martedì 15 maggio 2012
17 maggio, Palermo: Seminario "Immigrazione e Integrazione. Il ruolo della Comunicazione nella formazione dell'opinione pubblica"
15 maggio, Palermo: Presentazione del libro "Razzisti a parole" di Federico Faloppa
Da vu' cumprà a vu' lavà,
Mahalla - Maggio 2012 13:27 - Scritto da Alessandra Montesanto
- In Razzisti a parole (per tacer dei fatti) - un saggio edito da Laterza
nella collana Il nocciolo - Federico Faloppa prende in considerazione
parole, modi dire e frasi ricorrenti nella comunicazione degli italiani che
suggeriscono una mentalità ancora molto, troppo chiusa nei confronti degli
stranieri. Ma il linguaggio è anche un pretesto per analizzare le politiche in
atto, il mondo dell'informazione e la società stessa in relazione ai temi
dell'intercultura e delle nuove forme di polis e di cittadinanza.
Lavoro sui temi del libro da una quindicina d'anni, ormai. E proprio dall'osservazione del linguaggio, e dei suoi usi, ho avuto l'impressione che in questi ultimi quindici anni - malgrado nel frattempo la società italiana sia diventata più complessa, si sia arricchita di presenze, sia diventata, per usare un termine chiaro ancorché discusso, molto più "multiculturale" - il nostro modo di rappresentare questa ricchezza, questa "diversità" (in particolare quella apportata dai migranti), e di parlarne, sia diventato paradossalmente più approssimativo, più stereotipico, e poco rispondente alla realtà. Anzi, mi pare che - per una serie di fattori precisi e concomitanti - atti non sporadici di xenofobia, un evidente "razzismo istituzionale" (a questo proposito, invito a leggere il recente libro di Clelia Bartoli Razzisti per legge), un disarmante conformismo dell'informazione - si sia anche creato, in particolare nel decennio 2001-2011, un discorso razzista diffuso, direi egemonico: talmente egemonico da apparire spesso normale, da non fare più scandalo, da non poter essere quasi messo in discussione. Da passare paradossalmente per "realista" (malgrado gli stessi dati lo sconfessino), in opposizione a quel presunto "buonismo" cui si attribuiscono - artatamente - tutti i mali... Da queste constatazioni è nata l'urgenza di scrivere un pamphlet che tentasse di decostruire questo discorso egemonico, proponendo al lettore alcuni semplici esercizi di smontaggio dei "testi" e quindi dei messaggi, più o meno celati, che questi veicolano.
Nel libro ha preso in considerazione alcune parole ed espressioni di uso comune: "negro", "clandestino", "vu' cumprà": soffermiamoci sulla loro accezione negativa - specie nel caso dei "clandestini" e cerchiamo di capire cosa nasconde questa terminologia...
Provo a essere sintetico, anche se certi argomenti - in termini linguistici - andrebbero sceverati con scrupolo. La lingua di per sé non è né buona né cattiva. Dipende dai contesti, dagli usi, da fattori para-linguistici ed extra-linguistici (come, rispettivamente, l'intonazione e le convenzioni sociali, ad esempio). È altrettanto vero, però, che sul piano del significato alcune parole hanno connotazioni negative, valutative, offensive più marcate rispetto ad altre. Ed il significato è legato certo al momento dell'enunciazione, ma anche alla storia, al "peso" che una certa parola porta con sé. Ebbene, gli esempi che lei ha fatto, da questo punto di vista, sono diversi. Negro, seppur etimologicamente "corretto", ha assunto nel tempo connotazioni estremamente negative, ed oggi viene utilizzato soprattutto con intento ingiurioso (in binomi lessicali o espressioni fisse come "sporco negro", "negro di merda"). Clandestino ha conosciuto uno slittamento semantico importante, ed e diventato, soprattutto nell'ultimo decennio, una sorta di iperonimo per migrante, immigrato irregolare, richiedente asilo, rifugiato, ecc.; anzi - questa e la tesi che sostengo - è diventato un termine per indicare non uno statuto temporaneo, ma quasi permanente: si è clandestini ontologicamente, per natura, prima ancora di esserlo di fronte alla legge. Vu' cumprà, neologismo degli anni Ottanta che sembrava scomparso, riaffiora non di rado nel linguaggio giornalistico, ed anzi - in ragione della sua stabilità nella lingua - è diventato anche morfologicamente produttivo (avendo originato i vari vu' lavà, vu' parcheggià, vu' stuprà, ecc.). Queste e altre etichette hanno usi e storie diverse, dicevo. Ma hanno una drammatica affinità: possono essere pericolosamente ambigue, insinuanti, offensive. E sono ormai parte di un lessico xenofobo riconoscibile, strutturato, diffuso. E di cui si fa sicuramente abuso, sia nel linguaggio politico, sia in quello quotidiano e - mi si perdoni il bisticcio - dei quotidiani e dei mezzi di informazione.
