www.tprf.org: La tua arma segreta (words by Prem Rawat)

Pledge to Peace - Dichiarazione di Bruxelles - 28 novembre 2011



Discorso di Prem Rawat alla Settimana della Pace e della Solidarietà di Mazara del Vallo - 27 maggio 2011 - Video


"Determination, understanding and clarity have to be the fundamental foundations on which peace will be built."


"Not exclusion, but inclusion."


"The day our measurements are based on our similarities and not our differences is the day we will begin to lay the foundation for peace in this world."
Prem Rawat
Watch A message of Peace by Prem Rawat

Il Peace Education Program (PEP) ha lo scopo di aiutare i partecipanti a scoprire le risorse interiori che sono loro proprie, strumenti innati per vivere, come la forza interiore, la capacità di scelta e la speranza, esplorando anche la possibilità della pace personale.
Si tratta di un programma educativo nuovo, con un piano di studi che consiste in 10 video, ciascuno incentrato su un argomento specifico, presentato e facilitato da volontari. Questi seminari, adattabili e interattivi, sono non religiosi e non settari. Il contenuto di ciascun argomento si basa su brani tratti da discorsi pronunciati da Prem Rawat in tutto il mondo.
Presentazione del PEP (in italiano)

"Uno degli aspetti meravigliosi del ridere, della felicità, della gioia e della pace, è che sono cose contagiose. Diffondete questo sentimento contagioso di pace, il bisogno di pace, in questo mondo. È di questo che abbiamo bisogno nella nostra vita. La pace è una necessità, non è un lusso." Prem Rawat


venerdì 17 febbraio 2012

1° marzo 2012: è iniziata la mobilitazione nazionale che porterà il 1 marzo allo "sciopero dei migranti"

"Il Primo Marzo a Palermo
comincia con il ricordo di
Favour e Loveth."
Tindara Ignazzitto
Fiaccolata a Palermo 
il 16 febbraio 2012
(Foto di Sergio Di Vita)
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Di seguito un articolo sul Primo Marzo pubblicato su Il Manifesto

L’iniziativa era partita dalla Francia, e loro riportavano in Italia un sentire che non partiva dalla politica ma che la politica investiva: quello di vivere, con le proprie esperienze quotidiane, i propri sentimenti, la propria vita, in una realtà “meticcia”. Sui posti di lavoro, a casa, a scuola, nelle strade, nei luoghi di evasione e infine anche in quelli di impegno politico. La provocazione dello “sciopero” – a cui pure un giorno sarebbe bello arrivare, ma che come “applicazione pratica” trova da sempre grandi obiezioni nelle stesse rappresentanze sindacali, a partire da principi giusti (i lavoratori stranieri sono come tutti gli altri, non va creata né rivendicata differenza sui posti di lavoro), ma infine  anche “conservatori”, palle al piede che impediscono di osare quel salto in più, che invece sarebbe necessario – non è mai stata messa effettivamente in campo.

Il 1 marzo è diventato un giorno di presenza, di voce, ma anche – sempre di più  nonostante siano sparite le vaste eco che hanno accompagnato il primo anno – la capacità di fare un punto politico. Non è un caso che sarà il 1 marzo la giornata in cui si dirà che va tolta la “patente al razzismo”, con un richiamo esplicito alla riforma della “patente a punti” in salsa maroniana. Uno scandalo vero: la visione distorta, punitiva e maccheronica dei rapporti tra lo Stato e i migranti fatta legge. Ma è anche una giornata che sopravvive, nonostante tutto, con l’intento di offrire un occasione per riconoscersi. E’ bello che l’appello, che copio qui sotto, inviti tutti a indossare sin da subito un nastro giallo o qualcosa di simile. Facciamolo.

VIA LA PATENTE AL RAZZISMO: I PUNTI SONO FINITI

Il primo marzo del 2010 e 2011 in decine di città italiane lavoratori migranti e italiani hanno scioperato assieme contro il razzismo istituzionale della legge Bossi-Fini avviando così un protagonismo diretto sui temi politici nodali per la nostra società, dimostrando come si possa lottare insieme per i diritti di tutti.

