www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Programma di Educazione alla Pace - TPRF



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


COORDINAMENTO ANTI-TRATTA FAVOUR E LOVETH di Palermo



Aderiscono al Coordinamento Antitratta di Palermo:

Accademia Psicologia Applicata/APA Palermo, ASGI/Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione, Associazione AMUNI’, Associazione Culturale Gruppo Teatro Totem, Associazione Pellegrino della Terra, Associazione Avvocati di Strada, ARCI-Sicilia, Azione Cattolica Italiana-Arcidiocesi di Palermo, Centro Salesiano Santa Chiara, Centro Siciliano di Documentazione Peppino Impastato, CESIE/Centro Studi di Iniziative Europeo, CGIL, CISS/Cooperazione Internazionale Sud Sud, Comitato antirazzista migranti Cobas, DIARIA Palermo, Federazione delle Associazioni e delle comunità Immigrate-ARCA, Forum antirazzista Palermo, IISS “A. Volta”, La Migration-sportello migranti Lgbt - Arcigay Palermo, Laici Missionari Comboniani Palermo, Le Onde, LVIA Palermo, Mezzocielo, Parrocchia S. Antonino, Progetto “La Ragazza di Benin City”, PRO.VI.DE.-Regina della Pace (PROmocion VIda Derechos) Onlus-Palermo, Rete Primo Marzo / Giù  le frontiere, Stran(ier)omavero, Suore Missionarie Comboniane di Palermo, UDI Palermo.

Per info:

Facebook: Coordinamento Favour e Loveth
Segreteria presso CISS tel.: 0916262694





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All’Ordine dei giornalisti e alla Federazione Nazionale della Stampa Italiana
Accendiamo i riflettori sulle nuove mafie

Circa dieci anni fa nei viali della Favorita e nel centro storico della città molte ragazze di colore offrivano il loro corpo a pagamento suscitando l’indignazione e la reazione degli abitanti che gridavano allo scandalo per l’offesa al decoro. Pochi sapevano che quelle ragazze erano e sono delle ragazze schiavizzate nel mercato del sesso da una potentissima organizzazione  criminale che opera da circa 20 anni in tutta Europa e al nord Italia con profitti da capogiro. A Palermo soltanto si calcola, ad esempio, che la mafia nigeriana abbia un profitto annuo di 10 milioni di euro. In Italia, con 6000 mila ragazze per strada, arriva a 300 milioni di euro. E non mancano, nelle strade del sesso, ragazze minorenni, più docili alle maman e più appetibili al mercato.

Contro questa organizzazione criminale, potente di mezzi e di risorse economiche, il pastore metodista Vivian, nigeriano, fonda nel 1996, con l’aiuto della chiesa Valdese, un’associazione di volontariato senza scopo di lucro, il Pellegrino della terra, con l’obbiettivo di liberare dalla schiavitù le ragazze cadute nella rete della criminalità  nigeriana. Nel 2001 il pastore Vivian riceve un riconoscimento da parte della scuola Falcone per l’opera meritoria e difficile da lui compiuta dopo molti anni di lavoro silenzioso. Qualcuno cominciava ad accorgersi che, alle soglie del 21 secolo, nel continente che due secoli prima aveva abolito la schiavitù, questa era ritornata più potente che mai.

A seguito della morte di due giovani ragazze nigeriane, Favour Nike Adekunle e Loveth Edward,  la prima trovata morta nelle campagne di Misilmeri il 21 dicembre 2011 e la seconda trovata morta il 5 febbraio 2012 nel centro di Palermo accanto ai cassonetti dell’immondizia, la società  civile palermitana scende in campo costituendo un coordinamento a cui aderiscono ormai quasi 30 tra associazioni e organizzazioni di vario tipo. Ma soltanto all’incontro con il sindaco Orlando, appena re-insediatosi a Palazzo delle Aquile, la massima Istituzione della città, il primo cittadino accoglie l’invito delle ragazze nigeriane del Pellegrino della terra e del Coordinamento anti-tratta, di scendere in campo per lottare contro le mafie del nuovo millennio.

Nonostante ciò, il messaggio non sembra ancora arrivato. Sono ancora molti i politici, i funzionari pubblici, i giornalisti e i semplici cittadini che considerano il fenomeno annoverabile tra la cronaca di costume o la cronaca tout court.  Le espressioni più ricorrenti per definirlo rimandano al consueto luogo comune del “mestiere più antico del mondo”, alla consueta immagine delle “lucciole” e ad espressioni simili che depistano la coscienza collettiva dalla tragica realtà  della schiavitù che ritorna con metodi e forme consone al nuovo millennio.