Molto interessante il capitolo che riguarda la cosiddetta "Discriminazione transitoria positiva": di cosa si tratta ? E quali sono le conseguenze nei confronti degli alunni stranieri?
Con quel capitolo ho tentato di criticare non solo l'impianto della cosiddetta "mozione Cota" (quella, tanto per capirci, che nel 2008 proponeva l'introduzione di "classi separate" nelle scuole italiane, indirizzate agli "immigrati" o ai "figli di immigrati" che non padroneggiassero l'italiano) - un impianto fondato su pochi triti luoghi comuni, privo di qualsiasi base glottodidattica - ma anche il linguaggio, approssimativo, sciatto, fumoso, con cui essa venne scritta e presentata, dentro e fuori il parlamento. Se si legge con attenzione quel testo, è facile trovarvi lacune, contraddizioni, falsi presupposti che non dovrebbero essere presenti in un documento del genere: un documento che tratta un argomento cosi importante come l'educazione delle nuove generazioni e l'idea di società che, a partire dalla scuola, si vuole costruire. Ma lo stesso esercizio di smontaggio si potrebbe fare su molti altri testi proposti e discussi negli anni scorsi, non solo dalle maggioranze di centro-destra. Perché il punto non è (soltanto) quello di accusare di incompetenza gli estensori di quella particolare mozione. È anche quello di puntare il dito contro i molti, troppi discorsi privi di argomentazioni solide, in tema di immigrazione: redatti per fini elettorali, o sull'onda dell'emozione suscitata da fatti di cronaca più o meno gravi. Tornando alla scuola, non dimentichiamo che questa istituzione ha un ruolo - e una responsabilità - fondamentale. Sia perché - nei fatti - è già da anni un formidabile laboratorio di convivenza, dialogo, "intercultura". Sia perché ha il ruolo, preziosissimo, di trasmettere un pensiero critico e di raccontare la complessità agli italiani e ai "nuovi italiani". Non a caso si è cercato, e si cerca di depotenziarla ad ogni occasione: sottraendole risorse, competenze, autorevolezza.
È ancora in atto, a suo parere, una "politica della paura" che porta a considerare gli immigrati come una minaccia per la sicurezza sociale?
Il governo in carica, per fortuna, ha smesso di calcare la mano sul tema. E anzi, mi pare aver derubricato la voce "paura percepita" dalla lista dei problemi e delle priorità della sua agenda politica. Tuttavia, se a livello politico nazionale la tensione si è (forse) affievolita, ed i toni sembrano meno allarmistici, non bisogna dimenticare che quei veri e propri carceri che sono i CIE (Centri di Identificazione ed Espulsione), sono ancora in piedi, e lavorano a pieno regime. E obbligano alla detenzione coatta centinaia di persone (molte delle quali - tra l'altro - avrebbero diritto a protezione internazionale senza se e senza ma) per le quali è stato di fatto abolito l'habeas corpus. Inoltre, a livello locale (sui media, nelle ordinanze comunali, ecc.), spesso i discorsi paiono essere sempre quelli: "attenzione, elettori, immigrati e rom sono sempre, per definizione, una minaccia!"
