www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


domenica 21 ottobre 2012

Palermo: Campo nomadi palermitano. Una lenta agonia di Giulia Veca


Il 21 giugno scorso, esattamente quattro mesi fa, i neo eletti assessori della giunta Orlando – Barbera, Catania, Ciulla, Evola – incontravano alcuni abitanti del campo nomadi palermitano nei locali del Circolo Didattico De Gasperi, una scuola che prima e meglio delle altre ha saputo offrire accoglienza ai piccoli rom costretti a vivere, a pochi metri di distanza, in baracche di lamiera indegne di qualunque paese civile.
L’incontro, fortemente voluto da entrambe le parti, doveva chiarire reciproci intenti e punti di vista su temi complessi ma ineludibili: la mancanza di lavoro, la difficoltà di accesso agli alloggi popolari, le spaventose condizioni igieniche del campo della Favorita, la povertà in cui da decenni versa la comunità rom.
Nonostante le premesse molto chiare (le casse del comune sono vuote, le graduatorie per le case popolari sono infinite), sembrava possibile realizzare una collaborazione proficua tra i rom e il nuovo volto delle istituzioni. Gli stessi assessori facevano della discontinuità rispetto alla precedente amministrazione un motivo di vanto, sottolineando con forza il carattere innovativo della loro azione politica.
A distanza di quattro mesi da quella riunione, la situazione del campo nomadi e dei suoi abitanti è sempre più sconfortante. 
Mentre passeggio tra i rifiuti e scanso le pozzanghere ripenso all’ipotesi avanzata allora dall’assessore Barbera: creare un orto al campo nomadi, gestito dagli stessi abitanti. Risuona nella mia mente la risata di Marijan – 15 anni, un carattere esuberante – seduto accanto a me durante l’incontro. Un orto dove non esiste neanche l’acqua. Un orto in un pezzo di terra brullo, saturo di rifiuti, molti dei quali tossici. “Mangav songiorno!” aveva risposto Marijan a voce alta: “voglio il permesso di soggiorno!”. Altro che orto.
Probabilmente l’assessore Barbera e i suoi colleghi non hanno mai messo piede in questo luogo; eppure avevano promesso di farlo. 
Dopo i lavori di pulizia compiuti a luglio, la spazzatura ha sommerso nuovamente i pochi abitanti che ancora resistono. È ciò che accade quando si elimina l’effetto e non la causa. 
Ma la sporcizia è solo il più visibile dei problemi. Negli ultimi mesi vanno a braccetto con lei la violenza, la paura e la giustizia “fai da te”: liti selvagge per motivi banali, minacce, raid punitivi, vendette, scritte offensive sulle baracche dei “nemici” e – una cosa che mai avevo visto in tanti anni – reciproche denunce alle forze dell’ordine, con racconti che si riempiono ogni volta di nuovi dettagli, come in un triste telefono senza fili.
Di tutto questo non accuso l’attuale amministrazione; un simile degrado morale e materiale è il risultato di una lunga segregazione, di un abbandono ventennale, di un abbrutimento e di una frustrazione che hanno origini lontane.
Non accuso, ma mi chiedo quando finirà e se qualcosa cambierà. Probabilmente no. Toccherà alle famiglie, giunte ai minimi termini, andar via, sottrarre i bambini alla loro scuola, cercare una vita più dignitosa altrove. A noi, invece, toccherà assistere alla loro lenta agonia senza poter fare nulla.
Sono quasi le sette, inizio a sentire freddo. Prima di uscire dal campo passo da casa di Fatima.
Quest’anno frequenta la prima media e il corredo scolastico è abbastanza costoso. Chiacchieriamo un po’, poi le chiedo se ha bisogno di qualcosa. Mi rassicura: preside e professori hanno provveduto a tutto. Manca solo uno strano oggetto di cui non ricorda il nome. Fruga dentro un armadio zoppo, trova lo zaino, tira fuori il diario e legge: “un goliometro”. È così compita che non ho alcuna voglia di correggerla. Le sorrido, l’abbraccio.
“Va bene, Fatimina, al goliometro ci penso io”.

Fonte: Rompere i pregiudizi > Gruppo Facebook

Nella foto Fatima del Castillo con alcuni bambini del campo di Palermo.
Un omaggio alla maestra Fatima che si è sempre spesa affinché
i bambini del campo palermitano potessero studiare come gli altri:
" I bambini? Hanno uguali diritti, a ogni latitudine."
amava dire...
Non dimentichiamolo e non dimentichiamola.
Tindara Ignazzitto



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