Il razzismo non è solo un fenomeno culturale, ma si appoggia su leggi e provvedimenti amministrativi che considerano i migranti come braccia da sfruttare o nemici da combattere: uno stato di cose che produce gerarchie e clandestinità.

La condizione migrante, infatti, non è separata da quella italiana, ma con la sua specificità mostra tendenze e dinamiche che coinvolgono tutti, in particolare sul terreno del lavoro. Ma al contempo è diversa perché solo per i migranti precarietà e crisi economica possono portare a una detenzione amministrativa che mette a rischio il permesso di soggiorno e le scelte di vita relative a un processo migratorio costruito in anni di lavoro, impegno, rimessa in discussione dei propri parametri culturali e modi di vita.

Nella crisi economica e di fronte a leggi che producono razzismo e divisioni, vogliamo rilanciare un movimento che porti a cambiare questo stato di cose. Così, anche quest’anno per il primo Marzo, richiamiamo a una mobilitazione diffusa su tutto il territorio nazionale nello spirito della Carta dei Migranti approvata a Gorée (Senegal), sulla base di principi condivisi che difendono la libera circolazione delle persone e l’esercizio di una piena cittadinanza fondata sulla residenza e non sulla nazionalità. In tal senso intendiamo avviare un percorso che non si esaurisca nella data del primo marzo, ma unisca le persone in un filo giallo sovranazionale, cancellando le frontiere culturali che ancora ci limitano. Ciò è ancora più importante in Italia dopo i pogrom di Rom come quello di Torino e l’omicidio razzista a Firenze di Samb Modou e Diop Mor, che ha visto una grande reazione il 17 dicembre.

·     Per l’abrogazione della legge Bossi-Fini, la cancellazione del contratto di soggiorno per lavoro e la chiusura di tutti i CIE in Italia e in Europa;

·     Per la cittadinanza immediata ai bambini nati in Italia;

·     No al permesso a punti e a nuove tasse sul rinnovo del permesso di soggiorno;

·     Per una regolarizzazione generale di chi non ha un permesso di soggiorno, senza truffe e senza produrre altre gerarchie, per il riconoscimento di fatto del diritto d’asilo senza ritardi, lungaggini e discrezionalità;

·     Contro la precarietà, e per un welfare non basato sullo sfruttamento e l’esclusione di alcuni;

·     Per costruire insieme uno sciopero di tipo nuovo ancora più grande, capace di unire e cambiare questo stato di cose.


Per informazioni a stampa, radio e tv

Telefono ufficio stampa: 342 7265787

Per interviste, inviare e-mail di richiesta all’ufficio stampa
poi chiamare: 366 5044328


Gruppo nazionale su Facebook 


Modalità di piazza:

Il colore di riferimento di Primo marzo è tradizionalmente il giallo, scelto per la sua neutralità politica e perché è considerato il colore del cambiamento.

Ogni piazza italiana, a seconda delle modalità scelte dai gruppi locali, sarà riempita di foulard, spille, nastri, palloncini gialli e le bandiere per chi è costretto al lavoro in casa, come badanti o collaboratrici domestiche. Sono inoltre previsti eventi a tema, interventi di migranti e flash-mob in cui simbolicamente si taglierà un lungo nastro giallo indicando così la rottura dei confini e l’abbattimento delle frontiere. Nelle scuole s’invitano i ragazzi ad indossare indumenti gialli.

Vi invitiamo, quindi, a usare già da oggi un braccialettino o un nastrino di questo colore come segno di riconoscimento.


In molte città italiane sono attivi comitati locali che lanceranno a breve i numerosi eventi sul territorio.

E’ il terzo anno che una variegata realtà di persone – singole, associazioni, coordinamenti, uomini, donne, grandi, piccole – danno vita a questa giornata. Che è stata un po’ un’anomalia nel panorama dell’antirazzismo italiano – da cui ha avuto sicuramente l’appoggio – però si è contraddistinta per modalità e parole nuove. Le donne che iniziarono tre anni fa a parlare – a partire da Facebook – della possiblità di indire un giorno di sciopero dei migranti in Italia erano un gruppo di amiche italiane e straniere.
Per info e contatti con il gruppo di Palermo
primomarzo2010palermo@gmail.com  3397458087



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