Il Pellegrino della terra e il Coordinamento anti-tratta Favour e Loveth sono consapevoli della incomparabile impresa a cui sono chiamati nel lottare contro un nemico estremamente attrezzato e potente, ma sono altrettanto consapevoli che il loro compito primario sia di sollecitare le istituzioni e l’opinione pubblica a scendere in campo contro una mafia fin troppo ignorata o sottovalutata. Per l’opinione pubblica, per i mass media e per buona parte delle Istituzioni la tratta non esiste!

In nome della carta di Roma[i], ci appelliamo al senso di responsabilità  dei mass media perché contribuiscano  con impegno a modificare la percezione di un fenomeno contrabbandato come problema di ordine morale e di decoro pubblico e fraintendendolo con la mera, sia pur complessa, realtà  della prostituzione. Se riusciremo con l’aiuto dei mass media a compiere questa rivoluzione culturale, avremo fatto un grosso passo avanti nella lotta alle nuove mafie.

Vogliamo allora darci e darvi tre obbiettivi:

1. porre in primo piano, di fronte alla percezione dell’opinione pubblica, il problema delle nuove forme  di schiavitù nel 21 secolo in  Europa e in Italia;
2. prendere coscienza della pericolosità delle mafie internazionali emergenti negli ultimi venti anni nel nostro continente;
3. valorizzare la cultura di quelle etnie a cui è stato ingiustamente attribuito il marchio della prostituzione, senza considerare il grande apporto culturale che certamente avrebbero modo di fornire e soprattutto il diritto di esprimere quanto di più autentico e di profondo c’è nelle loro culture.

La carta di Palermo

Da un lato occorre combattere la tratta, facendo in modo che essa da fantasma venga riconosciuta come pericolosa organizzazione criminale. Dall’altro occorre restituire dignità e identità a popoli che rischiano di essere identificati con la prostituzione e la gestione di essa. Certi stereotipi – ragazza di colore=prostituta oppure nigeriana=prostituta - sono incentivati da una superficiale comunicazione giornalistica che, semplificando, si serve di immagini che colpiscono facilmente l’opinione pubblica.

Contro gli stereotipi molto si è detto con la Carta di Roma, ma per costruire una nuova immagine occorrono altri segnali che vadano nel senso opposto. Ecco perché si chiede ai mass media l’impegno a rappresentare quanto di meglio vi sia nelle culture di altri popoli e nel loro linguaggio, valorizzando ad esempio la musica, la danza, il canto, che offrono uno spaccato autentico e genuino della profonda cultura dei popoli.

Con la Carta di Palermo noi chiediamo tre cose:

1. che i mass media si impegnino a fare per un anno una campagna anti-tratta attraverso spot,  messaggi e ogni altro mezzo, attraverso la carta stampata e le televisioni;
2. che nel palinsesto delle TV, a cominciare da RAI3 Regione, ma anche le altre TV locali, si preveda un programma settimanale in cui si mostrino le culture dei vari popoli attraverso i loro canti, le danze e i racconti, che si attivino pagine e resoconti delle culture presenti nella nostra città , in modo particolare quelle che rischiano di essere pregiudicate da stereotipi;
3. che si apra un dialogo proficuo all’interno della società  civile, costituita anche di stranieri, per costruire un percorso di democrazia partecipativa che dia agli stessi soggetti interessati la possibilità di esprimere attraverso i mass media le loro opinioni e anche le loro critiche. Vorremmo che avessero luogo incontri, dibattiti e confronti tra le diverse culture, l’Ordine dei giornalisti e le altre organizzazioni giornalistiche, al fine di contribuire allo sviluppo di una cultura dell’ascolto attivo per superare insieme pregiudizi e stereotipi.

Crediamo che tutto ciò attenga alla deontologia dei giornalisti e all’etica dell’associazionismo per costruire insieme le fondamenta di una nuova democrazia in cui la differenza non costituisca un problema ma una ricchezza. Solo in questo modo la democrazia può diventare il luogo della partecipazione e del dialogo tra soggetti “differenti” che, nel rispetto dei fondamentali diritti umani, esprimano linguaggi e modalità di vita che possano essere recepiti dalla coscienza collettiva come un nuovo modello di umanità che sa convivere nel rispetto della giustizia, della libertà e della dignità della persona.

