www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


giovedì 3 gennaio 2013

Anno nuovo, linguaggio vecchio: la stampa continua ad ignorare le buone pratiche da adottare quando si fa riferimento alle vittime della tratta


Messaggio diffuso da Nino Rocca, componente del Coordinamento antitratta "Favour e Loveth" ad Agnese Ciulla, Assessore palermitano alla Cittadinanza Sociale: 

Cara Agnese,

Rivolgendomi a te in qualità di Assessore alle Pari opportunità e alle pari dignità del Comune di Palermo, esprimo la mia indignazione riguardo al linguaggio che i media e la stampa continuano ad utilizzare quando si riferiscono e riferiscono fatti collegati alla tratta e alle sue vittime. Non può più essere tollerato che si continuino a diffondere sulla stampa titoli come quello apparso oggi, 3 gennaio 2013, su Repubblica Palermo, che riporta la notizia del suicidio in carcere di Giuseppe Rizzo, accusato dell'omicidio di Favour Nike Adekunle, e che si riferisce a Favour come "prostituta" e non come "vittima della tratta" come è realmente stata.

Insieme a Loveth Edward, la seconda donna nigeriana trovata uccisa nel febbraio 2012 a Palermo, Favour è diventata simbolo del riscatto della dignità e della libertà delle donne vittime di  tratta. Esse sono state recentemente insignite della cittadinanza italiana da parte del Sindaco Leoluca Orlando e del Comune di Palermo. A loro è intitolato inoltre il Coordinamento antitratta "Favour e Loveth" costituitosi dopo la loro morte e che da allora opera e si adopera per contrastare, anche sul piano del linguaggio e delle sub-culture che dai linguaggi scaturiscono, il fenomeno di cui esse sono state vittime.

Non possiamo tollerare ancora questo insulto alle vittime per le quali ci stiamo battendo. Occorre una reazione esemplare.

Nino Rocca per il "Coordinamento Antitratta Favour e Loveth"

Il messaggio è stato inviato anche a Giusto Catania, Assessore alla Migrazione e alla Comunicazione, e a Barbara Evola, Assessore ai Servizi Educativi.

Favour e Loveth: vittime di tratta




"Una vittima della tratta è una persona che, a differenza dei migranti irregolari che si affidano di propria volontà ai trafficanti, non ha mai acconsentito ad essere condotta in un altro paese o, se lo ha fatto, l’aver dato il proprio consenso è stato reso nullo dalle azioni coercitive e/o ingannevoli dei trafficanti o dai maltrattamenti praticati o minacciati ai danni della vittima. Scopo della tratta è ottenere il controllo su di un’altra persona ai fini dello sfruttamento. Per ‘sfruttamento’ s’intendono lo sfruttamento della prostituzione o altre forme di sfruttamento sessuale, il lavoro forzato, la schiavitù o pratiche analoghe, l’asservimento o il prelievo degli organi." Tratto dalla Carta di Roma, Protocollo deontologico concernente richiedenti asilo, rifugiati, vittime della tratta e migranti, che il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e la Federazione Nazionale della Stampa Italiana invitano i giornalisti italiani ad osservare "nel trattamento delle informazioni concernenti i richiedenti asilo, i rifugiati, le vittime della tratta ed i migranti nel territorio della Repubblica Italiana ed altrove".



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