Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

martedì 15 ottobre 2013

19 ottobre, Milano: Concerto Doudou Ndiaye Rose e la Carovana 4 Africa


Sunugal, con il sostegno di ACRI, Fondazioni4Africa e Fondazione Cariplo e in collaborazione con il Festival Ottobre Africano presenta per la Carovana 4 Africa 2013
DouDou Ndiaye Rose e gli African Griot in concerto
Con la partecipazione di Aliou Ndiaye dell'Orchestra Nazionale del Senegal e Hampaté, cantautore e leader dei Sahel Blues.
Il grande Maestro delle percussioni sabar dirige l'orchestra fondata dai figli in Italia e divide il palco con i due grandi artisti del panorama musicale senegalese, giunti in Italia con il progetto Carovana 4 Africa di Sunugal
Sabato 19 ottobre2013, ore 21.00, Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, Largo Mahler, Milano.
I biglietti sono in vendita al costo di 15 euro all'Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, Largo Mahler Angolo via Torricelli, Milano.
I numeri della biglietteria sono 0283389401/02/03.
Per info: info@sunugal.it , 3281248419

L'Associazione Sunugal, grazie ai rapporti con la diaspora senegalese in Italia e il continuo confronto con il paese d'origine investe oggi le proprie forze nel progetto Carovana 4 Africa 2013, invitando dal SenegalDouDou Ndiaye Rose, una delle punte di diamante della cultura musicale africana, Aliou Ndiaye, suonatore di xalam dell'Orchestra Nazionale del Senegal e Hampaté, cantautore e leader del gruppo Sahel Blues.
I grandi artisti senegalesi si esibiranno sul palco dell'Auditorium di Milano Fondazione Cariplo insieme all'ensamble degli African Griot, gruppo fondato figli e dai nipoti di DouDou Ndiaye Rose e da lui iniziati all'arte delle percussioni sabar.

Il progetto Carovana 4 Africa di Sunugal intende coinvolgere Italia e Senegal in uno scambio artistico musicale e teatrale. Scopo dell'iniziativa è sensibilizzare riguardo alle pratiche di co-sviluppo tra i due paesi, sottolineando come il mezzo artistico possa essere veicolo alla creazione di una via preferenziale per l'innesco del confronto culturale. Il co-sviluppo rappresenta un modo costruttivo di approccio ai fenomeni migratori e al confronto con la diaspora, ponendo l'accento su quanto di positivo i migranti possano a fare tra territorio di accoglienza e quello di origine.
Dou Dou Ndiaye Rose è per tutti il Maestro dei griot, i detentori dei segreti della cultura orale, ambasciatore del Sabar, famiglia di percussioni che rappresenta uno dei più importanti strumenti musicali dell'etnia Wolof, ha diffuso la tradizione musicale senegalese in Europa, America e Giappone. Oggi energico ottantatreenne onora il suo pubblico italiano e senegalese in Italia dirigendo l'orchestra degli African Griot, una decina di percussionisti selezionati tra i cinquanta che normalmente compongono la sua ensemble e dividendo il palco con Aliou Ndiaye, suonatore di xalam dell'Orchestra Nazionale del Senegal e Hampaté, cantautore e leader del gruppo senegalese Sahel Blues.


lunedì 14 ottobre 2013

Festival di Internazionale: La violenza contro il corpo femminile colpisce anche le migranti

La violenza contro il corpo femminile non risparmia nessun Paese. E colpisce anche le migranti. Voci dal Festival di Internazionale.

Tracciare una linea che delimiti il fenomeno è impossibile. Non esistono confini territoriali, culturali, etnici o religiosi al di là dei quali non si compia, ogni giorno, violenza contro il corpo femminile. È un dramma trasversale che non risparmia nessuna: italiane, afghane, cinesi, congolesi, statunitensi, messicane… E migranti di ogni nazionalità. Perché quando una donna si mette in marcia verso l’ignoto è consapevole che tra i rischi che corre c’è anche l’abuso. E se lo affronta, a volte è anche perché sa che le violenze durante il tragitto saranno transitorie, mentre quelle che rischiebbe restando a casa, non avrebbero fine. Non è una coincidenza che, in un momento in cui anche in Italia è aperto il dibattito sul femminicidio, tra gli argomenti più dibattuti al Festival della rivista Internazionale, tenutosi una settimana fa a Ferrara, ci sia stato proprio la violenza sulle donne.

«È un’epidemia», sancisce Rebecca Solnit, saggista statunitense. «E come tutte le epidemie può essere curata e ridotta nella sua virulenza. Tanto più che non è biologica, ma culturale e sociale». Urvashi Butalia, indiana, fondatrice della prima casa editrice femminista nel suo Paese (Kali for Women) aggiunge: «Si devono trovare nuove armi contro questa epidemia. Come la conoscenza: bisogna dare voce alle donne, perché possano raccontare le loro storie e diventare consapevoli che, dopo uno stupro, può esserci ancora vita». Le parole, dunque, possono costituire la salvezza. Così è stato per Mona Eltahawy, attivista egiziana che dopo anni negli Usa è tornata nel suo Paese quando è iniziata la rivolta contro Mubarak. «Twitter mi ha salvato la vita», racconta. «Sono stata arrestata dai militari, trattenuta per 12 ore e sottoposta a violenze di ogni tipo: se non fossi riuscita a comunicare con l’esterno tramite un tweet, forse sarei morta». Mona non intende arrendersi: «C’è una rivoluzione politica che sta avvenendo nel mio Paese, ma fallirà se non si accompagnerà a un cambiamento di mentalità che riguardi anche le questioni di genere», sostiene. «Abbiamo una doppia rivoluzione da combattere: contro il regime politico per le strade e contro il regime domestico dentro le case. Io parlo apertamente delle violenze che ho subito, non ho niente di cui vergognarmi: la vergogna è di chi mi ha usato violenza».
Avere il coraggio di raccontare l’inimmaginabile può cambiare le cose: ci crede Chouchou Namegabe, giornalista della Repubblica Democratica del Congo che ha fondato Afem, un’associazione di donne che lavorano nei media e impiega tutte le sue energie e la sua professionalità per svelare gli orrori compiuti nel Sud Kivu. Si tratta di una zona ricchissima di minerali che miliziani di ogni provenienza ambiscono a controllare. Per convincerne gli abitanti ad andare via aggrediscono le donne. «Ne usano il corpo come un’arma di distruzione di massa: sanno che se annientano loro, l’intera comunità sprofonda», spiega. La sua è un’area poco sviluppata e la radio è l’unico strumento per fare informazione. «La prima volta che abbiamo trasmesso la testimonianza di una donna, la gente si è ribellata: non si doveva parlare apertamente di certe cose, sono problemi femminili! Ma non è così: questo dramma riguarda l’intera comunità». Ascoltare i resoconti di Chouchou Namegabe ferisce nel profondo dell’anima: figli costretti a stuprare la madri; madri costrette ad assistere all’uccisione dei figli e poi a mangiarne la carne. Chouchou ha imparato le parole per descrivere questi orrori, ma non sembra credere che per tanta, disumana brutalità possa esserci guarigione. O redenzione. Vuole solo portare alla luce la verità. E salvare quante più vittime possibile.