Perché la paura e la diffidenza sono rivolte, in particolare, nei confronti dei cittadini rom?
La paura nei confronti degli "zingari" ha origini lontane, e oggi vive - soprattutto - di "sentito dire", quando non di vere e proprie "leggende urbane", bufale (come quella sulle zingare rapitrici di neonati). Per questo è difficile da sradicare, o almeno da ridimensionare, da contestualizzare. Diciamo, in breve, che gli "zingari" hanno storicamente rappresentato (non soltanto in Italia) l'anomalia, l'altro che incombe - a milioni, ma in Italia sono circa 160.000 - sulle nostre certezze e sul nostro benessere, il mostruoso e repellente. Li abbiamo spesso visti, e usati, come capro espiatorio per eccellenza. E li descriviamo - si pensi a certa stampa locale, non solo di destra - come la principale causa di degrado urbano e di tensione sociale. Ebbene, questa "caccia alle streghe" (alimentata spesso ad arte a fini elettorali) dovrebbe finire. E dovremmo smettere di esprimerci per iperboli, senza sapere bene di che cosa stiamo parlando (rom, zingari, slavi, nomadi: siamo sicuri che queste parole siano sinonimi?), e cominciare invece ad affrontare razionalmente le questioni, qualora e quando queste si presentino, evitando ad esempio di "etnicizzare" ogni singolo comportamento, ogni singola devianza.
I mass-media (la stampa e la televisione, in particolare) contribuiscono a veicolare un certo "razzismo democratico"?
A ragione Giuseppe Faso ha coniato, alcuni anni fa, l'espressione "razzismo democratico" (si veda il suo - giustamente fortunato - libro Lessico del razzismo democratico, del 2008), mettendo alla berlina non soltanto gli usi più scopertamente "razzisti" del linguaggio (ad esempio gli insulti cosiddetti "razziali", le espressioni chiaramente offensive) ma anche le formule che sembrano più neutre, e che neutre - a ben guardare - non sono affatto: penso al tanto diffuso «non sono razzista, ma...», penso - come già accennato - all'abuso di clandestino, penso alla stessa parola etnico (ed "etnici" guarda caso sono sempre gli altri), o a giovani immigrati per parlare delle "seconde generazioni", e di persone nate qui, che quindi non sono mai "migrate". Ma non si tratta solo del lessico, che è poi l'aspetto più superficiale. Si tratta anche di argomentazioni fallaci, di errate implicazioni (in presenza di un crimine, il sospetto cade prima sullo straniero), di cliché infondati, di strategie discorsive che riducono i fenomeni migratori - e le rivendicazioni dei migranti - a "problema", o il concetto di sicurezza a una questione di ordine pubblico legata alla presenza di stranieri, ecc. Ebbene, i media (ad eccezione di rari casi) hanno troppo spesso veicolato, più o meno deliberatamente, quest'insieme di pratiche discorsive. O meglio: troppo spesso non hanno fatto nulla per contrastarlo. E non bastano delle scuse una tantum (vedi l'ormai celebre caso de "La Stampa", l'11 dicembre scorso) per fermare la tendenza, per dissimulare l'abitudine. Lo sanno bene i colleghi dell'associazione "Carta di Roma", o dell'associazione "Giornalisti contro il razzismo", o di COSPE, o di "Occhioaimedia", che tentano con attività di monitoraggio e formazione a vari livelli di chiedere ai giornali, e ai giornalisti, di riflettere criticamente su usi e abusi, e di dimostrare maggiore responsabilità e professionalità nel dare notizie riguardanti i migranti, gli "zingari", le minoranze.