IL COORDINAMENTO ANTITRATTA FAVOUR E LOVETH nasce nel 2012 dalla comune e spontanea iniziativa di diverse organizzazioni ed enti che operano nel territorio di Palermo e che hanno espresso la volontà di avviare un percorso di rete e contatto volto a tutelare i diritti fondamentali delle giovani donne straniere vittime di tratta legata allo sfruttamento sessuale.

Il coordinamento prende il nome da due giovani vittime, due ragazze di origine nigeriana, Favour Nike Adekunle (uccisa nel dicembre 2011) e Loveth Edward (uccisa nel febbraio 2012). A seguito di questi eventi e in sintonia con i sentimenti di paura e indignazione della comunità nigeriana di Palermo, la società civile è scesa in campo istituendo il Coordinamento, che ad oggi raccoglie quasi 30 tra associazioni e organizzazioni sia locali che nazionali di volontariato e non*.

Gli obiettivi che persegue il coordinamento sono principalmente:

·    costruire un programma di lavoro per avviare percorsi di riflessione, confronto, prevenzione e contrasto del fenomeno della tratta

·   sensibilizzare la cittadinanza sui diritti violati di donne e minori sottoposti a condizione di sfruttamento e tratta, ponendo al centro la dignità e la libertà della persona

·   richiedere giustizia dinanzi alle istituzioni e autorità competenti per i casi di violazione dei diritti fondamentali di donne vittime della tratta.


 Contatto facebook: Coordinamento Favour e Loveth

Segreteria tel: 091/6262694




[i] Carta di Roma

01/01/2007 

Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti.

Il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, condividendo le preoccupazioni dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) circa l’informazione concernente rifugiati, richiedenti asilo, vittime della tratta e migranti, richiamandosi ai dettati deontologici presenti nella Carta dei Doveri del giornalista - con particolare riguardo al dovere fondamentale di rispettare la persona e la sua dignità e di non discriminare nessuno per la razza, la religione, il sesso, le condizioni fisiche e mentali e le opinioni politiche - ed ai princìpi contenuti nelle norme nazionali ed internazionali sul tema; riconfermando la particolare tutela nei confronti dei minori così come stabilito dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia e dai dettati deontologici della Carta di Treviso e del Vademecum aggiuntivo, invitano, in base al criterio deontologico fondamentale ‘del rispetto della verità sostanziale dei fatti osservati’ contenuto nell’articolo 2 della Legge istitutiva dell’Ordine, i giornalisti italiani a:

osservare la massima attenzione nel trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana ed altrove e in particolare a:

a.    Adottare termini giuridicamente appropriati sempre al fine di restituire al lettore ed all’utente la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l’uso di termini impropri;

b.    Evitare la diffusione di informazioni imprecise, sommarie o distorte riguardo a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti. CNOG e FNSI richiamano l’attenzione di tutti i colleghi, e dei responsabili di redazione in particolare, sul danno che può essere arrecato da comportamenti superficiali e non corretti, che possano suscitare allarmi ingiustificati, anche attraverso improprie associazioni di notizie, alle persone oggetto di notizia e servizio; e di riflesso alla credibilità della intera categoria dei giornalisti;

c.   Tutelare i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti che scelgono di parlare con i giornalisti, adottando quelle accortezze in merito all’identità ed all’immagine che non consentano l’identificazione della persona, onde evitare di esporla a ritorsioni contro la stessa e i familiari, tanto da parte di autorità del paese di origine, che di entità non statali o di organizzazioni criminali. Inoltre, va tenuto presente che chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell’esposizione attraverso i media;

d.    Interpellare, quando ciò sia possibile, esperti ed organizzazioni specializzate in materia, per poter fornire al pubblico l’informazione in un contesto chiaro e completo, che guardi anche alle cause dei fenomeni.

IMPEGNI DEI TRE SOGGETTI PROMOTORI

i. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana, in collaborazione con i Consigli regionali dell’Ordine, le Associazioni regionali di Stampa e tutti gli altri organismi promotori della Carta, si propongono di inserire le problematiche relative a richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti tra gli argomenti trattati nelle attività di formazione dei giornalisti, dalle scuole di giornalismo ai seminari per i praticanti. Il CNOG e la FNSI si impegnano altresì a promuovere periodicamente seminari di studio sulla rappresentazione di richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta e migranti nell’informazione, sia stampata che radiofonica e televisiva.