Eppure, a sentire parlare lei e altre donne che si impegnano con il suo stesso coraggio, la speranza sembra quasi tangibile. E di speranza sono fatte le storie di tre migranti: Yergalum, Aminata e Shirin, oggi rifugiate politiche in Italia, che per arrivare in Europa hanno affrontato un viaggio infernale, sfuggendo a un inferno ancora più insopportabile. Le racconta il giornalista Luca Attanasio in un libro dal titolo quasi ovvio: Se questa è una donna (L’erudita, 13 euro), uscito l’anno scorso e ripubblicato qualche mese fa con la prefazione di Silvia Costa e la quarta di copertina firmata da Laura Boldrini. Yergalum è una ragazza etiope, fuggita da un matrimonio con un uomo di 40 anni più vecchio, la quale grazie all’aiuto economico di un giovane innamorato (quattromila dollari le tocca versare “nelle casse delle mafie di mezza Africa”) riesce ad attraversare buona parte del continente, sopravvivere a mille sopraffazioni e imbarcarsi infine per Lampedusa. Aminata, in Burkina Faso, viene salvata dalla zia mentre si trova sul letto dove sta per essere infibulata e vive anni di persecuzione per questa scelta “eversiva” fino a quando non riesce ad arrivare in Italia. Shirin, iraniana data in sposa quattordicenne a un uomo afghano, dopo anni difficilissimi racimola con la complicità della madre abbastanza denaro per attraversare, con la figlioletta, tutti gli stati che la separano dall’Italia.

Ma da dove arrivano le storie che Luca Attanasio, presente anche lui al Festival di Internazionale, racconta? «Nel 2010 il direttore di un Centro di recupero per le vittime di tortura di Roma mi ha chiesto di aiutarlo a raccogliere dati e storie. Tra tutte le donne con cui ho parlato, queste tre sentivano più forte il desiderio di raccontare, di liberarsi. Le ho incontrate molte volte, alla presenza di una psicologa. E ascoltandole, quella che doveva essere un’inchiesta giornalistica ha preso naturalmente la forma di un racconto letterario», risponde l’autore. Cosa fanno ora le tre protagoniste del suo libro? «Yergulum ha 32 anni, vive in una piccola casa-alloggio per rifugiati e sta cercando di costruirsi una professionalità: ha frequentato dei corsi per diventare cuoca e guadagna facendo la colf. Aminata ha 35 anni e abita in un grosso centro di accoglienza per rifugiati. Provenendo da una famiglia colta, oltre a lavorare come badante presso tre famiglie, studia per diventare perito turistico: l’Università Gregoriana le ha messo a disposizione una stanza perché possa concentrarsi in pace. Shirin ha 31 anni e la sua è la situazione più difficile: oggi ha tre figli, ma due le sono stati tolti. Anche se li adora, non è in grado di occuparsene: le esperienze di violenza che ha alle spalle la perseguitano. Ci sono dettagli agghiaccianti, nelle storie di queste ragazze, che io stesso ho scelto di non inserire nel libro perché non sarebbero sembrati verosimili». Che idea si è fatto, attraverso questo suo lavoro, della migrazione al femminile? «Il coraggio che hanno le donne che migrano è il doppio, il triplo, di quello che hanno gli uomini. I viaggi che affrontano sono vere e proprie odissee. E una volta giunte a destinazione mostrano una motivazione ferrea a rifarsi una vita. In un Paese come il nostro, afflitto dalla corruzione, che ha perduto senso e valori, dove ogni giorno si contano le vittime dei femminicidi, come si fa a considerare donne così un problema e non una risorsa? La loro determinazione, insieme al senso di gratitudine che provano nei confronti dell’Italia che le ha accolte, possono insegnarci tantissimo. E contribuire a creare una società migliore».

Gabriella Grasso
Su Corriere Immigrazione del 14 ottobre 2013

13 ottobre, Palermo: Consulta delle Culture: presentati i candidati

 Si è svolta oggi [13 ottobre 2013, ndr.] presso la sala De Seta dei Cantieri culturali alla Zisa, la presentazione dei quarantacinque candidati alla Consulta delle Culture, organo rappresentativo di tutti coloro i quali hanno una nazionalità diversa da quella italiana o che hanno acquisito la cittadinanza italiana ed è un organo consultivo e propositivo per le scelte di governo dell’amministrazione.

Saranno complessivamente 21 (di cui almeno 7 donne) i e le componenti del nuovo organismo, che saranno eletti con una consultazione elettorale che si svolgerà domenica 20 ottobre dalle ore 8.00 alle ore 20.00.

Nel corso della manifestazione, cui hanno partecipato anche il Sindaco Leoluca Orlando e gli Assessori Giusto Catania, Francesco Giambrone e Agata Bazzi, ogni candidato ha spiegato le ragioni della propria scelta.

“La Consulta delle Culture – ha detto il Sindaco Orlando – rappresenta tutti coloro che hanno un passaporto diverso da quello italiano ma che vivono costantemente a Palermo, città che dimostra ancora una volta di saper convivere con 125 nazionalità diverse e con 100 lingue parlate dando ad ogni cittadino straniero la possibilità del diritto di appartenenza e di rappresentanza per vivere meglio la vita quotidiana sul territorio."


"Oggi – continua il Sindaco – possiamo dire che Palermo è una Capitale della Cultura, sperando di esserlo anche a livello europeo nel 2019, ma non nascondendo che certa Europa non merita Palermo Capitale della Cultura. Questo anche per affermare che siamo contro l'assurda e criminale logica del permesso di soggiorno che ha prodotto come risultato anche la drammatica vicenda di Lampedusa." "Con le elezioni della Consulta delle Culture ampliamo il nostro mosaico con altre importanti tessere dei diritti: essere diversi è il mosaico, essere eguale è la cornice”.

“Oggi è un grande giorno per Palermo – ha detto l'assessore alla Partecipazione Giusto Catania – perché dimostriamo di essere una città interculturale e l'istituzione della Consulta diventa uno strumento utile per dare rappresentanza politica a coloro in quali in questi anni non l'hanno mai avuta. Raccogliamo a una settimana dal voto il grande successo dell'iniziativa con la straordinaria partecipazione delle comunità e con i candidati ormai entrati nello spirito della consultazione che è quello di promuovere la partecipazione, l'impegno e i diritti sociali e politici”

La nazione con più candidature è il Bangladesh (otto candidati). Le candidature sono state raggruppate in sette aree geografiche e gli eletti saranno in proporzione al numero di residenti nella città di Palermo. Sono state presentate 15 candidature per Asia Centro Meridionale (7 eletti); 3 per Asia Orientale e Asia Occidentale (2 eletti); 8 per Africa Settentrionale (3 eletti); 9 per Africa Occidentale (2 eletti); 5 per l’Africa Orientale e Africa Centro Meridionale (1 eletto); 9 dei Paesi membri del Consiglio d’Europa (5 eletti), 8 per Americhe ed Oceania (1 eletto). Le dieci più numerose comunità presenti a Palermo hanno presentato almeno una candidatura: Sri Lanka (5 candidati); Bangladesh (8); Romania (3); Ghana (5); Tunisia (4); Filippine (3); Marocco (4); Mauritius (4); Repubblica Popolare Cinese (1); Costa d'Avorio (2); Inoltre tra i candidati ci sono cittadini di Cuba (2), Brasile (2), Capo Verde (2); Pakistan (2) e un rappresentante per Israele, Russia, Belgio, Ucraina, Paraguay, Argentina, Ecuador, Gabon, Colombia, Bulgaria, Polonia.

