www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


martedì 24 aprile 2012

23 aprile, Trapani: Campagna "LasciateCIEntrare" davanti al CIE Serraino Vulpitta di Trapani

lunedì 23 aprile 2012

LasciateCIEntrare – 23 aprile davanti al Serraino Vulpitta, CIE* di Trapani

Ci siamo incontrati stamattina alle 10.30 con diversi rappresentanti di associazioni per la campagna nazionale „LasciateCIEntrare“. Abbiamo saputo che la prefettura di Trapani al momento non sta rilasciando le autorizzazioni per la visita dei giornalisti. Il rifiuto non arriva per iscritto ma nei lunghi tempi di attesa per chi ha fatto richiesta. Siccome non si può entrare per parlare con i migranti detenuti, loro si affacciano alle finestre e parlano con noi. Denunciano l'isolamento in cui sono finiti. Braccia e mani sono le uniche parti dei loro corpi che riescono a passare il ferro mostrandoci i segni e le cicatrici dei tagli autoinflitti per protesta. Gridano „aiuto, libertà, vogliamo vivere, siamo trattati come animali, la gente non lo fa più“.
È infatti si parla di atti di autolesionismo e tentativi di suicidio. Un ragazzo, così ci raccontano poi al telefono, poco fa ha cercato di impiccarsi con le lenzuola. Vediamo un raggazzo con la benda al polso, tagli con le lamette... 
 
Continuano anche i tentativi di fuga, un migrante è stato beccato dalla polizia e, così ci raccontano i compagni al telefono, è stato massacrato di botte. Gli hanno rotto un dito ed un braccio. „Non ci sono avvocati, nessuno si occupa di noi, voi siete i primi che si interessano! È una vergogna!“ Quasi tutti dicono di non aver mai visto un giudice per la convalida della detenzione.

Vengono dalla Tunisia, Albania, Colombia, Ghana, Algeria ed sicuramente qualche altro paese. Alcuni di loro si trovano al Vulpitta da sette, otto mesi, spesso spostati da altri CIE a Trapani. Sono stati prima a Bari, Roma, Torino, ci dicono.
Sono più di 50 con una capienza di 43 posti. „Dormiamo a terra, senza materessi, tutto è sporco. Un bagno per 20 persone, non mi sono fatta la doccia da settimane perché è tutto così sporco. Il cibo fa schifo, abbiamo fame“, ci raccontano. I poliziotti hanno tolto i cellulari ad alcuni e hanno rotto le macchine fotografiche o la funzione foto del cellulare. Alcuni si trovano qui dentro da ben otto mesi, hanno fatto anche lo sciopero della fame.

Ci sono pure due minori, uno di loro ha 17 anni, ci dicono. Assolutamente illegale.
Vogliono parlare con gli avvocati, ma nessuno comunica aloro che possono chiamare un avvocato. Nessuna informazione, nessuna convalida, nessun diritto.

Tutto questo avviene sotto gli occhi divertiti di agenti ed operatori, „ci ridono, ci provocano. Abbiamo paura degli abusi della polizia.“ Vengono picchiati, retate di notte con i manganelli, e anche stanotte, dopo aver parlato con noi, temono il peggio. 
 
 
 

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