Programma Educazione alla Pace presentato da Tindara Ignazzitto - Consulta per la Pace di Palermo

Programma di Educazione alla Pace - TPRF

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sabato 18 febbraio 2012

Appello per un incontro a Catania fra le realtà antirazziste sul lavoro migrante nelle campagne meridionali

In vista del 1 marzo 2012

Dal 2006 interveniamo a Cassibile per denunciare la piaga del caporalato nel siracusano durante la stagione della raccolta delle patate (aprile/giugno); come ogni anno le istituzioni attrezzano tendopoli per "accogliere" 100/150 migranti (su una presenza di 700/1000) durante l'emergenza, naturalmente l'accoglienza viene garantita solo ai "regolari" e nessuno si pone il problema della verifica dell'assunzione regolare nel lavoro; due anni fa lanciammo la campagna delle patate solidali attraverso alcuni GAS per disincentivare le ditte che non mettono in regolare i lavoratori, ma per avere un minimo d'incidenza sarebbe necessario un coordinamento strutturato fra l'associazionismo siracusano e siciliano. Consideriamo grave l'indifferenza locale che ha rimosso l'eroica lotta dei braccianti siracusani, che riuscì a debellare le piaghe delle gabbie salariali e del caporalato e che costò la vita ad Angelo Sigona e Giuseppe Scibilia il 2/12/1968 ad Avola, a pochi Km da Cassibile.

Dopo le rivolte negli anni scorsi dei migranti a Castelvolturno ed a Rosarno e la significativa esperienza nell'estate scorsa a Nardò, nel Meridione si stanno esprimendo incoraggianti livelli d'autorganizzazione dei migranti e pensiamo che le reti solidali e l'associazionismo antirazzista possano sostenere questi percorsi promuovendo lo scambio d'esperienze ed il coordinamento delle iniziative.

Proponiamo un primo incontro a Catania domenica 26/2 dalle ore 11 in via Coppola 6 (c/o piazza teatro Massimo, angolo via di Sangiuliano) nella sede di Officina Rebelde.

Per organizzare l'incontro del 26 e le iniziative per il 1 marzo indiciamo una riunione mercoledì 22 alle ore 19 in sede, via Caltanissetta 4.

Rete Antirazzista Catanese – 3803266160alfteresa@libero.it
 
 

mercoledì 16 febbraio 2011

La Rosarno spagnola

Come nelle campagne di Rosarno o in quelle di Castel Volturno. Lo stesso avviene nella Costa del Sol, in Spagna, dietro il litorale di Málaga, una delle zone turistiche più importanti del paese.

In questo documentario


del Guardian Salad Slaves “gli schiavi dell’insalata” sono mostrate le condizioni di lavoro dei braccianti africani e dell’Europa dell’Est che raccolgono verdura destinata alla grande distribuzione dei mercati inglese, tedesco e olandese.

Un’industria di oltre due miliardi di euro all’anno, un agrobusiness che ha trasformato l’economia della provincia, un tempo la più povera della Spagna.

Lontani dagli alberghi scintillanti di Malaga, i braccianti parlano del sistema di caporalato e di come vivono dentro le baracche, le chabolas, senza luce, né acqua corrente, spesso costruite con gli stessi materiali delle serre.

Ciò che colpisce è la totale segregazione”, commenta la giornalista Felicity Lawrence. “Mentre sulla spiaggia i turisti bianchi prendono il sole, i neri restano nascosti nelle campagne e sanno di non essere i benvenuti in città”.

Le organizzazioni religiose e alcuni attivisti sindacali, ex braccianti, sono gli unici ad assistere i migranti intrappolati in questa situazione di sfruttamento, perché sono senza documenti e non possono tornare a casa fino a che non hanno abbastanza denaro.