Gli aventi diritti, secondo i dati ufficiali dell’Anagrafe del Comune di Palermo, sono 20.381 (10.207 donne, 10.174 uomini). Tutti ricevono in questi giorni il certificato elettorale contenente l’indicazione dei seggi dove dovranno recarsi per eleggere i 21 componenti della Consulta delle culture. L’ufficio elettorale del Comune sarà aperto tutti i giorni in orario d’ufficio e domenica 20 ottobre, dalle 8.00 alle 20.00, per permetter il ritiro del certificato elettorale per coloro che non lo hanno ricevuto a casa.

Il Comune di Palermo allestirà 16 seggi elettorali, in dieci scuole diverse, distribuiti nelle otto circoscrizioni:

I circoscrizione: scuola Valverde (via Valverde,1) scuola Madre Teresa di Calcutta (via Maqueda, 53)
II circoscrizione: scuola Amari (via G. F. Ingrassia, 33)
III circoscrizione: scuola F. P. Perez (piazza F. P. Perez, 1)
IV circoscrizione: scuola Montegrappa (via Gustavo Roccella, 37)
V circoscrizione: scuola De Amicis (via Nazario Sauro, 11)
VI circoscrizione: scuola Collodi (via Briuccia, 89)
VII circoscrizione: scuola S. Domenico Savio (viale della Resurrezione, 1)
VIII circoscrizione: scuola Archimede (piazza Castelnuovo, 40) scuola
Marconi (via Antonino Di Giorgio, 4)

Ufficio Ufficio Informazione Istituzionale del Comune di Palermo

La mia fuga dall’inferno dell’Eritrea

Non vedeva suo fratello dal 2005, lo ha riconosciuto attraverso la foto scattata dalla Scientifica dopo il naufragio del 3 ottobre. Nell’hangar di Lampedusa Asku ha pianto e pregato a lungo sulla bara di Bimnet, 36 anni, professore in divisa nello stato-caserma eritreo, che a febbraio ha disertato ed è scappato in Sudan con i suoi allievi-militari che sognavano l’Europa per sfuggire alla coscrizione forzata a vita. Sapevano i rischi che correvano, ne fuggono 3.000 al mese secondo l’Acnur verso l’Etiopia o il Sudan. E molti, sempre di più, arrivano profughi in Italia, dove una polemica politica insensata e persino disumana riesce a fare peggio di una cieca e inadeguata normativa li bolla come clandestini.

Sono le generazioni perdute dell’Eritrea, una ferita che non si rimargina. Perdute in Europa e in America. La terra promessa per Bimnet si chiamava Wiesbaden, in Germania, dove Asku, oggi 53enne, vive dal 1980 con la famiglia e dove c’è già anche un altro fratello. È il primo parente delle vittime dell’ecatombe giunto sull’isola per il riconoscimento. Appresa la notizia del naufragio, ha avuto conferma che Bimnet si trovava sul peschereccio affondato da uno degli allievi fermo a Tripoli perché non aveva i 1.600 dollari per la traversata. «Quando Bimnet viveva nel quartiere eritreo di Khartoum – racconta Asku – ci sentivamo spesso. Ho fatto domanda di ricongiungimento in Germania per farlo entrare legalmente, ma l’attesa è diventata troppo lunga. Gli ho mandato parecchio denaro, ma i suoi allievi e i suoi amici avevano fretta di partire per la Libia e l’hanno convinto a muoversi all’inizio di agosto. Era scritto in Cielo che dovesse finire così».

Siamo in un bar in centro a Lampedusa, dove Asku ha dato appuntamento a uno degli allievi del fratello scampato al naufragio. Vuole ricostruire le ultime ore di vita di Bimnet dalla partenza in Libia alla morte. I trafficanti avevano sequestrato ai passeggeri i cellulari, e il black-out è stato totale. Si aggrega Adel, 39 anni, eritreo di nazionalità svedese che nel naufragio ha perso il fratello Adam, 24enne, un gigante asmarino – arruolato a forza ancora minorenne nelle forze speciali – che aveva disertato due anni fa.

«Ha vissuto ad Addis Abeba – conferma Adel – poi in marzo è arrivato a Khartoum per tentare la strada europea via mare. In Svezia non sono possibili infatti i ricongiungimenti». Adel è arrivato ieri a Lampedusa, sapeva dell’imbarco del fratello sul peschereccio e della sua morte, ma non lo ha ancora riconosciuto dalle foto mortuarie e ora attende i nuovi ritrovamenti per poter dire qualcosa ai genitori in patria.

Alex (nome di fantasia) 20 anni, era amico di entrambe le vittime, ora fratelli nella morte. Ha condiviso la vita a Khartoum, nelle galere tripoline e infine sul ponte del peschereccio, vicino a uno degli scafisti. È un cristiano pentecostale, religione non riconosciuta dallo Stato eritreo. Suo padre è stato incarcerato per la sua fede, sua madre e due fratellini sono rimasti a Khartoum, la sorella maggiore è esule a Londra. «Siamo stati in prigione a Tripoli per un mese – racconta – poi siamo riusciti a evadere. Bimnet ha pagato 2.000 dollari le guardie per le chiavi, ma nella fuga si è azzoppato e non è mai guarito».

Contattati i trafficanti, sono stati rinchiusi per un altro mese in un capannone vicino a Tripoli, Poi la notte di una settimana fa in un’ottantina sono saliti su un camion coperti da teloni e a Misurata sono stati ammassati sui gommoni, a gruppi di 130 alla volta.

«Così – prosegue il giovane – ci hanno portato al peschereccio fermo al largo. Eravamo 520, ma il capitano più giovane, che poi è annegato, ne ha fatti tornare a riva 20 perché eravamo troppi. La destinazione era la costa siciliana, e ci aspettavamo 60 ore di navigazione. Dopo 26 ore abbiamo visto delle luci, il capitano ha detto che era Lampedusa e ci fermavamo perché imbarcavamo acqua. Eravamo ammassati sul ponte. A bordo ho visto salire almeno 80 donne (se ne sono salvate 4, ndr) di cui 4 incinte e 16 bambini. Sono scese nella stiva, credo abbiano pagato di meno».

Tra le persone imbarcate, secondo il ragazzo, sette etiopi e due sudanesi. Conferma che due navi li hanno avvicinati e hanno proseguito senza aiutarli. Conferma che la carretta era ferma a 600 metri dalla riva, tra Cala Croce e Cala Madonna, non lontana dal porto. Conferma che l’incendio è stato provocato da una coperta bruciata per attirare l’attenzione. Nel fuggi fuggi il natante si è rovesciato. Alex si è buttato subito, ma Bimnet, azzoppato, ha perso attimi preziosi ed è affogato. Adam il gigante non sapeva nuotare ed è ancora a 47 metri sotto il mare.