Quale soluzione suggerisce per una vera "integrazione" degli stranieri?
Non sono né un politico né un "tecnico". E quindi non ho una "soluzione". Anche perché le soluzioni non possono essere "una" soltanto, né unilaterali. Vanno tentate e negoziate, sempre: tra tutti gli attori sociali (anche, quindi, ascoltando e coinvolgendo gli "altri"). Senza contare che, in termini di "integrazione" milioni di stranieri sono (e si sentono) già parte della comunità nazionale, sono italiani a tutti gli effetti: continuare a non riconoscerlo non solo è profondamente ingiusto nei loro confronti, ma stupidamente errato sul piano della conoscenza dei fatti. L'"integrazione" già c'è, e già - malgrado la complessità dei processi - funziona piuttosto bene: basta guardarsi intorno.
lunedì 14 maggio 2012
19 maggio, Napoli: Le ragazze sottratte alla tratta ospiti alla "Canzone di pace 2012"
Le ragazze sottratte alla tratta ospiti alla "Canzone di pace 2012"
"Made in Castel Volturno" questa volta non è camorra, è la sartoria per donne sottratte alla tratta degli esseri umani che si propongono con una sfilata dei loro prodotti realizzati a "Casa di Alice", in un bene confiscato, una volta casa di vacanza di Pupetta Maresca sul litorale domitio. Un evento tutto da gustare che coniuga la passione per il bello all'impegno civile dei volontari dell'Ass. Jerry Masslo.
Altri ospiti di eccezione i ragazzi dell'Istituto per minori di Airola che presenteranno una versione originalissima della "Gatta cenerentola".
Tante altre sorprese faranno da cornice alla dodicesima edizione della rassegna musicale con dieci gruppi in gara, con la regia di Raffaele Bruno e la direzione artistica di Emanuele Aprile.
La libera sottoscrizione indetta in occasione di tale manifestazione andrà a beneficio dell'"Asilo Gregorio Donato. Centro per i diritti dell'infanzia" di Quihà-Makallè nel nord dell'Etiopia. www.forumgregoriodonato.org - www.scuoladipacenapoli.it
Sabato 19 maggio ore 18,30 - Teatro Totò – via Foria – Napoli
Info: Ass. Scuola di pace - 3333963476
sabato 12 maggio 2012
13 maggio, Palermo: Fuoco, Aria, Mare e Terra Palestinese nel ricordo della Nakba
La comunità Palestinese di Palermo, il Coordinamento di solidarietà con il popolo palestinese ed altre associazioni hanno deciso di dedicare a questo evento una giornata di riflessioni e dibattiti perché convinti che l'arte e gli artisti palermitani possano dare un contributo vitale alla lotta del popolo palestinese e sostenere la lotta in atto di centinaia di prigionieri palestinesi nelle carceri israeliane, dove alcuni di loro sono arrivati al 67° giorno di sciopero della fame.
Associazione Arca
Cobas
Cobas Antirazzista
Rifondazione Comunista Palermo
Arci
Sel Palermo
Associazione Malaussene
Siqiliah Ensemble
Ex Carcere
Forum Antirazzista
La Compagnia dei Focolieri
CONVEGNO BOLOGNA - Quali alternative ai Cie? Costi, class action, proposte emerse e altri casi nei Cie regionali
Quali alternative ai Cie?
Costi, class action proposte
emerse e altri casi nei Cie regionali
I dati
14mila euro annui pro capite per il mantenimento dei Cie contro i 2000 euro delle politiche d'integrazione, in un rapporto di uno a sette, dove i costi della sola gestione dei centri supera di oltre sette volte quello di adeguate politiche d'inclusione.
