www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


mercoledì 5 febbraio 2014

Palermo: Tratta, appello ai giornalisti: “Non basta raccontare i fatti di cronaca”


Il coordinamento antitratta di Palermo chiede alla stampa un sostegno per stimolare le procure e le altre istituzioni ad avviare un monitoraggio sul fenomeno e delle indagini capillari sullo sfruttamento delle ragazze straniere. 04 febbraio 2014

PALERMO – “Non basta il fatto di cronaca che racconta la retata o la morte di una ragazza vittima della tratta, occorre attivarsi per cercare di stimolare le istituzioni, in primis le procure ma anche gli altri enti pubblici, ad avviare indagini sulla criminalità internazionale che gira intorno alle ragazze straniere, prevalentemente nigeriane e romene, costrette a vendere il loro corpo”. E’ questo l’appello che il coordinamento antitratta di Palermo ha fatto questa mattina alla stampa, invitata ad intervenire sullo stato del fenomeno e su quali strumenti si possono mettere in campo per cercare di arginarlo. Nino Rocca, del Coordinamento antitratta, ha puntato il dito sul giro di profitti altissimi che gravitano attorno al mercato del sesso: “Sappiamo che esiste una criminalità internazionale, soprattutto che schiavizza romene e nigeriane, che è ben radicata sul nostro territorio e soprattutto ben collegata con la criminalità locale. Ci chiediamo perché nessuno ne parli, invitiamo voi giornalisti a fare da pungolo alle istituzioni perché indaghino su una realtà che è sotto gli occhi di tutti”.

Un altro grave neo sul tema è che non esiste nessuna mappatura del fenomeno perché non c’è un osservatorio specifico. Si presume, da quello che dicono tutte le associazioni impegnate nel coordinamento antitratta che, solo a Palermo, la prostituzione interessi circa 500 nigeriane, 200 romene e poi in numeri minori le moldave e le tunisine negli appartamenti.

Dal canto suo, quanto prima il Coordinamento chiederà di avere un incontro con il procuratore capo di Palermo e con il questore per cercare di indagare su chi sta dietro questo giro di ragazze, alcune minorenni, che popolano sempre più diverse strade cittadine.“Chiediamo la costituzione di un pool di esperti che segua le piste contro la tratta - incalza ancora Nino Rocca -. Ci rendiamo conto che il fenomeno è complesso e molto ramificato ma occorre attivarsi. Ai giornalisti chiediamo di non occuparsi soltanto di raccontare le retate oppure di intervenire quando muore qualcuna di loro ma di sostenerci in tutta questa nostra battaglia”.

“Senza avere avuto la possibilità di accertarlo siamo venuti a sapere che quando uno sfruttatore romeno deve sposare una figlia, per raccogliere la somma di denaro di cui ha bisogno intensifica il lavoro sulla strada delle sue ‘ragazze’ - racconta una mediatrice culturale -. Pensiamo che gli intrecci tra la criminalità locale e quella straniera siano forti e ben radicati”. Il coordinamento antitratta di Palermo oltre ad effettuare un giro notturno, alcuni giorni alla settimana, cerca anche, a vario livello, di sensibilizzare le scuole a parlare in maniera adeguata del fenomeno. “Ma ancora tutto questo non basta - continua Rocca - e la criminalità continua ad avere introiti economici enormi”. “Ai giornalisti chiediamo anche di avviare una riflessione sulle strategie di formazione e comunicazione culturale sociale sulla tratta - aggiunge don Enzo Volpe, direttore del centro Santa Chiara - proprio per le forti ripercussioni che ha sul territorio nostro e straniero. Aspettiamo intanto, finalmente, di potere celebrare il funerale di Bose (l’ultima ragazza trovata morta in provincia di Trapani nel dicembre scorso e il cui corpo si trova ancora presso l’ufficio di medicina legale di Trapani, ndr) a Santa Chiara dove i suoi bambini frequentavano la scuola. Quando parliamo di tratta non si deve, poi, relegare il fenomeno soltanto alle straniere perché è una realtà che interessa anche le italiane e dietro ci sono anche italiani”. (set)

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