Chiedo se il naufragio spaventerà gli eritrei rimasti in Libia. Asku sorride amaro. «Niente li può fermare». Don Mosè Zerai, cappellano cattolico degli eritrei in Svizzera, al telefono denuncia di essere stato contattato da 50 donne imprigionate con 36 bambini tra i 2 e i 13 anni in un centro di detenzione libico a Garaboulì. Quotidianamente vengono stuprate dalle guardie libiche. In Libia il problema dei profughi si risolve così. Meglio la morte in mare che questo inferno, hanno detto le donne disperate al prete. No, niente li può fermare.

Paolo Lambruschi su avvenire.it

© riproduzione riservata

venerdì 11 ottobre 2013

Tutti sull’Isola - Scriviamo insieme la Carta di Lampedusa


Tutti sull’Isola - Scriviamo insieme la Carta di Lampedusa

Un sogno, una suggestione e già una proposta. Ripartiamo da Lampedusa per disegnare una nuova Europa
Da troppi anni si strumentalizzano Lampedusa e lo “spettacolo” della sua frontiera per alimentare ansie da “invasione”, per raccontare che l’unica soluzione sono il controllo e l’approccio securitario alle migrazioni, per non parlare mai, paradossalmente, delle ragioni e delle storie di quelle migliaia di donne e uomini che migrano fuggendo da quell’ingiustizia sociale e globale che li rende le ultime e gli ultimi della terra.

E ancora oggi, mentre dopo la morte di 300 persone si accendono finalmente i riflettori anche sulle altre 20.000 inghiottite dal Mediterraneo negli ultimi anni, per l’ennesima volta troppe voci stanno usando Lampedusa in modo strumentale, come accade con il susseguirsi di passerelle di politici sull’Isola che sta scatenando nuovamente la giusta rabbia degli abitanti.

Parlare di Lampedusa, ripartire da Lampedusa, deve avere adesso invece un significato completamente diverso. In questo senso dalle pagine de Il Manifesto il Sindaco Giusy Nicolini, invoca un cambiamento vero delle norme, della politica, dell’Europa intera, proponendo di ospitare questo auspicato processo proprio nell’Isola.

Dal canto nostro sappiamo che la scrittura di nuove regole può avere segni differenti. E se proprio da Lampedusa ripartisse dal basso una spinta per cambiare radicalmente l’Europa, questo Paese, le sue norme e la sua politica?

Dopo la strage di giovedì scorso, anche grazie all’appello per un canale umanitario che insieme a tantissimi abbiamo promosso dalle pagine di Melting Pot Europa, si è aperto un dibattito inedito, impensabile fino a pochi giorni fa. Cosa ci dice la petizione on-line proposta da La Repubblica per cancellare la legge Bossi-Fini se non questo? Di cosa ci parla la proposta di cancellazione del reato di clandestinità? 

Agire questo spazio, mantenerlo aperto, provare a lavorare affinché si trasformi in azioni concrete, è, crediamo, un dovere di noi tutti. Ma per farlo abbiamo bisogno di metterci in cammino abbandonando l’idea che qualcuno possa farlo al posto nostro.

Perché pur essendone stati i promotori, siamo consapevoli del fatto che nonostante questi appelli abbiano contribuito ad aprire una discussione, non sono sufficiente a produrre invece una trasformazione reale delle regole che disegnano lo scenario in cui si consumano le stragi del Mediterraneo e le violazione dei diritti di milioni di cittadini non riconosciuti all’interno dei confini europei. Migliaia di firme insomma non si trasformeranno automaticamente in decisioni politiche.

C’è poi un secondo aspetto, estremamente delicato, su cui è necessario fare chiarezza. Lo spazio di discussione che si è aperto e l’idea di rivisitazione delle regole di cui oggi parlano tutti, da Napolitano a Barroso, da Alfano a Letta, non ha certo una direzione scontata. La discussione verte tutta intorno al potenziamento dei pattugliamenti di Frontex, alla riscrittura degli accordi bilaterali, all’appalto delle domande d’asilo ai Paesi Terzi, al recepimento delle direttive UE, il cui termine di recepimento era stato fatto abbondantemente scadere, a qualche aggiustamento normativo. Tutto condito dalla retorica della lotta ai trafficanti, del rispetto dei diritti umani, della solidarietà europea.

Il dramma di Lampedusa ha di fatto messo in discussione la legittimità delle politiche europee ed italiane in materia di immigrazione. Di conseguenza le istituzioni europee e nazionali si trovano di fronte alla necessità di riscriverne le regole, o alcune di queste, di raffinarne i meccanismi, di annunciarne la cancellazione di attenuarne le spigolature, con lo scopo di poter riaffermare, nella sostanza, l’impianto stesso dell’Europa Fortezza.

Anche la paventata abolizione del reato di ingresso e soggiorno irregolare (che da sola cambia poco o nulla) parla lo stesso linguaggio. Per la politica istituzionale è urgente l’abbandono della simbologia e delle retoriche del pugno di ferro per mostrarsi oggi commossa, così da recuperare sul terreno della governance quel consenso che le morti di Lampedusa hanno affievolito. Ma come sappiamo l’abito non fa il monaco e vi è il rischio concreto che la politica istituzionale dica di voler cambiare tutto per poi invece non cambiare in concreto nulla, affogando nuovamente le speranze di milioni di donne e uomini nelle acque torbide delle larghe intese e degli egoismi europei.

Tocca a tutti noi giocare la partita che si è aperta perché ogni discorso di cambiamento prenda un’altra traiettoria.

Non esistono scorciatoie. Esiste invece la possibilità di ripartire insieme perché l’incredibile disponibilità a mettersi in gioco che abbiamo registrato da parte di molti dopo i tragici avvenimenti di giovedì scorso, possa trasformarsi in un percorso di migliaia di persone, in una riscrittura delle regole attraverso un’elaborazione giuridica, politica, culturale, che sia veramente collettiva. In questi anni ci abbiamo provato in molti. Ma oggi abbiamo la possibilità di farlo in tantissimi.

E’ una suggestione, un sogno, ma può diventare una proposta concreta se ci lavoriamo insieme. A partire da Lampedusa. Ritrovandoci a stretto giro insieme sull’Isola, con chi sull’Isola oggi chiede un cambiamento, insieme a chi ha sottoscritto gli appelli di questi giorni, insieme a chi in questi anni ha elaborato proposte, a chi vuole giocare questa sfida fino in fondo, per dare vita ad un grande meeting, un momento di discussione aperto, tra associazioni, collettivi, organizzazioni e singoli. Per un momento di elaborazione di proposte ma anche di costruzione di una campagna nazionale ed europea per un’Italia senza la legge Bossi-Fini, per un’Europa diversa, senza detenzione, respingimenti, cittadinanze negate e diritti violati. Per metterci a disposizione degli abitanti di Lampedusa e diffondere in tutto il continente le loro istanze.

Per far si che proprio il luogo che in questi anni ha dovuto subire le scelte della politica europea, diventi invece motore di un’ipotesi di cambiamento.

Ritroviamoci a Lampedusa per scrivere insieme la Carta di Lampedusa.

Progetto Melting Pot Europa

Vedi anche
[ 10 ottobre 2013 ]

11 ottobre, Palermo: Fermiamo le stragi nel Mediterraneo. Giornata di mobilitazione nazionale



La tragedia di Lampedusa si aggiunge a decine di altre che si sono consumate negli ultimi anni e che sono costate la vita ad oltre ventimila persone: esseri umani che hanno lasciato il loro paese fuggendo da guerre e persecuzioni o alla ricerca di una vita migliore.

