www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


venerdì 27 aprile 2012

Appello per la costituzione di un Comitato in difesa dei valori universitari, dell’autonomia istituzionale, delle libertà accademiche e in sostegno alla Faculté des Lettres, des Arts et des Humanités di Manouba, Tunisia

Non possiamo e non vogliamo rimanere in silenzio:

LA LOTTA PER LA LIBERTÀ IN TUNISIA È ANCHE NOSTRA!
Tutte e tutti abbiamo salutato con soddisfazione e speranza la rivoluzione in Tunisia. Abbiamo gioito e ci siamo emozionati vedendo la forza delle mobilitazioni con cui migliaia di donne e uomini chiedevano libertà e giustizia sociale. Ciò che sembrava impossibile è diventato possibile: e il regime di Ben Ali è crollato.
Ora la Tunisia si trova di fronte alla sfida di rendere realtà sociale ciò che abbiamo letto nelle migliaia di cartelli che popolavano le manifestazioni: libertà, democrazia, laicità, uguaglianza di diritti, lavoro, tolleranza, pace, pluralismo.
Tuttavia, c'è chi vuole far regredire il paese. C'è chi vuole imporre nuove forme di totalitarismo, contrabbandate tramite discorsi religiosi oscurantisti e retrogradi.
Ormai non si possono più considerare semplici "episodi" le quotidiane aggressioni alla libertà di scelta delle donne o alla libertà di espressione. Non possiamo rimanere a guardare: le donne e gli uomini tunisini che nell'ultimo mese stanno manifestando perché non sia affossato lo spirito della rivoluzione ci chiedono di fare di più!
È quanto emerge da diverse prese di posizione della società civile tunisina, e in particolare dall'appello lanciato da esponenti del mondo accademico, intellettuali ed esponenti della società civile per la costituzione di un Comitato in difesa dei valori universitari, dell'autonomia istituzionale, delle libertà accademiche e in sostegno alla Faculté des Lettres, des Arts et des Humanités di Manouba.
Loro denunciano che dall'inizio dell'anno accademico 2011-2012, alcuni studenti "salafiti", sostenuti dai partiti islamici organizzati, hanno attaccato diversi istituti universitari con la pretesa di imporre l'utilizzo del velo integrale (niqab) durante lo svolgimento delle lezioni e degli esami e contestando i programmi stabiliti dai dipartimenti o dai consigli scientifici. Incidenti di questo tipo hanno avuto luogo in altri istituti.
Le rivendicazioni, le azioni e le motivazioni di questi gruppi stanno seminando il terrore in seno alla comunità universitaria per la pretestuosità dei loro contenuti. Perché esigere l'apertura di sale di culto all'interno delle università quando queste sono già disponibili in città? Perché non rispettare la decisione del consiglio scientifico de la facoltà di Manouba che ha ritenuto illegittimo l'utilizzo del velo integrale nelle aule universitarie e durante lo svolgimento degli esami? Altri istituti universitari hanno deliberato nello stesso modo, ma soprattutto questa decisione risponde, non ad un'imposizione ma ad una prassi sociale "sul vestiario" consolidata negli ambiti universitari, e non solo.
Di fronte a queste gravi aggressioni la reazione del governo tunisino è stata quella di non intervenire non garantendo né lo svolgimento delle lezioni, né la sicurezza di studenti e insegnanti.
Crediamo sia fondamentale sostenere questa battaglia per l'autonomia istituzionale e per la libertà accademica e di insegnamento. Ma soprattutto crediamo che questa battaglia, come dice bene l'appello delle e degli esponenti tunisini, non si limita solo a questi aspetti, ma è quella di una società civile che ha avuto la forza di liberarsi da una dittatura e che non vuole che ne arrivi un'altra!
Il nostro sostegno nasce dalla consapevolezza del fatto che la battaglia che la società civile tunisina sta conducendo per il rispetto della diversità, per l'uguaglianza dei diritti, per la libertà di scelta, di opinione, di culto delle donne e degli uomini è tutt'uno con la lotta che stiamo conducendo anche in Italia contro il razzismo, la discriminazione e la disuguaglianza dei diritti.
Difendendo le loro rivoluzioni le donne e gli uomini del Maghreb e Mashreq, stanno ribadendo il loro NO ad autoritarismi e integralismi. Insieme a loro, in primis insieme alle nostre sorelle e fratelli tunisini, vogliamo affermare che gli ideali che ci accomunano sono quelli della libertà, dei diritti, del rispetto della diversità, della costruzione di un mondo migliore.
Facciamo quindi appello alle e agli esponenti del mondo accademico italiano, alle e agli esponenti del mondo della politica, del sociale e della cultura a sottoscrivere questo appello, a diffonderlo, a sviluppare iniziative che abbiano come obiettivo il sostegno a questa importante battaglia per la libertà di tutte e tutti.

Tiziana Dal Pra (Ass. Trama di terre)
Edda Pando (Ass. Arci Todo Cambia)
Primi firmatari: Giuliana Sgrena (Giornalista), Sara Ben Guiza (ex capo lista del Polo Democratico Modernista Italia), Assunta Sarlo (Usciamo dal Silenzio), Olfa Bach Baobab (Ass. Mosaico Interculturale), Annamaria Rivera (Antropologa - Università di Bari), Medhin Paolos (Rete G2),  Kossi A. Komla-Ebri (Scrittore), Lea Melandri (Libera Università delle Donne), Randa Ghazy (Giornalista e Autrice), Giulio Cavalli (Consigliere Regionale SEL), Maryan Ismail (Adir), Nicoletta Pirotta (IFE – Italia), Ibironke Adarabiyoio (Adir), Tahar Lamri (scrittore), Barbara Romagnoli (giornalista), Francesca Koch (Casa internazionale delle donne), Cecilia Sirtori (Adir), Zahra Alasso (Adir), Kedest Mekonnen (Adir), Raffaella Chiodo, Daniele Barbieri (Giornalista), Paolo Buffoni (Ass. Università Migrante)



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