www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


domenica 10 novembre 2013

Storia di Robiel, morto annegato, scappato dall’Eritrea con un sacchetto di plastica pieno di sogni

Storia di Robiel, morto annegato, scappato dall’Eritrea con un sacchetto di plastica pieno di sogni
November 9, 2013, di Cornelia I. Toelgyes


8 novembre 2013 - Buongiorno a tutti. Mi chiamo Robiel, anzi, mi chiamavo così. Ora sono morto, annegato, vicino a Calais, in Francia. Vi voglio raccontare la mia storia. Sono nato 25 anni fa in Eritrea. Ho un fratello ed una sorella, io sono il maggiore dei tre.  Mia sorella ha 21 anni; ora vive in Israele. Era stata rapita, l’avevano portata nel Sinai, torturata e tutto il resto. Mamma ha pagato, l’hanno liberata. Ora lei sta bene.  Il mio fratellino, invece, rischia di diventare cieco ad un occhio per via di uno stupido incidente.  E’ anche per questo che ero scappato dall’Eritrea. Volevo aiutarlo, volevo guadagnare un po’ di soldi per poterlo fare operare, oltre che per quel terribile servizio militare.

Insomma me ne sono andato, scappato. Ho messo tutti i miei ricordi in un sacchetto di plastica e sono arrivato in Libia. Lì mi hanno messo in prigione per un po’. Una cosa terribile, ci picchiavano, poco o niente cibo, umiliazioni di tutti generi. Poi, non mi è sembrato vero, mi hanno liberato. Sono corso al primo porto, ho trovato uno scafista. Mi ha detto :”Tieniti pronto, fra qualche giorno si parte”. Ero felice come non mai. Ho iniziato a sognare. Durante la traversata ho conosciuto una ragazza etiope. Ci siamo innamorati. Sì, vi rendete conto, mi sono anche innamorato. Insieme abbiamo fatto tanti progetti mentre ci tenevamo per mano durante quel lungo viaggio in mare.

Un po’ di paura  c’era, ma si divide anche la paura, non solo i sogni.  Poi i centri di accoglienza, che di accoglienza hanno solo il nome. Pazienza.  Il tempo lì non passava mai. Finalmente erano pronti i documenti. Ho chiamato mia cugina che vive al nord. Mi ha accolto insieme alla sua famiglia. La mia ragazza, invece, è andata a Roma, in un altro centro. Ci siamo visti una sola volta nei 5 mesi trascorsi da mia cugina. Ci sentivamo sempre al telefono e insieme si continuava a sognare.corpi dei morti

Un giorno ho deciso di andare in Francia, a trovare degli amici. Mi avevano parlato bene di quel paese. Dopo qualche giorno mi sono spostato a Calais. Di lì potevo andare in Inghilterra, da mio zio, fratello di mamma. Lavora lì da qualche anno. Sì, anche lui era scappato. Il paradiso Eritrea è diventato un inferno. Tutti se ne vanno. Ci sono rimasti solo i vecchi, quelli che avevano combattuto per la libertà. Ora loro e quei pochi giovani rimasti, sono prigionieri nel nostro stesso paese. Vi rendete conto ?

A Calais mi sono tuffato in mare. Era il 9 ottobre scorso, esattamente un mese fa, una brutta sera. Freddo e mare mosso. Mi hanno gettato una corda. Ricordo la disperazione e poi il nulla. Salutate mia mamma. Roberta e Cornelia vi racconteranno il resto della mia storia. So che scopriranno ciò che mi è successo.  Io ho una famiglia, Roberta ed i suoi amici che mi hanno cercato. Molti giovani annegano qui, restano senza nome, la loro tomba è il fondale del mare.  Io sono uno dei tanti, la mia è una storia nella storia, con la differenza che la mia sarà resa pubblica e finalmente il mondo saprà ciò che succede qui.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter @cotoelgyes
(1 – continua)

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Africa Express

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