Nel giorno del dolore, dell'indignazione e della vergogna per l'ennesima tragedia di morte nel Mare Nostrum, per fermare i viaggi dell'orrore e per fare in modo che l'esortazione gridata da tutti non sia vana, CGIL-CISL e UIL, nel segno di cordoglio e solidarietà, indicono una mobilitazione nella giornata di Venerdì 11 Ottobre 2013 per una diversa politica in materia d'immigrazione ed asilo.

Le nostre proposte:

1.realizzare un piano per la costruzione di un efficace sistema di accoglienza, anche attraverso l'impegno dell'unione europea, che non può esimersi dalla responsabilità di sostenere una delle più importanti frontiere europee nel mediterraneo;

2. istituire corridoi umanitari per i rofughi che fuggono dalle guerre, rendendo esigibili in condizioni di sicurezza, l'accesso all'asilo ed alle misure di protezione internazionale;

3. riformare la legislazione sull'immigrazione e dotare l'italia di una legge organica in materia d'asilo;
contrastare la tratta degli esseri umani, anche attraverso forme efficaci di collaborazione con i paesi d'origine e di transito di migranti e profughi e colpendo duramente i trafficanti.

CGIL-CISL e UILnon resteranno in silenzio di fronte al ripetrsi di queste tragedie.

il mondo del lavoro si mobilita perchè all'indignazione ed al dolore possa seguire la ricerca di soluzioni concrete.


giovedì 10 ottobre 2013

9 ottobre, Genova: Eritrei genovesi per le vittime di Lampedusa

Il 9 ottobre 2013 la Comunità Eritrea di Genova si è unita al gruppo di pacifisti genovesi in Piazza De Ferrari a Genova per ricordare le vittime del naufragio di Lampedusa e tutti gli altri profughi.
Sono state raccolte alcune interviste tra le persone, che hanno partecipato alla manifestazione pacifica.



25 ottobre, Palermo: Termine di iscrizione per l'esame di Certificazione CILS di lingua italiana per Stranieri


Dopo aver seguito i corsi di preparazione organizzati dalla Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Università di Palermo, tutti gli studenti che hanno sostenuto l'esame CILS nel mese di giugno hanno superato la prova con ottimi voti. In questo modo hanno ottenuto la Certificazione CILS di Italiano come Lingua straniera per i livelli B2 e C1. Soddisfazioni, quindi, non solo per i candidati ma anche per i docenti della Scuola che hanno seguito gli studenti, con lezioni e simulazioni d'esame.
Si chiudono il 25 ottobre le iscrizioni per partecipare alla prossima sessione d'esami, il 5 dicembre 2013. Per iscriversi e per conoscere maggiori dettagli basta consultare l'apposita sezione del sito Itastra.
Per conoscere tutte le modalità di iscrizione cliccare qui.
Per conoscere prossime date cliccare qui.

25/10/2013
(A1 e A2 - modulo per l'integrazione in Italia)
Iscrizioni entro il 24/09/2013

5/12/2013
(A1 e A2 - modulo per l'integrazione; A1 e A2 modulo bambini;  A1 e A2 modulo adolescenti; B1 adolescenti; A1/A2, UNO-B1, DUE-B2, TRE-C1,QUATTRO-C2)
Iscrizioni entro il 25 ottobre 2013

11 ottobre, Palermo: I diritti umani in Bielorussia: testimonianze

Convegno 11 ottobre 2013

I diritti umani in Bielorussia: testimonianze

Palazzo Steri, Piazza Marina ore 17.00
Organizzato da Amnesty  International con il supporto e l'egida dell'Università.

Tale manifestazione vedrà la presenza e le testimonianze di significativi testimoni Bielorussi, attivisti perseguitati dal regime, e di una ricercatrice del Segretariato Internazionale di AI che opera sul campo in quel paese.


mercoledì 9 ottobre 2013

12 ottobre, Palermo: Mare Nostrum. Fiaccolata per le vittime della strage di Lampedusa

Non c'è figlio che non sia mio figlio .

Nè ferita di cui non sento il dolore

Non c'è terra che non sia la mia terra .

E non c'è vita che non meriti amore…

 

Fa' che non sia soltanto mia questa illusione …

fa'che non sia una follia credere ancora nelle persone.

 

(Luce -Fiorella Mannoia)


FIACCOLATA

 PER LE VITTIME DELLA STRAGE DI LAMPEDUSA

"SANGUE NOSTRUM"

La strage di Lampedusa: "È una vergogna"… Siamo tutti responsabili.

Per risvegliare le nostre coscienze, perché ciò che è accaduto non si ripeta mai più !!

SABATO 12 OTTOBRE H 21.00 PIAZZA POLITEAMA

Promotori:

Jodit Abraha (comunità eritrea-etiope Palermo)

Osservatorio contro le discriminazioni razziali Noureddine Adnane

Laici Missionari Comboniani Palermo

S.Chiara-Salesiani Palermo

CGIL

Associazione Arca

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Laboratorio ZETA


martedì 8 ottobre 2013

4 ottobre, Palermo: Sangue nostro. Il racconto della giornalista e fotografa © Francesca Romano, 2013

Sangue nostro di Francesca Romano *

Palermo, 4 ottobre 2013

In un pomeriggio afoso di ottobre in via Cavour, a Palermo, davanti alla Prefettura, sta arrivando un gruppo di persone che protesta e racconta cosa c'è dietro le tragedie dei migranti. Un naufragio, ieri, l'ennesimo, a poche miglia dalla costa di Lampedusa, causato da un incendio appiccato per cercare aiuto. Il fuoco è devastante a causa della nafta sparsa in coperta. Muoiono 111 persone, molte sono disperse e 155 sono sopravvissute, di cui solo 6 donne. La maggior parte di loro sono state vittime di violenza durante il viaggio, stuprate e rinchiuse sotto coperta. 

Il gruppo di manifestanti si concentra nel marciapiede di fronte la Prefettura, attraversiamo la strada e una giovane donna prende la parola, urla le sue ragioni sul naufragio di Lampedusa con un piccolissimo megafono, due occhi azzurri penetranti e una voce cristallina e convincente, è Alessandra Sciurba, precaria all'università di Palermo, ricercatrice in Filosofia del Diritto e attivista in un centro sociale, il Laboratorio Zeta. Lei li vede ogni giorno i migranti, fanno parte della sua vita, sono anche tra i suoi amici. Accusa con competenza i governi che fanno leggi sulle migrazioni che sono la diretta causa di queste tragedie.

© Francesca Romano, 2013
Incontro un altra donna che insegna l'italiano agli stranieri all'Università di Palermo. Si chiama Tindara Ignazzitto e ha la forza di accogliere in sé le istanze di molti, mi parla del “Coordinamento Anti tratta Favour e Loveth“, intitolato a due migranti uccise a Palermo, vittime della tratta delle schiave. Tindara puntualizza il fatto che i giornali le hanno appellate "prostitute", come se avessero scelto di farlo. Succede molto spesso che queste donne siano costrette a prostituirsi per pagare i debiti del viaggio. E qui si muore anche così, miseria, prostituzione, violenza, schiavitù a Palermo. Cambiamo le parole, quindi, afferma Tindara, sono donne "prostituite", non hanno avuto altra scelta.