"I dati sono stati ricavati dalla Corte dei conti e si riferiscono al 2010 – ha affermato Andrea Stuppini, esperto d'immigrazione – I costi dei Cie, stimati per oltre 204 milioni di euro (suddivisi in 140 milioni per la costruzione; 30 milioni per la gestione e 34 milioni per i rimpatri) benchè l'analisi sia approssimata per difetto, superano quelli delle politiche d'integrazione". Questa la dichiarazione del tavolo sui costi dei centri d'identificazione ed espulsione all'atto del convegno Bolognese "Quali alternative ai Cie? Prospettive e proposte" inserito nell'ambito di Transeuropa Festival e promosso da European Alternatives, Rete pirmo marzo, associazione Giù le frontiere, LascieteCIEntrare, People power partecipation, nel quale si sono messe a confronto pratiche e campagne nazionali e internazionali al fine d'individuare azioni e percorsi alternativi per arrivare alla chiusura dei Cie.
I nuovi Casi
Tre almeno i nuovi casi riguardanti i Cie di Modena e Bologna.
Cècile Kyenge denuncia il caso di Fanin, un ragazzo marocchino di 27 anni rinchiuso al Cie modenese da dicembre a seguito di un'aggressione da parte di ignoti che l'ha fatto trasportare prima in ospedale e poi al Cie perchè privo di documenti. Ma Fanin è conosciuto perchè venuto alla ribalta delle cronache quotidiane: qualche mese prima aveva sventato una rapina in una farmacia di Bologna, intervenendo, nonostante l'assenza di regolare documentazione, per fermare e far arrestare i rapinatori, mettendo quindi a rischio la propria incolumità e il proprio futuro nel paese. Un motivo, questo, che ha spinto il legale Fabio Loscerbo a richiedere per lui il permesso per motivi di giustizia che gli è poi stato negato poichè il procedimento per rito abbreviato, relativo alla rapina, si era già concluso. Ieri scadeva invece il nuovo pronunciamento atteso da parte della Questura per una nuova richiesta di permesso per motivi umanitari giustificato dal lodevole comportamento di Fanin. Ad oggi tutto tace.
A margine del convegno la giornalista Laura Pasotti dell'agenzia il Redattore sociale ha denunciato altri casi a seguito della sua entrata al Cie di Bologna di mercoledì 9 nell'ambito della campagna LasciateCIEntrare di aprile. Almeno due donne giacciono nel limbo degli sconvolgimenti politici del loro paese d'origine: Esma, di origine croata ma non riconosciuta nè dalla Croazia né dalla di Bosnia e Zineta, della ex Yugoslavia che con il suo Paese, l'attuale, la Bosnia, non ha più nessun legame. E poi tante altre nigeriane vittime di tratta e di violenze: almeno tre stanno denunciando i propri aguzzini. (se ne allegano le battute di agenzia del 10/05/2012).
Alternative per diminuire l'illegalità amministrativa
Premessa importante e largamente condivisa nei quattro tavoli di discussione è stata la necessità di un decisivo superamento della Bossi Fini, ritenuta artefice di una larga parte della produzione di clandestinità amministrativa nel nostro paese, nell'ottica del rispetto delle convenzioni internazionali firmate, ma inapplicate dall'italia, come quelle contro la tortura, contro la violazione dei diritti umani, seguendo l'idea espressa nel recentemente pronunciamento della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.
Oltre al rispetto dei diritti dei minori e dei richiedenti asilo e dell'applicazione della convenzione di Ginevra, si è auspicata l'adozione della convenzione Onu sui diritti dei lavoratori. Open society Foundation ha invece denunciato la pericolosità delle esternalizzazionidella detenzione dei migranti all'estero "Vi è la necessità - ha detto Costanza Hermanin – di un lavoro di advocacy internazionale con le istituzioni europee: per questo faremo rapporto nella prossima visita dei referenti del comitato prevenzione e tortura del Consiglio d'Europa in Italia e all'arrivo del rapporteur dell'Onu, a settembre, forniremo dati ed alternative".
