www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


mercoledì 7 marzo 2012

Il nostro 8 marzo per Martine Abessolo, Estelle Abena Belinga e Léonie Doula

Domani, 8 marzo 2012, non sarà una giornata di festa.
 
La giornata internazionale della donna è l’occasione, ancora una volta, per constatare quanto siano arretrati, in questi ultimi anni, i diritti delle donne siano arretrati, insieme ai diritti di intersessuali e trans.

Le donne italiane ancora oggi  sono vittime di discriminazioni e forma di violenza. In Italia è emergenza per gli omicidi di donne compiuti da compagni, mariti, amanti, familiari.

Nel nostro paese impera la rappresentazione della donna quale oggetto sessuale, una rappresentazione vincolata agli stereotipi circa i ruoli e le responsabilità dell’uomo e della donna nella famiglia e nella società. Il numero delle donne parlamentari è tra i più bassi in Europa e nel mondo,  le donne sono scarsamente presenti nei posti dirigenziali pubblici e privati, guadagnano meno e restano più a lungo disoccupate. La crisi economica e il definanziamento del welfare e la mancanza di asili nido pesano in primo luogo sulle donne.

L’Italia  non ha ancora ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa siglata ad Istanbul l’11 maggio del 2011, che mira a proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.

Come associazione per la promozione dei diritti delle persone LGBT (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Trans), non possiamo non evidenziare come ci sia in Italia e nel mondo un’emergenza discriminazione per le lesbiche, che scontano il doppio stigma: di genere e di orientamento sessuale.

Il nostro 8 marzo sarà dedicato a tre donne:  Martine Abessolo, Estelle Abena Belinga e Léonie Doula.
 
Martine, Estelle e Léonie verranno processate proprio l’8 marzo a Ambam, in Camerun, per omosessualità. Tre giovani donne sotto i trent’anni, che secondo l’articolo 374 bis del codice penale rischiano fino a 5 anni di carcere non per aver commesso un crimine, ma perché si innamorano di altre donne. Una di loro è sposata, e se riconosciuta colpevole sarebbe anche obbligata a divorziare a proprie spese e a non vedere mai più i propri figli.
 
Martine, Estelle e Léonie sono difese da Me Alice Nkom, presidente de l’Association de défense de l’homosexualité (Adefho), che rileva come l’art. 374 bis sia “illegale, irregolare e viola i diritti fondamentali e di libertà degli accusati”.

Gli arresti per omosessualità si sono moltiplicati negli ultimi mesi in Camerun, e a Douala, la capitale economica del Paese, si segnalano numerosi casi in cui donne giovanissime vengono espulse da scuola perché sospettate di essere lesbiche. Poco più di un anno e mezzo fa, la Chiesa Cattolica del Camerun ha minacciato di organizzare una grande marcia per impedire al Parlamento di ratificare il protocollo di Maputo sui diritti della donna africana, che difendendo il diritto di scelta in materia di sessualità avrebbe incoraggiato l’omosessualità (!)

Domani la nostra associazione non festeggerà, perché troviamo che non ci sia nulla da festeggiare. 

Aspetteremo l’esito dell’udienza, per Martine, Estelle e Léonie, sperando in un domani migliore per le donne africane e un domani di libertà per le lesbiche di tutto il mondo.


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