Gira con la sua canottiera rossa e lo zaino in spalla Nino Rocca, pensionato, da anni volontario nel "Coordinamento anti tratta" e racconta la storia di Elizabeth e del compagno che scappano dalla Liberia durante la guerra civile del 2005, si aggregano a una carovana di persone che vanno verso l'Italia. Vicino alle coste la barca affonda e molti perdono la vita. Elizabeth è incinta, sopravvive e col suo compagno arriva ad Agrigento, partorisce la sua bambina arrivata a Palermo e poco dopo il compagno la lascia sola. La sua vita prosegue, assistita dai volontari dei centri sociali.

I migranti sono il sangue della nostra terra ormai, “Sangue Nostrum", scritto sul lenzuolo della protesta.

© Francesca Romano, 2013
http://www.francescaromano.it/sangue-nostrum/

* Francesca Romano è giornalista grafica, si occupa di progettazione grafica e impaginazione e fa parte dello staff creativo di due testate: F e Natural Style.

8 ottobre, Palermo: Lingue di minoranza e politiche linguistiche in Argentina

Martedì 8 ottobre, alle ore 14.00
Aula 9 del Polididattico
ed. 19 di viale delle Scienze

Liliana Perez e Patricia Rogeri
dell'Università argentina di Rosario
terranno una conferenza dal titolo

"Lingue di minoranza e politiche linguistiche in Argentina"

Le due docenti sono a Palermo nell'ambito del progetto di collaborazione
fra l'Università di Palermo e l'Università di Rosario
che prevede attività di ricerca e scambio di studenti e docenti.


14-20 ottobre, Palermo: Settimana del cinema spagnolo di oggi

Settimana del Cinema Spagnolo di Oggi

Dal 14 al 20 ottobre 2013 alle ore 21.00

Cinema Vittorio di Seta - Cantieri Culturali alla Zisa
Via Paolo Gili, 4

Ingresso libero

Semana de cine español

In occasione della Festa Nazionale della Spagna, l'Instituto Cervantes di Palermo in collaborazione con l’Ambasciata di Spagna in Italia e il Consolato Generale a Napoli presenta la rassegna: “Semana de cine español actual”. 

La rassegna è composta da produzioni cinematografiche contemporanee di successo, realizzate da importanti registi spagnoli.

Il programma si compone di cinque proiezioni che ci proporranno generi diversi:

Il dramma sociale con “A puerta fría” di  Xavi Puebla (2012), Premio della Critica e miglior attore protagonista (Antonio Dechent) al Festival di Málaga.

Il genere d’animazione con “El Apóstol” di Fernando Cortizo (2012), Premio Goya: nominata per il miglior film d'animazione, Sitges Festival: nominata per il miglior film d'animazione, Festival di Annecy: Premio del Pubblico.

Il documentario “Mapa” di Elia León Siminiani (2012), Sevilla Festival: Miglior Documentario, Premio Goya: Nominata per il miglior documentario.

 Il thriller “Grupo 7” di Alberto Rodríguez (2012), vincitore di due premi Goya, Candidato a 16 premi Goya, tra cui Miglior Film.

Si chiude con il genere d’animazione con “Arrugas” di Ignacio Ferreras (2011), Premio Goya 2012: Miglior Film d’animazione, Migliore scneggiatura adattata, Cartoon Movie di Lione 2012 Miglior Produzione Europea.

Grazie ad una selezione di film di qualità, il pubblico di Palermo potrà conoscere il panorama attuale del nuovo cinema spagnolo con film recenti che hanno ricevuto importanti premi ed hanno catturato l’attenzione di pubblico e critica. 

Tutti i film sono in versione originale con sottotitoli in italiano

I film saranno introdotti dal critico cinematografico Andrea Inzerillo

Per consultare il programma completo della rassegna clicca qui

Per maggiore informazione chiamare o scrivere

        Instituto Cervantes Palermo
         Via Argenteria Nuova, 33 
         Tel. 091 888 95 60
           cultpal@cervantes.es

sabato 5 ottobre 2013

MARE CHIUSO in streaming gratuito per fermare il massacro dei migranti in mare

Il Mediterraneo inghiotte uomini, donne e bambini in fuga dall'orrore di guerre e persecuzioni. Il mare è il sicario. I mandanti sono i nostri governanti e le loro politiche di "accoglienza", fatte di accordi segreti con dittatori, respingimenti, centri di identificazione ed espulsione e sacchi di plastica. Sono tante le iniziative in corso per porre fine a questo orrore, dalla manifestazione di Amnesty davanti a Montecitorio all'appello lanciato da Melting Pot per l'apertura di un canale umanitario per il diritto d'asilo europeo.


ZaLab denuncia da anni questo questo inaccettabile status quo e vuole oggi dare il suo contributo mettendo in onda gratuitamente Mare Chiuso su Vimeo .

Ti chiediamo di promuovere e diffondere questa iniziativa, firmando l'appello di Melting Pot e diffondendo il documentario, perché più persone possibile vedano con i propri occhi che dietro a queste morti con c'è il caso, ma una deliberata e premeditata volontà dell'Italia e dell'intera Europa di calpestare i diritti e di negare il futuro di migliaia di perseguitati.

Il video rimarrà visibile integralmente dalle 24.00 di oggi venerdì 4 ottobre fino alle 24.00 di domenica 6 ottobre. Il link per vederlo sarà accessibile direttamente dalla pagina di Mare Chiuso

buona visione e a presto,

ZaLab


L'appello per l'apertura di un canale umanitario fino all'Europa di Melting Pot Europa: Andrea Segre: "Dopo la tragedia di Lampedusa - A noi la scelta"

Uno stralcio dell'articolo che Andrea Segre pubblica oggi su Melting Pot Europa. Per leggere l'intero articolo
Il suo Mare chiuso, che racconta le storie dei respinti dall’Italia,
fino alla mezzanotte di domenica sul sito di ZaLab.

"esistono persone al mondo che hanno necessità di viaggiare, o per salvarsi la pelle o per cercare una vita migliore, ma non hanno il diritto di farlo perché altre persone, la cui pelle e la cui vita sono tendenzialmente molto più al sicuro della loro, hanno deciso di negarglielo. Queste persone non stanno ferme a casa a rispettare l’ordine di quelli che stanno bene. Cercano di raggiungere le terre dove stanno quelli che vorrebbero impedirglielo. E siccome in mezzo al viaggio trovano ostacoli naturali e soprattutto militari (le operazioni di contrasto all’immigrazione clandestina di cui sopra) allora si fanno aiutare da gente che dà a loro qualche sgangherato e pericoloso mezzo per superare quegli ostacoli e che per farlo si fa pagare caro puntando sulla loro disperazione e sulla corruttibilità di buona parte degli operatori coinvolti nei controlli delle frontiere.
Attraversare mare, deserto, steppe, montagne per noi europei costa 5-10-20 volte di meno che per migranti non europei: perché per noi è legale quindi sicuro, per loro no quindi insicuro.
Se davvero vogliamo salvare la pelle delle persone che hanno necessità di viaggiare, la prima cosa da fare è garantire loro il diritto di poterlo fare in modo sicuro e umano. Invece siccome questo non lo vogliamo fare, allora facciamo finta di occuparci di loro attaccando i trafficanti e la loro disumanità.
I trafficanti di esseri umani esistono, ma sono quelli che reclutano a forza altri esseri umani per venderli contro la loro volontà. Coloro che lucrano sui migranti per farli attraversare le frontiere che i migranti stessi vogliono attraversare sono, per usare un termine caro alla democrazia italiana, "utilizzatori finali" del sistema di frontiere e muri che l’Europa ha creato intorno alla sua fortezza."
Da leggere anche:

venerdì 4 ottobre 2013

4 ottobre, Palermo e tutta Italia: Tragedia di Lampedusa - Le città si mobilitano