Dal punto di vista della riduzione dei problemi d'identificazione tutti italiani, la proposta si è focalizzata su percorsi che puntino alla riduzione della clandestinità avviando un differente iter in entrata che superi la logica dei flussi, prevedendo la registrazione al consolato o all'ambasciata per visto turistico, riconvertibile poi in visto lavorativo, con la possibilità di rientro in Italia dopo un certo arco temporale. Ma anche l'estensione dell'art 18 per le vittime dello sfruttamento lavorativo; l'adozione dei permessi per giustizia; leggi su ius soli e cittadinanza che possano essere ampliate ai familiari in modo da avere una gamma di soggetti esclusi, per diritto inclusivo, dall'illegalità amministrativa.
La class action
È inoltre in studio l'estensione su territorio nazionale, del percorso di azione popolare (ex art.9, comma 1, d.lgs. 18.08.2000, n.267), avviato contro il Cie di Bari dove, con l'iniziativa legale class action procedimentale, i cittadini si sono sostituiti al comune citando in giudizio la Presidenza del consiglio dei ministri, il Ministero dell'interno e il prefetto perché rispondano alla violazione dei diritti umani nel Cie a seguito di due accertamenti di verifica delle condizioni interne che si sono rivelate per molti versi inadeguate. "Abbiamo chiesto l'accertamento da parte del tribunale relativamente alla dichiarazione della struttura come detentiva e, tra le altre cose, mancante di un presidio sanitario nazionale a tutela dell'integrità fisica e psichica delle persone trattenute: attendiamo una risposta a luglio – ha spiegato l'avv. Luigi Paccione - La difesa della violazione dei diritti umani all'interno dei Cie è responsabilità della società civile laddove le istituzioni siano mancanti: una società civile che noi rappresentiamo con lo strumento della sovranità sociale quale rimedio democratico per superare le fragilità delle strutture pubbliche".
PRIMO MARZO
giovedì 10 maggio 2012
Tutti gli esercizi di Edilingua diventano interattivi!
| lunedì 7 maggio 2012 | ||
Tutti i nostri esercizi diventano interattivi!
Siamo veramente lieti di poter annunciare una grande novità: a partire da luglio, gli esercizi dei nostri libri più importanti saranno disponibili anche in forma interattiva, con correzione automatica! Oltre al risparmio di tempo che ne deriva, insegnanti e scuole avranno a loro disposizione una serie di dati analitici su ogni singolo studente! | ||
La correzione automatica e la raccolta di dati analitici sono solo due degli strumenti che offre la piattaforma di Edilingua, che molto presto sarà gratuitamente a disposizione di chi usa i nostri libri.
Il 21 maggio saranno rivelati altri strumenti, ancora più utili, che renderanno l'apprendimento dell'italiano un'esperienza veramente unica!
Buon lavoro e... ancora un po' di pazienza.
P.S. i-d-e-e è un acronimo. Secondo voi, cosa significa? Visitate la nostra pagina facebook, indovinate e vincete!
Workshop di Edilingua a Milano
Edizioni Edilingua e "Il libro" di Milano sono lieti di invitarvi il 21 maggio 2012, dalle 16.00 alle 18.30, al workshop tenuto da Marco Dominici (autore e formatore), presso la sede della libreria stessa, in via F. Ozanam 11, e dal titolo:
"Arrivederci!", il nuovo corso di Edilingua: dal libro alla lavagna interattiva multimediale
Per confermare la propria partecipazione vi preghiamo di scrivere a info@il-libro.it con in copia info2@edilingua.it.
Per maggiori informazioni: www.il-libro.it.
