www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


martedì 8 ottobre 2013

4 ottobre, Palermo: Sangue nostro. Il racconto della giornalista e fotografa © Francesca Romano, 2013

Sangue nostro di Francesca Romano *

Palermo, 4 ottobre 2013

In un pomeriggio afoso di ottobre in via Cavour, a Palermo, davanti alla Prefettura, sta arrivando un gruppo di persone che protesta e racconta cosa c'è dietro le tragedie dei migranti. Un naufragio, ieri, l'ennesimo, a poche miglia dalla costa di Lampedusa, causato da un incendio appiccato per cercare aiuto. Il fuoco è devastante a causa della nafta sparsa in coperta. Muoiono 111 persone, molte sono disperse e 155 sono sopravvissute, di cui solo 6 donne. La maggior parte di loro sono state vittime di violenza durante il viaggio, stuprate e rinchiuse sotto coperta. 

Il gruppo di manifestanti si concentra nel marciapiede di fronte la Prefettura, attraversiamo la strada e una giovane donna prende la parola, urla le sue ragioni sul naufragio di Lampedusa con un piccolissimo megafono, due occhi azzurri penetranti e una voce cristallina e convincente, è Alessandra Sciurba, precaria all'università di Palermo, ricercatrice in Filosofia del Diritto e attivista in un centro sociale, il Laboratorio Zeta. Lei li vede ogni giorno i migranti, fanno parte della sua vita, sono anche tra i suoi amici. Accusa con competenza i governi che fanno leggi sulle migrazioni che sono la diretta causa di queste tragedie.

© Francesca Romano, 2013
Incontro un altra donna che insegna l'italiano agli stranieri all'Università di Palermo. Si chiama Tindara Ignazzitto e ha la forza di accogliere in sé le istanze di molti, mi parla del “Coordinamento Anti tratta Favour e Loveth“, intitolato a due migranti uccise a Palermo, vittime della tratta delle schiave. Tindara puntualizza il fatto che i giornali le hanno appellate "prostitute", come se avessero scelto di farlo. Succede molto spesso che queste donne siano costrette a prostituirsi per pagare i debiti del viaggio. E qui si muore anche così, miseria, prostituzione, violenza, schiavitù a Palermo. Cambiamo le parole, quindi, afferma Tindara, sono donne "prostituite", non hanno avuto altra scelta.

Gira con la sua canottiera rossa e lo zaino in spalla Nino Rocca, pensionato, da anni volontario nel "Coordinamento anti tratta" e racconta la storia di Elizabeth e del compagno che scappano dalla Liberia durante la guerra civile del 2005, si aggregano a una carovana di persone che vanno verso l'Italia. Vicino alle coste la barca affonda e molti perdono la vita. Elizabeth è incinta, sopravvive e col suo compagno arriva ad Agrigento, partorisce la sua bambina arrivata a Palermo e poco dopo il compagno la lascia sola. La sua vita prosegue, assistita dai volontari dei centri sociali.

I migranti sono il sangue della nostra terra ormai, “Sangue Nostrum", scritto sul lenzuolo della protesta.

© Francesca Romano, 2013
http://www.francescaromano.it/sangue-nostrum/

* Francesca Romano è giornalista grafica, si occupa di progettazione grafica e impaginazione e fa parte dello staff creativo di due testate: F e Natural Style.

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