Fonte: Melting Pot Europa

Da Nord a Sud mobilitazioni. Prefetture e piazze per chiedere un canale umanitario per il diritto d’asilo
Un canale umanitario per affermare il diritto d’asilo europeo. Dopo la tragica giornata di ieri e l’appello lanciato da Melting Pot insieme ad altre decine di associazioni e ormai migliaia di singoli cittadini, in molti hanno scelto di scendere in strada "il giorno dopo" perché quel misto di indignazione e amarezza che le immagini della tragedia di Lampedusa ci hanno consegnato, si trasformi immediatamente in una presa di responsabilità da parte del Governo e delle istituzioni europee.

Nelle scorse ore è già inziato il ritornello della politica. Il leitmotive è il rimpallo di responsabilità. Il Ministero dell’Interno, principale colpevole delle vicende di questi mesi (ed i suoi predecessori di questi anni) ostenta lacrime di coccodrillo, salvo poi affermare l’irrinunciabilità alla legge Bossi-Fini. Sullo sfondo rimangono migliaia di cadaveri morti per raggiungere l’Europa che a parte qualche dichiarazione fatica a costruire un quadro comune impernato sui diritti. L’Europa che non c’è, potremmo dire, visto che è essa stessa ostaggio degli egoismi degli Stati che la compongono.

Ma c’è un versante molto più interessante nelle prese di parola di queste ore. E’ quello che riguarda le associazioni, in primis tutti i firmatari dell’appello promosso da Melting pot Europa, che cercano di fare breccia in questa cortina di fumo.
Stasera in diverse città italiane si riempiranno Piazze e strade, per bussare alla porta delle prefetture e affermare la necessità di ripensare completamente il piano normativo, culturale, operativo che i governi hanno spauto offrire sul terreno dell’immigrazione.
Aprire immediatamente un canale umanitario per il diritto d’asilo europeo. Un primo passo per abbattere la Bossi-Fini ed il sistema infernale europeo di controllo dell’immigrazione.

Le iniziative finora segnalate

- Padova, Prefettura ore 18.00

- Venezia, Prefettura ore 17.30

- Vicenza, Prefettura ore 17.30

- Trento, Commissariato del Governo, ore 17.00

- Rimini, Prefettura, ore 18.00

- Perugia, Prefettura ore 17.30


- Schio (VI), Piazza Statuto, ore 18.30

- Trieste, Piazza dell’Unità, ore 18.00

- Roma, Montecitorio, ore 18.00

- Cava de Tirreni (SA), domenica 6 ottobre, ore 19

Per segnalare gli appuntamenti: progettomeltingpoteuropa@gmail.com

Vedi anche

[ 3 ottobre 2013 ]

giovedì 3 ottobre 2013

5 ottobre, Palermo: Inaugurazione mostra Corpi Migranti

Inaugurazione Mostra organizzata dalla famiglia Comboniana

"CORPI MIGRANTI"

che si terrà

SABATO 5 OTTOBRE ALLE ORE 17:30
ALLA BIBLIOTECA COMUNALE DI CASA PROFESSA

Laici Missionari Comboniani
 

Consulta Culture, 12 candidati esclusi, restano 46. Domenica 13 incontro

La commissione elettorale del Comune di Palermo, presieduta dal Dirigente coordinate dell’Area della Partecipazione Sergio Maneri, ha ultimato le procedure di verifica dei requisiti dei candidati alla Consulta delle Culture.
Da un’analisi dettagliata delle cinquantotto istanze si è provveduto a considerare inammissibili dodici candidature, mentre sono state considerate valide quarantasei candidature.
I motivi dell’esclusione dalla corsa elettorale sono riconducibili alle seguenti cause: numero insufficiente di firme per la presentazione della candidatura (minino 50), sottoscrittori non residenti nella città di Palermo, non in regola col permesso di soggiorno oppure non inseriti nella lista degli aventi diritto. Un candidato è stato escluso poiché esso stesso era privo della residenza a Palermo.

“Il lavoro della Commissione elettorale è stato molto serio – afferma l’Assessore alla Partecipazione Giusto Catania – voglio ringraziare i componenti la Commissione che hanno lavorato giorno e notte, supportati dal personale dell’Anagrafe e dagli uffici della Questura di Palermo che hanno dato un contributo fondamentale per accertare la validità dei permessi di soggiorno.”

“La campagna elettorale comincia nel migliore dei modi, nel pieno rispetto del regolamento votato dal Consiglio Comunale – afferma il sindaco Leoluca Orlando – e le elezioni della Consulta della Culture rappresentano  per Palermo un’occasione per dimostrare la vocazione interculturale della nostra città.”

Domenica 13 Ottobre alle ore 9,30, presso la sala De Seta dei Cantieri culturali alla Zisa,  tutti i candidati si presenteranno alla città e sarà l’occasione, ad una settimana dal voto,  per sviluppare i temi principali della campagna elettorale.
Tutti gli elettori riceveranno a casa il certificato elettorale con l’indicazione del seggio in cui potranno votare. Lo stesso Certificato potrà essere ritirato personalmente presso l’Ufficio elettorale di Piazza Giulio Cesare.

Al seguente link al Sito istituzionale del Comune di Palermo l'elenco completo dei candidati, divisi per area geografica, corredato di fotografie, data di nascita e nazionalità.

18 dicembre, Globo: Terza Giornata d’Azione Globale per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati


Terza Giornata d’Azione Globale per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati 

Più che mai insieme per affermare e difendere i diritti delle e dei migranti, rifugiati e sfollati!

Il 18 dicembre del 1990 l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite adottava la Convenzione Internazionale sulla Protezione dei Diritti dei Lavoratori Migranti e dei Membri delle loro Famiglie. L'obiettivo di questa convenzione, frutto di quasi vent'anni di dibattiti e compromessi, era appunto la tutela dei diritti dei lavoratori. Sono passati 23 anni dall'approvazione di questa convenzione e, purtroppo, la salvaguarda dei diritti delle e dei migranti, rifugiati e sfollati è ancora un traguardo da raggiungere. Nessun paese del cosiddetto “Nord” del mondo l’ha ancora sottoscritta e in molti degli Stati in cui è stata ratificata non viene assolutamente rispettata. È necessario continuare una battaglia affinché essa venga adottata da sempre più paesi nel mondo e soprattutto affinché l’adozione non si limiti a un fatto puramente formale.

Le violazioni dei diritti umani che quotidianamente vivono nel mondo i/le migranti, rifugiati ed sfollati evidenziano l’urgenza della costruzione di percorsi di lotta e di rivendicazione che possano affermare un maggiore rispetto dei loro diritti.

