro e sindacale.


Per informazioni e modalità di predisposizione e invio delle domande, rivolgersi alle sedi di

- Palermo: Piazzale Ungheria, 58 - Tel. 091-321299, Fax 091-315819
E-mail: assforseopalermo@assforseo.it

- Agrigento: Via Mazizini, 124 - Tel. 0922-604613, Fax 0922-605854
E-mail: assforseoagrigento@assforseo.it


Domanda di pre-iscrizione

Scarica la locandina