ii. Il CNOG e la FNSI, d’intesa con l’UNHCR, promuovono l’istituzione di un Osservatorio autonomo ed indipendente che, insieme con istituti universitari e di ricerca e con altri possibili soggetti titolari di responsabilità pubbliche e private in materia, monitorizzi periodicamente l’evoluzione del modo di fare informazione su richiedenti asilo, rifugiati, vittime di tratta, migranti e minoranze con lo scopo di:

a)      fornire analisi qualitative e quantitative dell’immagine di richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti nei mezzi d’informazione italiani ad enti di ricerca ed istituti universitari italiani ed europei nonché alle agenzie dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa che si occupano di discriminazione, xenofobia ed intolleranza;

b)      offrire materiale di riflessione e di confronto ai Consigli regionali dell’Ordine dei Giornalisti, ai responsabili ed agli operatori della comunicazione e dell’informazione ed agli esperti del settore sullo stato delle cose e sulle tendenze in atto.

iii. Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana si adopereranno per l’istituzione di premi speciali dedicati all’informazione sui richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime di tratta ed i migranti, sulla scorta della positiva esperienza rappresentata da analoghe iniziative a livello europeo ed internazionale.

Il documento è stato elaborato recependo i suggerimenti dei membri del Comitato scientifico, composto da rappresentanti di: Ministero dell’Interno, Ministero della Solidarietà sociale, UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) / Presidenza del Consiglio – Dipartimento per le Pari Opportunità, Università La Sapienza e Roma III, giornalisti italiani e stranieri.


ALLEGATO: GLOSSARIO

-         Un richiedente asilo è colui che è fuori dal proprio paese e presenta, in un altro stato, domanda di asilo per il riconoscimento dello status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951, o per ottenere altre forme di protezione internazionale. Fino al momento della decisione finale da parte delle autorità competenti, egli è un richiedente asilo ed ha diritto di soggiorno regolare nel paese di destinazione. Il richiedente asilo non è quindi assimilabile al migrante irregolare, anche se può giungere nel paese d’asilo senza documenti d’identità o in maniera irregolare, attraverso i cosiddetti ‘flussi migratori misti’, composti, cioè, sia da migranti irregolari che da potenziali rifugiati.

-         Un rifugiato è colui al quale è stato riconosciuto lo status di rifugiato in base alla Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati, alla quale l’Italia ha aderito insieme ad altri 143 Paesi. Nell’articolo 1 della Convenzione il rifugiato viene definito come una persona che: ‘temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale od opinioni politiche, si trova fuori del paese di cui ha la cittadinanza, e non può o non vuole, a causa di tale timore, avvalersi della protezione di tale paese’. Lo status di rifugiato viene riconosciuto a chi può dimostrare una persecuzione individuale.

-         Un beneficiario di protezione umanitaria è colui che - pur non rientrando nella definizione di ‘rifugiato’ ai sensi della Convenzione del 1951 poiché non sussiste una persecuzione individuale - necessita comunque di una forma di protezione in quanto, in caso di rimpatrio nel paese di origine, sarebbe in serio pericolo a causa di conflitti armati, violenze generalizzate e/o massicce violazioni dei diritti umani. In base alle direttive europee questo tipo di protezione viene definita ‘sussidiaria’. La maggior parte delle persone che sono riconosciute bisognose di protezione in Italia (oltre l’80% nel 2007) riceve un permesso di soggiorno per motivi umanitari anziché lo status di rifugiato.

-         Una vittima della tratta è una persona che, a differenza dei migranti irregolari che si affidano di propria volontà ai trafficanti, non ha mai acconsentito ad essere condotta in un altro paese o, se lo ha fatto, l’aver dato il proprio consenso è stato reso nullo dalle azioni coercitive e/o ingannevoli dei trafficanti o dai maltrattamenti praticati o minacciati ai danni della vittima. Scopo della tratta è ottenere il controllo su di un’altra persona ai fini dello sfruttamento. Per ‘sfruttamento’ s’intendono lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo degli organi.

-         Un migrante/immigrato è colui che sceglie di lasciare volontariamente il proprio paese d’origine per cercare un lavoro e migliori condizioni economiche altrove. Contrariamente al rifugiato può far ritorno a casa in condizioni di sicurezza.

-         Un migrante irregolare, comunemente definito come ‘clandestino’, è colui che a) ha fatto ingresso eludendo i controlli di frontiera; b) è entrato regolarmente nel paese di destinazione, ad esempio con un visto turistico, e vi è rimasto dopo la scadenza del visto d’ingresso (diventando un cosiddetto ‘overstayer’); o c) non ha lasciato il territorio del paese di destinazione a seguito di un provvedimento di allontanamento.


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