Queste violazioni avvengono in diversi luoghi e a diversi livelli. Accadono sempre di più lungo le rotte migratorie, nei luoghi di transito diventati a volte soste permanenti. Luoghi in cui la violenza è brutale e mortale come lo dimostrano il trattenimento e le deportazioni dei migranti subsahariani ad opera dei governi nordafricani con l’aiuto dell’Europa Fortezza, o nelle frontiere nord e sud del México dove mafie e criminali commettono orribile massacri in complicità con lo Stato. In quelle rotte, i migranti e le migranti sono dimenticati, vengono trattenuti ed uccisi, scompaiono o muoiono senza che nessun governo faccia niente, anzi! Si violano i diritti delle e dei migranti, rifugiati e sfollati quotidianamente nei paesi di “accoglienza” dove non li si considera essere umani o lavoratori e quindi soggetti di diritto, ma manodopera da sfruttare o da schiavizzare (come capita spesso con i lavoratori e lavoratrici domestiche e non soltanto) e che può essere rinchiusa e privata della propria libertà contro qualsiasi logica di diritto, espulsa e deportata.

In quasi tutti gli Stati si criminalizza la figura delle e dei migranti, rifugiati e sfollati. Vengono presentati alla popolazione autoctona come delinquenti, come quelli che rubano il lavoro, responsabili della crisi e dell’insicurezza cittadina, dei capri espiatori usati dai governi per distogliere l’attenzione delle società dai veri responsabili.

Noi, associazioni e organizzazioni di migranti, rifugiati ed sfollati e di solidarietà con essi, vogliamo lanciare un forte segnale questo 18 dicembre 2013, Terza Giornata d’Azione Globale per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati affinché si fermino questo massacro continuo e la violazione permanente dei loro diritti. Un messaggio da far arrivare alle istituzioni internazionali, agli Stati e ai governi, ma anche alle società.

Le migrazioni ci stanno offrendo la possibilità di ridisegnare un mondo nuovo, un mondo in cui i diritti non siano un privilegio di chi è nato nelle zone geografiche “giuste” ma qualcosa di valido per tutti e tutte e che quindi non costringa nessuno a rischiare la propria vita per avere un futuro migliore. Un mondo dove migrare o non migrare sia una decisione presa per libera scelta e non per costrizione. Un mondo in cui la libertà di circolazione non sia concepita solo per le merci, ma dove le persone possano anche circolare liberamente, installarsi o non essere sfollate forzatamente. Un mondo in cui ogni essere umano abbia un lavoro degno e si rispetti il principio che essi sono portatori di diritti non solo nei luoghi in cui sono nati ma oltre e al di là delle frontiere. Un mondo nel quale nessun essere umano, nessun lavoratore o lavoratrice, sia illegale!

18 dicembre 2013
Terza Giornata d’Azione Globale
per i Diritti delle e dei Migranti, Rifugiati e Sfollati
Info: info@globalmigrantsaction.orgù
http://www.globalmigrantsaction.org

26 Ottobre, Long Beach: INSPIRE FOR PEACE Meeting and Fair


Saturday, October 26, 2013: INSPIRE FOR PEACE Meeting and Fair. Long Beach, California.

An opportunity for everyone to explore ways they can join Prem Rawat and the Words of Peace charitable foundation to inspire in every person the possibility for peace, now.
Starting in the early afternoon and finishing around 8:00 p.m. local time, there will be an opening session with a range of speakers, plus a Peace Fair exhibiting many initiatives and ways to plug into this effort. And Prem Rawat will address the audience about this wonderful opportunity.
Translation will be available in Spanish, the hall is large, invitations will open soon, and everybody is welcome. Watch this space!
You are invited to book a hotel with us, please click here!
Words of Peace is a charitable foundation. Its work is funded by the generous contributions of people like you who are inspired by peace.

Sábado 26 de Octubre de 2013: INSPIRACION POR LA PAZ. Reunión y Feria. Long Beach, California.

Esta será una oportunidad para todos de explorar las diversas formas en las que puedes unirte ahora a Prem Rawat y a la fundación benéfica Palabras de Paz, para llevar la inspiración de la posibilidad de la paz.
Desde tempranas horas de la tarde hasta alrededor de las 8 p.m. hora local habrá una sesión de apertura en la que hablarán diversas personas, además de una Feria de Paz en la que habrá una exhibición acerca de muchas de las iniciativas y formas de cómo conectarse a este esfuerzo. Luego Prem Rawat se dirigirá a la audiencia y hablará sobre esta maravillosa oportunidad.
Habrá traducción al español, son todos bienvenidos. La sala es grande, la invitaciones estarán disponibles pronto. ¡Estén pendientes!
Lo invitamos a hacer su reserva de hotel con nosotros, haga click aqui.
Palabras de Paz es una fundación benéfica. Su labor es posible gracias a contribuciones generosas de gente que al igual que tú se sienten inspirados por la paz.
WOPG - Words of Peace Global, P.O. Box 2745, Amsterdam, , The Netherlands

martedì 1 ottobre 2013

2-3 ottobre, Palermo: Studenti cinesi dell'Università scoprono la cultura siciliana con lo scrittore Giuseppe Rizzo


STUDENTI CINESI DELL'UNIVERSITA'
SCOPRONO LA CULTURA SICILIANA
CON LO SCRITTORE GIUSEPPE RIZZO



Inizierà mercoledì 2 ottobre il seminario con lo scrittore Giuseppe Rizzo rivolto agli studenti cinesi che stanno frequentando il corso di livello avanzato della Scuola di Lingua italiana per Stranieri (Università di Palermo).

Giuseppe Rizzo, giovane scrittore, si è imposto di recente sotto i riflettori della critica che, entusiasta, ha accolto il suo libro "Piccola guerra lampo per radere al suolo la Sicilia" edito da Feltrinelli.
Il volume, che ha riscosso un notevole successo e giudizi positivi dalla critica, sarà quindi materiale di studio degli studenti provenienti dalla
Sichuan International Studies University di Chongqing (Cina) che stanno trascorrendo una residenza di studio presso l'Università di Palermo e la sua Scuola di Lingua italiana per stranieri. Grazie ad un accordo tra le due università, periodicamente, anche gli studenti dell'Università di Palermo vengono selezionati per trascorrere un periodo di studio in Cina.

Il laboratorio si dividerà in due giornate, il 2 e il 3 ottobre dalle 9 alle 13 e, partendo dal libro, si spazierà tra gli aspetti più significativi della cultura e della società siciliana, sottoposti però da Rizzo ad interpretazioni originalissime, spesso in chiave ironica ma sempre fondate sulla sua solida formazione letteraria. Il libro, infatti,  narra la storia di tre antieroi che, tra discoteche scalcagnate, musica elettronica rock e tarantelle, pupi, cannoli, templi greci, Montalbano e "Il Gattopardo", riescono a far esplodere molti luoghi comuni sulla Sicilia e sull'Italia.


A dare il saluto a Giuseppe Rizzo e agli studenti, la direttrice della Scuola, Mari D'Agostino. Durante i due incontri Rizzo solleciterà continuamente gli studenti, ponendoli di fronte a giudizi interpretativi al di fuori dagli schemi. Sono previste attività di scrittura e di produzione orale sui contenuti del seminario-laboratorio e su alcune parti del libro, condotte dallo stesso autore.