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mercoledì 9 maggio 2012
7 maggio, Palermo: Incontro degli studenti stranieri dell'Università di Palermo con il regista Nico Bonomolo
Scuola di Lingua Italiana per Stranieri ItaStra
Università degli studi di Palermo
www.itastra.unipa.it
Comunicato stampa
Incontro degli studenti stranieri dell'Università di Palermo
con il regista Nico Bonomolo
Anche i cortometraggi d'animazione possono essere utili nella didattica e per l'apprendimento della lingua italiana. Questa la riflessione nata durante l'incontro con il regista Nico Bonomolo, tenutasi oggi pomeriggio presso la Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Università di Palermo. Docenti, studenti stranieri e studenti del Master in Teoria, progettazione e didattica dell'italiano come lingua seconda e straniera hanno avuto la possibilità di assistere alla proiezione del primo lavoro realizzato dal giovane regista, Lorenzo Vacirca, un corto d'animazione interamente disegnato dalla mano dell'artista e ambientato a Bagheria. A seguire la proiezione del backstage del suo prossimo lavoro ancora inedito, Fur Hat, utile per comprendere le fasi di creazione di un corto animato. Durante l'incontro docenti esperti e regista si sono soffermati sull'utilità di queste opere. Diverse, infatti, le esperienze già fatte in aula dove il cortometraggio d'animazione è stato utile per apprendere la lingua italiana e sviluppare il lessico, come spiegato dalla docente Tindara Ignazzitto. L'incontro si è concluso con alcune domande poste al regista, che ha dichiarato come le sue opere nascano sempre dalla voglia di far riflettere. Inoltre il cortometraggio animato è per lui una nuova sperimentazione. "Mi sono sempre occupato di pittura e grafica, ma poi ho deciso di mettermi in gioco con una nuova arte a me sconosciuta. Ho imparato il cinema di animazione facendolo."
Palermo, 7/05/2012
12-13 maggio, Palermo: "Qui Emergency Palermo"
il Poliambulatorio di Emergency di Palermo
sito in Via G. La Loggia, 5/a
apre le porte ai cittadini
Le giornate si articoleranno in vari momenti, tra cui l'educazione alla pace per i bambini, una mostra fotografica, la proiezione di un documentario, l'incontro con gli operatori di Emergency che lavorano sui vari progetti in Italia ed all'estero e tanto altro...
In allegato il programma completo.
Vi aspettiamo numerosi!
Tania Macaluso
Mediatrice socio-culturale
Poliambulatorio Emergency Palermo
domenica 6 maggio 2012
6 maggio, Italia/Venezuela: "A Slum Symphony" in onda su RAI5 alle 21.15
Grazie al "Sistema Abreu", oltre 300.000 bambini, dalle Ande fino all'Amazzonia, oggi possono studiare musica partendo dai rudimenti e utilizzando un metodo strettamente legato al gioco. Oltre al valore sociale dell'iniziativa, che le è valso il patrocinio dell'ONU, e l'apprezzamento di Papa Giovanni Paolo II, l'Orchestra Giovanile Símon Bolivar nata da questo sistema, si è conquistata la stima di musicisti come Claudio Abbado, Placido Domingo e Simon Rattle, tutti impressionati dal potenziale umano e musicale espresso dai giovanissimi musicisti venezuelani.
Da questa vicenda artistica e umana, è nata l'idea del film-documentario "A Slum Symphony", che, dopo aver seguito per cinque anni (dal 2004 al 2009) l'attività di questi ragazzi, racconta la loro vita, dalla quotidianità spesso segnata dal disagio sociale, alle tournée nei più grandi teatri del mondo.
sabato 5 maggio 2012
8-13 maggio, Palermo: “Rotte Migranti. Un viaggio diverso dagli altri” - mostra/gioco interattiva
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giovedì 3 maggio 2012
7 maggio, Palermo: Incontro con il regista Nico Bonomolo alla Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Università degli Studi di Palermo
Email: scuolaitalianostranieri@un
martedì 1 maggio 2012
Luglio-agosto 2012, Palermo: Lingua, cinema e arte italiana. Torna la Summer School della Scuola di Lingua italiana per Stranieri dell'Università di Palermo
Piazza Sant'Antonino, 1
Palermo 90134Tel 09123869601













